sabato 29 novembre 2014

"IPOCRITA E IMMORALE LAVARSENE LE MANI"

Da un lato orgogliosa dei risultati del «nostro centro in cui in una sola settimana ci si prenota e si abortisce», dall'altro furibonda per le «incongruenze della 194 che andrebbero assolutamente cambiate». Carla Ciccone lavora da 35 anni nella divisione di Ostetricia e ginecologia dell'Azienda ospedaliera San Giuseppe Moscati di Avellino. Un'isola felice in una regione — la Campania — che, in linea con tutto il Sud, è al top per numero di medici obiettori di coscienza.

Incongruenze di che tipo?

«Come quella che permette a un obiettore di coscienza di scaricare una donna appena arrivata la diagnosi di malformazione fetale. Da quel momento il collega se ne lava le mani, soltanto perché la paziente sarà affidata ad altri per interrompere la gravidanza e lui si sente esentato da qualsiasi compito assistenziale. È fuori da qualsiasi etica professionale ».

Lei contesta l'impalcatura della 194?

«Senta, io mi interesso di aborti terapeutici: le infermiere e tutto lo staff sono impeccabili e, al massimo entro 48 ore, una donna viene avviata all'Ivg, ma è proprio l'obiezione di coscienza che dovrebbe essere abolita dalla legge. Ipocrisia da cancellare ».

Ma non è un'ipocrisia per il medico-obiettore?

«Eh no, invece è proprio così. Perché chi ha le tasche piene di soldi, anche se è trascorso il termine fissato, può comunque permettersi l'aborto. Tre giorni fa è arrivata da noi una donna alla 25esima settimana con una seria alterazione cromosomica fetale. Ebbene, lei non rientrava nei protocolli e io gliel'ho detto. Non ha replicato nulla, aveva il danaro e se n'è andata in Grecia dove se ne fregano del tempo di gestazione. Eppure io fino alla 24esima settimana do la mia disponibilità all'aborto».

Ma il limite di legge scatta prima, lei non lo rispetta?

«Alt. La legge dice che entro 90 giorni è possibile abortire volontariamente, mentre 22 settimane e tre giorni sono il limite per l'aborto terapeutico».

Appunto, lei invece va avanti per altre due settimane.

«Certo, perché questo limite se l'è dato la comunità scientifica, non l'impone la legge. Io accetto entro e non oltre le 24 settimane, una soglia decisa con il Comitato etico».

Quanti obiettori ci sono nel suo ospedale?

«La percentuale è equilibrata, 50 a 50. E anche lo staff anestesista fa registrare lo stesso trend, mentre tra le ostetriche, due su sei sono obiettrici. L'anno scorso sono stati fatti 130 aborti terapeutici (dalla 13esima alla 24esima settimana); mentre quelli spontanei, entro i tre mesi, hanno toccato quota 700. E qui arrivano non solo donne da tutta la Campania, ma anche dal basso Lazio, da Foggia e dal Molise ».

(Repubblica 18 novembre, Giuseppe Del Bello)