Secondo gli Indiani nativi
L'atteggiamento delle popolazioni indiane nei confronti della morte era uguale a quello che avevano nei confronti della vita: la morte era considerata un fatto naturale, vale a dire sacro, da accettare come tutte le altre cose che avevano nell'esistenza. Non era la fine, ma una tappa del cerchio sacro, l'inizio di un'altra vita molto simile a quella già vissuta, ma senza affanni, dolori, bisogni. Anche la terra muore ciclicamente per poter rinascere e lo stesso succede all'uomo.
A livello individuale e di comunità non era vista quindi con angoscia. In certe circostanze, anzi era voluta: davanti a una grave malattia, dopo innumerevoli tentativi fatti da più sciamani, poteva essere praticata l'eutanasia; in periodo di prolungata carestia la madre poteva commettere, a poche ore dalla nascita, l'infanticidio; e lo stesso motivo poteva spingere la comunità ad abbandonare un vecchio ammalato e debole, oppure un ferito grave, che non poteva affrontare il viaggio di trasferimento della tribù alla ricerca di cacciagione.
Spesso era la stessa persona anziana a pianificare la cosa: all'avvicinarsi della morte un anziano comanche divideva tutta la sua proprietà e poi si ritirava a morire in un luogo isolato. La morte in battaglia era considerata molto onorevole. I riti prima di un combattimento avevano anche la funzione di purificarsi, vestirsi con gli abiti più belli, intrecciarsi i capelli per essere pronti all'eventuale lungo viaggio. Le donne che morivano, mettendo alla luce un bambino ricevevano una speciale considerazione, pari a quella di un guerriero che moriva in combattimento.
"Voi amate la morte, la comprate e la diffondete. Ma poi la rinnegate: non volete guardare la morte in faccia. Voi avete reso sterile la morte, l'avete nascosta sotto il tappeto, le avete tolto ogni dignità. Eppure noi indiani continuiamo a pensare alla morte, ci riflettiamo molto. Lo faccio anch'io. Oggi sarebbe un buon giorno per morire: non troppo caldo, non troppo freddo. Un giorno nel quale potrei lasciare qualcosa di mio, per restare ancora un po' qui. Un giorno giusto per un essere umano arrivato alla fine del suo cammino. Per un uomo che è fortunato ed ha molti amici".
Qualevita 2014