La cruda fotografia scattata dall'ISTAT nel 2011 ci ricorda che:
Il nostro è un Paese in cui fra il 2008 e il 2009, circa 800.000 donne hanno dichiarato di essere state licenziate o messe in condizione di doversi dimettere nel corso della loro vita professionale, in seguito alla nascita di un figlio.
Il nostro è un Paese dove 7 milioni di donne non hanno un lavoro retribuito, il tasso di occupazione femminile è appena il 46%, contro una media europea del 58%. Con ben 12 punti di scarto, l'Italia occupa il penultimo posto nell'Europa a 27.
Il nostro è un Paese dove le donne sono più precarie degli uomini: il 14,3%, delle lavoratrici ha un contratto atipico contro il 9. 31%, dei colleghi uomini.
Il nostro è un Paese dove le donne sono più disoccupate degli uomini, ma anche dove una donna su quattro tra i 15 e i 29 anni è inattiva. Questo significa che non solo non ha un lavoro retribuito, ma che neppure più lo cerca, né sta studiando o seguendo percorsi di formazione. Queste giovani donne hanno semplicemente rinunciato, in molti casi esasperate dalle difficoltà: questo fenomeno è ancora più grave al Sud.
.. . Le donne in questo Paese non sono solo soffocate da una drammatica emergenza sociale. Sono oggetto di una vera e propria emergenza antropologica: ciò che viene a mancare è l'autodeterminazione delle donne nelle diverse sfere della vita. Il lavoro o la sua assenza nella nostra società sembrano costituire, ancor più per le donne che per gli uomini, il discrimine tra una vita libera e dignitosa e una vita di povertà, emarginazione e subordinazione.
Dalla relazione di apertura dell'incontro nazionale Vite, lavoro. non lavoro delle donne".
Bologna, 3 e 4 marzo 2012
(da Mosaico di pace, marzo 2012)