lunedì 9 aprile 2012

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Una delle solite ingenuità di Vittorio Messori
Su "Sette"( Corriere della Sera del 5 aprile), riguardo alla fede che oggi incontra gravi difficoltà nel mondo occidentale, Vittorio Messori scrive: «Vi sono segni, però, che fanno pensare: alla decrescita, talvolta al crollo, della pratica almeno domenicale e delle vocazioni religiose, fa riscontro una sorta di boom delle frequenze ai santuari, siano mariani o di santi come padre Pio. Spesso coloro che non si vedono più a Messa, li si incontra inginocchiati a Lourdes, a Medjugorje, a Fatima...». Li ha visti lui, il simpatico Messori: milioni di fedeli prima nelle chiese e poi inginocchiati nei santuari. Ma se anche fosse vero, se si trattasse delle stesse persone, non è per niente un buon segno. Scrive, infatti, giustamente, Vito Mancuso: «A chi intende conciliare l'amore per il cielo con l'amore per la terra, non servono né interessano i miracoli: non parliamo neppure d'apparizioni, messaggi segreti, statuette che piangono, case che volano, ecc. Questa mentalità del miracolo (e dello straordinario) fa molto male all'autentica spiritualità, e rende inevitabile che forti intelletti come quello di Nietzsche abbiano sentito la necessità di proclamare la "morte di Dio" per far vivere l'uomo» (L'anima e il suo destino, pag. 114).
Attilio Doni
Genova

Vittorio Messori farebbe bene a ricordarsi che il devozionalismo cattolico, papolatrico e mariolatrico, si configura come vera e propria superstizione, un vuoto totale di fede adulta, una presa in giro di tante persone di buona volontà che vengono depistate dalla centralità del messaggio evangelico ed orientate verso forme di religiosità ambigue e commerciali. La fede non ha bisogno di santuari e di madonne: essa si nutre del Vangelo di Gesù, testimone di Dio, e della prassi che il nazareno ha incarnato e testimoniato a noi.
                                            Franco Barbero