giovedì 12 gennaio 2017

COMMENTO ALLA LETTURA BIBLICA DI DOMENICA 15 GENNAIO

GESU: LA STRADA CHE DIO CI PROPONE
Giovanni 1, 29 - 34
[29]Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: "Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo!
[30]Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me.
[31]Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele".
[32]Giovanni rese testimonianza dicendo: "Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui.
[33]Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo.
[34]E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio".
Un racconto: cerca il significato non la cronaca
Il pittoresco brano del Vangelo di Giovanni che abbiamo letto è una efficace costruzione teologica e letteraria.
Guai a leggerla come una cronaca perché falsificheremmo la realtà dei fatti.
Si tratta di un quadro teologico "funzionale", che cioè ha una funzione particolarmente significativa.
Quale?
Per dare autorevolezza e credibilità alla figura e alla missione di Gesù, si dice che fu il suo Maestro stesso, cioè il Battista, a indicare in Gesù il Messia, il "figlio", il testimone per eccellenza del regno di Dio.
Il testo aggiunge addirittura che il Battista ha avuto una visione in cui Dio gli ha svelato la verità sulla missione del Nazareno ed egli si è così identificato come semplice "precursore".
Siccome molti discepoli del Battista continuavano a vedere in lui  il profeta messianico da seguire, il redattore del Vangelo di Giovanni li invita a passare nelle file del movimento di Gesù.
Quale modo più convincente che mettere questo "invito" sulla bocca del Battista?
Verso il messaggio
Nella lettura di un testo biblico il cammino verso il messaggio è sempre bisognoso di un confronto con i dati storici e letterari.
Inoltre occorre tentare di collocare il brano dentro l'intero Vangelo.
Per Giovanni, il redattore del Vangelo più tardivo, è importante che tutto converga verso la figura di Gesù, "l'inviato definitivo di Dio".
Egli usa i quadri letterari e mette tutta la scena in movimento per condurre il lettore e la lettrice verso questo "centro teologico": la via che conduce a Dio è Gesù.
Tutto il Vangelo di Giovanni, nei suoi "episodi" e nei suoi discorsi, a volte anche cerebrali, tende a questo scopo.
Senza mai arrivare a divinizzare Gesù, a volte lo riveste di luce divina...............
Per questo motivo il Vangelo di Giovanni è stato il più facilmente manipolabile da parte di chi ha costruito nei secoli il "Cristianesimo dogmatico", una architettura religiosa completamente estranea alla realtà del Gesù ebreo e del suo messaggio.
Si tratta di "percorsi" storici oggi ben noti che pesano ancora nella "teologia ufficiale" dei nostri giorni. Ma chi confondesse Gesù con Dio commetterebbe un travisamento, non solo del Vangelo di Giovanni, ma della stessa esperienza di Gesù, che non ha mai pensato di sostituirsi a Dio o di essere un secondo Dio o di avere due nature.
Il messaggio è molto concreto
Quando Giovanni scrive il suo Vangelo il movimento di Gesù, tra la religione dell'impero e una miriade di altri culti, si trovava immerso in un oceano di proposte: era necessario trovare una strada, non disperdersi in mille "esperienze", uscire dall'indecisione e dalla confusione.
La sua costruzione teologica si fa carico di un messaggio positivo: concentriamoci sulla strada di Gesù, prendiamo sul serio la sua proposta di vita.
Lasciando da parte alcune pericolose accentuazioni esclusiviste, il richiamo può essere prezioso anche per noi.
Spesso nel nostro cammino di fede giriamo attorno a mille fronzoli, a mille devozioncelle, a mille questioni periferiche o inutili.
Il centro vero è la strada delle beatitudini, del Padre Nostro, con le scelte concrete che lì ci vengono indicate e proposte.
E' Gesù, per noi cristiani, che ci testimonia la "volontà di Dio", l'essenza della fede.
Poi, nei secoli, ieri ma anche oggi, abbiamo costruito una montagna di dogmi, di riti, di regole, di moralismi escludenti ed oppressivi.
Spesso la religione ufficiale è la più grande "distrazione" dalla fede e dagli impegni terreni che essa comporta.
"Ciò che realmente Gesù ha perseguito è stato l'avvicinamento degli uomini a Dio e di Dio agli uomini, ignorando bellamente una serie di leggi e norme ufficiali che invece li allontanavano da Dio, per il fatto che erano "carichi pesanti" che spiritualmente li prostravano e li soffocavano" (J. Lorenzo Salas).
Ancora: spesso il catechismo e la predicazione lanciano messaggi infantilizzanti e la religione diventa un "paesaggio" tra gli angeli, madonne, demoni, santi e santuari, statue che piangono (e preti che ridono per gli affari), esorcisti, benedizioni varie, liturgie oceaniche, viaggi papali, discussioni sul preservativo...
Fare centro sulla prassi di Gesù
Una comunità cristiana che non promuova con convinzione i suoi membri all'età adulta e all'autonomia ha poco in comune con il sentiero di Gesù che educava le persone al confronto e alla libertà, non alla dipendenza.
Finché ci saranno omosessuali che vanno a chiedere al parroco se possono vivere la loro natura o ci saranno persone che sul fine vita dipendono da ciò che dice il Vaticano, la religione prevarrà sulla fede matura.
Finché i preti continueranno a predicare il "cristianesimo doc", cioè quello "premasticato" e diffuso dalle varie agenzie vaticane e dai teologi di corte, il centro sarà l'istituzione ecclesiastica e non il Vangelo e inoltre verrà servito ai "distributori ecclesiastici" un "prodotto" funzionale ad una comunità obbediente e minorenne.
Riscoprire la dignità di popolo di Dio, la responsabilità di vivere da libere figlie e liberi figli di Dio è impresa difficile, ma è il cammino che il Vangelo ci addita.
Nel contesto del positivo pluralismo religioso di questa stagione storica, o la fede è liberazione, fiducia radicale nel soffio di Dio liberatore e nelle risorse dell'umanità, oppure essa diventa oppio del popolo, ritualismo, distrazione dalla vita reale. O la  fede incide nella direzione e nelle scelte della nostra vita, o si misura con il paradosso scandaloso, con la logica sovversiva del Vangelo oppure è un mantello religioso che copre le nostre insicurezze e garantisce le nostre comunità.
Un passo importante
Concentrare la nostra fede sulla strada di Gesù non significa però escludere altre vie di salvezza.
Sarò lietissimo del fatto che Gesù è per me la "strada di Dio", ma non sarò meno lieto nel riconoscere che ci sono tante altre strade, ugualmente degne, che per altre persone hanno lo stesso valore.
Benedirò ogni giorno Dio che ci ama e ci viene incontro su tante strade adorando in Lui quel mistero che è più grande di ogni singolo sentiero.
Quanto più mi innamoro della strada che Dio mi indica attraverso Gesù, tanto più depongo ogni senso di superiorità rispetto ad altri percorsi e questa molteplicità mi riempie di gioia e di fiducia.