sabato 12 novembre 2016

GIOVANNI 21: TRE APPARIZIONI?

Con ogni probabilità questa pagina e tutto il capitolo 21 del Vangelo di Giovanni sono aggiunte molto tardive. Quando il movimento di Gesù stava separandosi dal giudaismo per diventare una religione autonoma (cosa che non avvenne se non sul finire del I secolo e in molti casi solo durante il II secolo) si sentì la necessità, dentro il nuovo assetto istituzionale, di armonizzare le varie tendenze rappresentate dalla tradizione di Pietro e dalla "scuola" giovannea.
Solo a questo stadio, a questo punto dello sviluppo storico possiamo parlare di "cristianesimo". Infatti "la ricerca storica moderna ha messo ormai chiaramente in luce come alle sue origini il movimento cristiano non fosse altro che uno dei tanti "giudaismi", cioè gruppi o movimenti religiosi spesso in conflitto l'uno con l`altro, che formavano il grande caleidoscopio del mondo giudaico all'inizio della nostra era" (Alessandro Sacchi, Rivista Biblica 1/2000, pag. 111).

Il genere letterario delle apparizioni
Il brano di "apparizione" ha una funzione precisa. I discepoli riconoscono, nel loro cammino a tappe verso la fede, che Dio ha risuscitato Gesù.
L`allusione alla "terza volta" (versetto 14) non ci parla di tre episodi o di tre apparizioni. Il significato è assai semplice: nel loro cuore "appare" l'opera di Dio. Dio li condusse alla fede mediante successivi passi verso la consapevolezza che Egli aveva dato la vita nuova a Gesù.
Le "apparizioni" sono eventi percepibili con gli occhi della fede piuttosto che con gli occhi del corpo.
Dunque ci volle del tempo per uscire dallo sconforto e dall'incredulità. Le "apparizioni", così intese, hanno rappresentato un cammino forse lungo in cui i cuori dei discepoli, in preda all'angoscia, dovettero aprirsi lentamente e faticosamente alla fiducia. I vangeli, usando i linguaggi tipici di questo particolare genere letterario, danno plasticità ed immediatezza alle "scene di apparizione". Ma i "passaggi" concreti dentro la nostra vita hanno tempi e modi molto più lenti e travagliati.
Il messaggio risulta chiaro: quando i discepoli riconoscono in Gesù il Risorto, ecco che la vita si illumina di nuovo. Quella notte trascorsa in una pesca fallimentare prende subito un`altra direzione. Non si gettano pin invano le reti! Fuor di metafora: se io riconosco in Gesù il testimone di Dio, colui che mi indica la strada, si riaccendono in me la voglia e il senso della vita. La mia "pesca" non è più vana. La vita riacquista prospettive e significato.
Se Dio ha reso feconda l'opera di Gesù e, risuscitandolo, ha confermato la validità del suo operato, possiamo essere sicuri che i semi di speranza, di giustizia e di solidarietà che anche noi gettiamo nel solco delle nostre piccole vite non saranno dimenticati o destinati al nulla.
Una delle sciagure più disastrose per la fede è la mancanza di strumenti rigorosi seri, ma per nulla complicati ed inaccessibili per la lettura della Bibbia. L'assenza di queste semplici ed imperanti conoscenze non permette di capire che il messaggio biblico è molte volte espresso con una straordinaria ricchezza e varietà di simboli, metafore, parabole, iperboli e non è una cronaca.

Franco Barbero