martedì 11 febbraio 2014

UNA LETTERA


Caro Franco,
 avendo frequentato molti anni fa i tuoi corsi biblici, sento l'impulso, ogni 5 o 6 mesi, di inviarti qualche e-mail su tematiche che ritengo particolarmente importanti non solo sotto un profilo teologico e culturale, ma per il loro impatto sul nostro vivere comune.
Mi richiamoora alla finestra del tuo blog che riporta oggi un autorevole parere in merito alla problematica del peccato originale, intervento che prende ovviamente le distanze da questa sciagurata dottrina.
 Da quando ho "perso" la fede sette od otto anni fa (ma nel mio sentire, da quando sono "rinato", un po' come Nicodemo, ad una nuova vita di grande impegno, di tipo, diciamo, laico), mi sono massacrato di letture a più alto contenuto scientifico, e, in particolare, ho molto approfondito la storia e l'evoluzione di noi "homo sapiens". Un campo che dire affascinante e ancora dire nulla. E se pensiamo che solo circa 30.000 anni fa sulla terra esistevano contemporaneamente cinque tipologie, specie, di ominidi con caratteristiche fenotipiche alquanto differenti tra di loro, ma con un DNA praticamente uguale, e con comportamentiriconducibili con sicurezzaa quellidell'unica specie che è poi (*ma non necessariamente*) sopravvissuta, appunto quella di "homo sapiens", viene addirittura da ridere a pensare che vi sia stato un progenitore unico che si possa essere macchiato di un peccato poi trasmesso per via genetica, se non memetica, per dirla con Richard Dawkins, a tutto il resto dell'umanità. Ma su questo tema già Vito Mancuso ha menato solenni randellate alla tradizionale dottrina cattolica che vide in Agostino il suo campione massimo.
 Se ti scrivo oggi su questo argomento è per esprimerti però il mio profondissimo disagio nel vedere come, peccato originale a parte,persista in genere nella nostra contemporaneità una perdurante attenzione smodata (pensa al mondo islamico o dei fondamentalisti cattolici ecc.), per me incomprensibile,alla dimensione "trascendente" dell'uomo, quella dimensione, cioè, che porta l'uomo a non essere semplicemente più "spirituale", a cercare di trascendere i propri attuali limiti storici, cosa che non solo sarebbe comprensibile ma chiaramenteauspicabile, ma che lo spinge a cercare un contatto con una non meglio precisata divinità.
Tale dimensione, incarnatasi ed organizzatasi quasi sempre in "religioni"più o meno dogmatiche e in liturgie e culti specifici, non solo ha spesso provocato i disastri storici che tutti ben conosciamo (guerre di religione, roghi degli eretici, patti di ferro tra papato ed imperatoriecc), ma, assieme a cose certo positive,è spesso stata la causa diretta della mancata liberazione dell'uomo dalle vergognose catene con cui i ministri di Dio hanno di norma tenuto legata l'umanità credente per due millenni, terrorizzandola con le fiamme eterne, ergendosiorgogliosamente ad unici possibili intermediari fra l'uomo peccatore e la divinità stessa,con annesso tremendo potere di condannare o, a discrezione, assolvere dai peccaticonnessi nei confronti diuna divinitàche loro stessi conoscevano in modo quantomeno approssimativo (basta vedere come sono state partorite leattuali certezze dogmatiche dei cattolici nel corso dei vari concili ecumenici), divinità che l'umanità si è sostanzialmente costruita secondo le contingenze geografiche e temporali in cui ha via viaoperato nella storia. Ma la finestra di dubbio e condanna che hai aperto nel tuo blog sulla questione del peccato originale, non è certo fenomeno isolato, per chi ti conosce,e si accompagna, come ben noto, ad una tua storica amplissima revisionedella teologia cattolica, con, in primis, la tua ormai più che quarantennale posizione di negazione alla figura di Cristo di una divinità "tout court".
 E so, Franco, che mi risponderai che tu sei in cammino, che il tuo Cristo è diverso da quello di Ratzinger ecc. Ma allora, carissimo Franco, perché non spostare ancora ulteriormente, magari anche solo di poco, il peso specifico del tuo grandissimo impegno nella direzione di una ricerca di tutto ciò che unisce gli uomini e non di ciò che li distingue secondo il tipo di fede di cui sono portatori, con tutto il correlato di comportamenti nel tessuto sociale che portano a tutte leproblematiche di conflittualità irriducibile che ben conosci? (le cosiddette dottrine e verità non negoziabili di quell'ineffabile pontefice tedesco sopra citato, per fortuna dell'umanità ora silente). Per me, quanto sopra, significa in sintesi: molto *meglio vivere(*e combattere duramente in questa vita che caso e contingenza ci hanno dato), *che* *credere *(in verità più o meno rivelate), molto meglio sforzarsi di creare maggior giustizia su questa terra che infilare rosari su rosari per sollecitare la provvidenza, seguire novene su novene, sfinirsi in ennesime rivisitazioni di testi scritti da pur rispettabilissimi pastori 2500 anni fa, testi che di sacro ed immutabile hanno sempre di meno (come ben sai,visto che lireinterpreti, se pur in modo costruttivo,ogni giorno della tua vita),testi che andrebbero però certo visti, al pari di tanti grandi lasciti della migliore umanità che ci ha preceduto, come un contributo ad approfondire tematiche esistenziali delle quali non possiamo certo fare a meno.
 Penso che abbandonare tutta una serie di "ipse dixit" dei libri cosiddetti sacri,compresi molti dei "logia" attribuiti a Cristo, per immergersi in uno studio serio della nostra evoluzione umana e della nostrastoriacome sommatoria di vissutida cui imparare necessariamente qualcosa, nonché nell'approfondimento delle incessantiacquisizioni scientifiche che non possono non insegnarci nulla, sia non solo opportuno ma doveroso. Ho appena finito di sentire una conferenza in cui Mauro Pescecercava di scuotere il pubblico sulla esigenza imprescindibile di fare i conti con le acquisizioniscientifiche, a partire dalla svolta copernicana (la terra e l'uomo non più al centro dell'universo) e di quanto questa svolta dovrebbe farci riflettere su tutte le baggianate che sono state dette in merito all' "ascendere" al cielo, al regno dei cieli. In quale cielo si troverà mai il corpo della Madonna dogmaticamente assunta, per l'appunto, in cielo (morta o dormiente)? La speranza dei cristiani che è passata dall'iniziale attesa (poi ovviamente frustrata) dell'imminente avvento del regno di Dio nel primo secolo, per poi passare all'attesa della resurrezione del nostro corpo materiale in un imprecisato cielo alla *fine dei tempi *(altro concetto di cui perlomeno sorridere), non dovrebbe fare meglio i conti con Copernico, con Darwin, con le più recenti scoperte in area neurobiologica relative al funzionamento del nostro cervello,con la microbiologia molecolare, con icondizionamenti fisici di tipo evoluzionistico che mettono spesso in dubbio il nostro libero arbitrio? Si tratta con tutta evidenza di fattorichehanno inferto un duro colpo, chiaramente mortale, all'ipotesi dualistica che il vero uomo, il vero noi stessi, sia essenzialmente lacomponente spirituale (l'anima infusa da Dio, zac, nell'esatto momento della fecondazione) del tutto sganciata dalla materia sottostante, il corpo. Corpo, che, nella dottrina cattolica (ma non solo, se si pensa a Platone), non ha storicamente costituito altro se non un freno al libero volo dell'anima, creata sin dall'inizio dei tempi (quali tempi?) e sola vera dimensione del nostro status di figli di Dio. Fermo restando il rispetto per tutti i tipi di strade che l'uomo in ricerca (e tu lo sei in sommo grado) individua al fine di dare un senso alla propria vita, non posso non chiudere ora, caro Franco, auspicando che anche il tuo infaticabile e meraviglioso lavoro possa approdare sempre più su un versante di full immersion nell'umanità intesa come "homo sapiens" in faticosa evoluzione, come corpi che debbono individuare storicamente il modo migliore per vivere e sopravvivere, moltiplicandosi secondo le scoperte di Darwin e non secondo piani telelogicamentepredeterminati dall'inizio dei tempi. *Umanità qui ed ora, quanta più giustizia possibile qui ed ora, quanto più regno di Dio qui ed ora*. E perché non iniziarea sradicare dalle suppliche dei credenti i vari Salve Regina, che veicolano concetti di una vita sulla terra come valle di lacrime da sopportare in attesa della vera vita, se non addirittura iPadre Nostro laddove questa peraltro bella preghieraspinge a chiedere a Dio di darci oggi il nostro pane quotidiano quando è persin troppo chiaro che dobbiamo cercare noi, con grande umiltà, di procurarcelo faticosamente da soli? E ciò per la nostra sopravvivenza personale, ovviamente, ma, soprattutto, per cercare diprodurne magariun po' di più (per es., approfondendo studi in economia, o lottando contro le multinazionali schierandosi politicamente, anziché pregare la Provvidenza!), per poterlo cristianamente offrire anche ai nostri miliardi di fratelli che questo pane lo annusano una volta al mese, quando va bene. Un grande abbraccio da tuo sincero, e ormai vecchio, estimatore
Antonio