L'AMACA di Michele Serra
FATTE le debite differenze storiche (niente si ripete mai allo stesso modo), si sente un'aria da '92. Per i più giovani: l'anno di Tangentopoli, del collasso della Prima Repubblica, della tabula rasa sopra la quale, poco dopo, fece la sua trionfale irruzione, sul suo cocchio foderato di banconote, Silvio Berlusconi. Abbiamo imparato qualcosa, da allora? Qualcosina forse sì.
Abbiamo imparato che "la gente", in sé e per sé, non è automaticamente migliore dei governanti deposti. Spesso ne è anzi il calco quasi preciso (e viceversa), ma peggiorato dall'alibi tremendo di sentirsi tendenzialmente innocente. Per natura. Due titoli di Cuore di quell'anno riassumono a modo loro, con la rude icasticità della satira, la faccenda: "Hanno la faccia come il culo", rivolto ai governanti. E "I limiti della democrazia: troppi coglioni alle urne", rivolto al mito della "brava gente". Lo dico per i tanti che ricordano volentieri il primo titolo, non il secondo. Sentirsi a prescindere "contro il potere" è facile e gratificante. E intellettualmente confortevole. Più faticoso provare a leggere, dentro il corpo della società, le pulsioni generose e quelle meschine, parteggiando per le prime e combattendo le seconde. Abbiamo imparato, dunque, negli ultimi 25 anni, a fare un poco di fatica in più nel giudicare il nostro prossimo, nonché noi stessi.
(la Repubblica, 17 gennaio)
FATTE le debite differenze storiche (niente si ripete mai allo stesso modo), si sente un'aria da '92. Per i più giovani: l'anno di Tangentopoli, del collasso della Prima Repubblica, della tabula rasa sopra la quale, poco dopo, fece la sua trionfale irruzione, sul suo cocchio foderato di banconote, Silvio Berlusconi. Abbiamo imparato qualcosa, da allora? Qualcosina forse sì.
Abbiamo imparato che "la gente", in sé e per sé, non è automaticamente migliore dei governanti deposti. Spesso ne è anzi il calco quasi preciso (e viceversa), ma peggiorato dall'alibi tremendo di sentirsi tendenzialmente innocente. Per natura. Due titoli di Cuore di quell'anno riassumono a modo loro, con la rude icasticità della satira, la faccenda: "Hanno la faccia come il culo", rivolto ai governanti. E "I limiti della democrazia: troppi coglioni alle urne", rivolto al mito della "brava gente". Lo dico per i tanti che ricordano volentieri il primo titolo, non il secondo. Sentirsi a prescindere "contro il potere" è facile e gratificante. E intellettualmente confortevole. Più faticoso provare a leggere, dentro il corpo della società, le pulsioni generose e quelle meschine, parteggiando per le prime e combattendo le seconde. Abbiamo imparato, dunque, negli ultimi 25 anni, a fare un poco di fatica in più nel giudicare il nostro prossimo, nonché noi stessi.
(la Repubblica, 17 gennaio)