martedì 17 aprile 2012

LA LEGA NON HA MAI COMBATTUTO LE MAFIE, PENSAVA ALLE RONDE...

  Aveva già scritto tutto due anni fa sulla ramificazione delle mafie al Nord, Enzo Ciconte, nel libro 'Ndrangheta padana, edito da Rubettino nel 2010 (disponibile anche in e-book). Ciconte è un esperto del fenomeno, docente di Storia della criminalità organizzata all'Università di Roma Tre, ex consulente della commissione parlamentare Antimafia, ex deputato.

Lei nel libro parla in modo dettagliato della presenza, anche consolidata, della 'ndrangheta al Nord. Un fenomeno che la lega ha negato?

«Sì, la Lega ha fatto tanta propaganda per mandare via i soggiornanti obbligati, contro i clandestini, gli extracomunitari irregolari, senza guardare che la 'ndrangheta, con modalità e funzioni nuove, le valigette piene di soldi, in giacca e cravatta e non più con i soggiornanti obbligati stava occupando il territorio dove la Lega comandava. Negli stessi comuni dove c'è la Lega, c'è la 'ndrangheta».

In quali territori in particolare?

«Soprattutto la Lombardia e il Piemonte, sono piene di 'ndranghetisti. Quindi c'è stata una incapacità del Carroccio di leggere quello che stava avvenendo nel proprio territorio, e ora, se venissero accertati rapporti tra l'amministratore della Lega e la 'ndrangheta, farebbero sempre parte di quel sistema lì». 

In questo caso, se venisse confermato il legame, non sarebbe solo una inconsapevolezza della lega su un fenomeno che si stava allargando...

«Ci sarebbe una compromissione. Siamo ormai a un livello superiore, ma è stato possibile perché i leghisti hanno dato della mafia e della 'ndrangheta un'immagine truculenta: quelli con la coppola e la lupara, i soggiornanti obbligati che venivano mandati via dalla Calabria o dalla Sicilia e sparpagliati in tutta Italia, così la mafia si è insediata ovunque. Una realtà denunciata da Pio La Torre nel 1978, e combattuta da lui e da tutti i sindaci della Dc, del Pci. I leghisti allora non c'erano, poi si sono lanciati in battaglie di retroguardia, sulle ronde, sull'immigrazione clandestina».

Perché di retroguardia?

«Pensavano che la mafia fosse criminalità e basta, invece era altro: investimenti, soldi, finanza, occupazione del territorio, rapporti con il mondo della politica. Tutto questo la Lega non l'ha mai visto, si arrabbi pure con me, ma è così».

O non l'ha voluto vedere?

«L'una e l'altra cosa, alcuni non l'hanno visto, altri non l'hanno voluto vedere. Si sono concentrati su fatti inesistenti: i clandestini, le ronde, il soggiorno obbligato, che è superato da quindici anni. La 'ndrangheta è un' altra cosa, è un sistema di potere, è finanza, è corruzione, è imposizione del pizzo, è usura, ma queste battaglie la Lega non le ha mai fatte».

Però ora si ritrovano contaminati, si deve anche accertare se davvero il tesoriere dirottasse i soldi sulla famiglia di Bossi.

«Eh sì, ma la questione della famiglia Bossi non c'entra niente con ciò di cui stiamo parlando, almeno per ora».

Maroni ministro dell'Interno pretese di rispondere a Saviano quando denunciò l'infiltrazione della 'ndrangheta al Nord a «Vieni via con me».

«Saviano ha preso quei dati dal mio libro, mi hanno anche chiamato per sapere alcune cose, poi hanno citato dei giornalisti ma non il mio libro. Non fa piacere...».

(Natalia Lombardo, L’Unità, 4 aprile)