Rileggendo il nostro percorso collettivo durato ormai diversi anni credo possibile oggi ritrovarne il senso, proporne una chiave di lettura. Quali sono i nodi centrali e le peculiarità? Innanzitutto la scelta di porsi da un punto di vista parziale, di guardare all'esperienza degli uomini senza la presunzione di "spiegare come funziona il mondo", ma scegliendo di raccontare l'esperienza maschile che ognuno di noi vive in maniera differente. Scegliere di esprimere la parzialità maschile non è un atto di autolimitazione, di rinuncia a esprimere un giudizio sulla realtà, ma apre un nuovo sguardo sulle cose, sul mondo e su me stesso e dunque rappresenta un'opportunità di conoscenza e di trasformazione. (...) La storia del maschile è anche la storia di questa parzialità che si è fatta norma, misura dell'umano rispetto a cui il femminile diveniva declinazione per difetto; ma al tempo stesso è storia di quella condizione vissuta dagli uomini che il sistema di potere, norme e rappresentazioni chiamato patriarcato hanno plasmato nel tempo mutandone espressione e percezione di sé. (...)
La seconda peculiarità della nostra riflessione sta nel porsi, rispetto alla trasformazione delle relazioni fra uomini e donne e alle forme che le segnano, in una posizione che guarda alla nostra libertà senza voltarismi e senza nostalgie. Osservare il mondo e vedere le domande di libertà che lo attraversano con occhi che riconoscono il proprio limite e la propria parzialità, è un'opportunità di conoscenza di se stessi e di scoperta di spazi di libertà, di relazione con la propria esperienza e ascolto dei propri desideri che una prospettiva fondata sulla responsabilità di essere soggetto neutro, investito della missione di interpretare le ragioni dell'umanità, finiva per offuscare innanzitutto a noi stessi. Un uomo può schierarsi per la parità dei sessi nell'accesso al potere o al reddito, può battersi contro la violenza sulle donne o la mercificazione dei propri corpi, può affermare il loro diritto a decidere del proprio corpo e a determinare le proprie scelte riproduttive. Ma se ascolterà fino in fondo ciò che queste scelte portano dentro di sé, vedrà che non parlano soltanto delle donne, ma parlano di lui, del suo rapporto con il suo corpo, con la sua identità di uomo, e che contengono una domanda che va oltre la disponibilità alla cessione di spazi di potere o la condanna di forme di violenza e di oppressione. Ascoltare questa domanda è forse un'opportunità per costruire un percorso di libertà e una ricchezza per la sua vita.
(Stefano Ciccone)