PADOVA. C'è il sesso: interrompere subito «relazioni affettive stabili» o «abitudini morali non consone allo stato clericale». Ci sono i soldi: stop a ogni «iniziativa di carattere economico o attività di impresa senza l'autorizzazione canonica». E adesso ci sono anche la paura e la diffidenza: «Ognuno è responsabile del fratello presbitero e diacono», che va osservato e, se il caso, segnalato. Il vescovo di Padova Claudio Cipolla sferza i preti della diocesi dopo lo scandalo della parrocchia di San Lazzaro. È l'effetto dell'indagine aperta su don Andrea Contin, indagato per violenza privata e favoreggiamento della prostituzione. Con la perquisizione del 21 dicembre i carabinieri hanno scoperchiato un realtà fatta di sesso estremo in canonica, scambi di coppia, violenze e tradimenti. Ma anche di weekend in lussuosi hotel pagati con soldi presi chissà dove. Don Contin manteneva relazioni a sfondo sessuale con cinque parrocchiane, ha ammesso lui stesso. Travolto dallo scandalo anche don Roberto Cavazzana di Carbonara di Rovolon (conosciuto come padre spirituale di Belen Rodriguez ). Nella denuncia di una impiegata 49enne che ora accusa il "sistema" si fa riferimento a incontri di sesso a tre proprio con i due parroci. Nell'inchiesta potrebbe entrare presto un terzo prete che filmava e fotografava le orge.
Di fronte a una situazione come questa il vescovo Cipolla ha scritto ai fedeli, scusandosi personalmente e ammettendo di provare vergogna per ciò che sta accadendo. Poi ha fatto altrettanto con i "colleghi" con una riservata personale: «Mi permetto di considerare il caso in cui un presbitero arrivasse a intrattenere relazioni affettive stabili o abitudini morali non consone al suo stato clericale: lo invito calorosamente a mettere in atto quanto ritiene opportuno per uscire da una situazione non rispettosa di sé, delle persone coinvolte, degli altri preti e della Chiesa. Io stesso sono disponibile a fare di tutto per mettermi al fianco, per aiutare e non certo per condannare chi, consapevole dei propri errori e delle proprie colpe, desidera e vuole mettere fine al suo errore». Evidentemente c'è la paura che i casi come quello di don Contin possano essere ancora molti nella diocesi. C'è quindi la volontà di lavare i panni sporchi in casa. Altro passaggio fondamentale nella lettera del vescovo è quello sui soldi, perché l'altro aspetto che desta sconcerto sulla condotta di don Andrea Contin è proprio lo sperpero di denaro collegato alle sue perversioni. Il prete aveva creato un centro diurno per anziani, che riceveva finanziamenti anche dalla Regione Veneto. Chi indaga sta cercando di capire se il prete abbia messo le mani su quelle casse per pagarsi le vacanze con le donne. «Cogliamo questa occasione come un'opportunità per verificare i nostri comportamenti e la coerenza con gli impegni assunti con la nostra ordinazione», chiude il vescovo.
Enrico Ferro
(la Repubblica 23 gennaio)
Di fronte a una situazione come questa il vescovo Cipolla ha scritto ai fedeli, scusandosi personalmente e ammettendo di provare vergogna per ciò che sta accadendo. Poi ha fatto altrettanto con i "colleghi" con una riservata personale: «Mi permetto di considerare il caso in cui un presbitero arrivasse a intrattenere relazioni affettive stabili o abitudini morali non consone al suo stato clericale: lo invito calorosamente a mettere in atto quanto ritiene opportuno per uscire da una situazione non rispettosa di sé, delle persone coinvolte, degli altri preti e della Chiesa. Io stesso sono disponibile a fare di tutto per mettermi al fianco, per aiutare e non certo per condannare chi, consapevole dei propri errori e delle proprie colpe, desidera e vuole mettere fine al suo errore». Evidentemente c'è la paura che i casi come quello di don Contin possano essere ancora molti nella diocesi. C'è quindi la volontà di lavare i panni sporchi in casa. Altro passaggio fondamentale nella lettera del vescovo è quello sui soldi, perché l'altro aspetto che desta sconcerto sulla condotta di don Andrea Contin è proprio lo sperpero di denaro collegato alle sue perversioni. Il prete aveva creato un centro diurno per anziani, che riceveva finanziamenti anche dalla Regione Veneto. Chi indaga sta cercando di capire se il prete abbia messo le mani su quelle casse per pagarsi le vacanze con le donne. «Cogliamo questa occasione come un'opportunità per verificare i nostri comportamenti e la coerenza con gli impegni assunti con la nostra ordinazione», chiude il vescovo.
Enrico Ferro
(la Repubblica 23 gennaio)