"Oggi più che mai sono convinto che i poveri, gli emarginati, le donne oppresse, le minoranze bersagliate rappresentano per me il primo luogo dal quale mi viene l'appello a conversione. Credo che nel loro grido, nel loro dolore, nelle loro contraddizioni, nei loro errori, nei loro tentativi e nei loro desideri Dio si fa presente come amore che libera e accompagna, che purifica e sostiene.
Credo fermamente al vangelo del regno di Dio che l'evangelista Luca mette in bocca a Miriam, quella semplice ragazza di Nazareth che sarà la mammari Gesù: "Ha sollevato…" (Luca 1, 46-55).
Con radicale fiducia in Dio milioni di credenti nei secoli, in tutte le chiese cristiane, hanno preso sul serio questa incredibile stravaganza, questa in evidente prospettiva, questa folle speranza. Tra di essi, in una tradizione che non è solo ricca di tradimenti, anche in migliaia di vescovi, di suore e di preti si sono legati totalmente all'ultima ruota del carro fino a Gerardi, Romero. Ma è la realtà dolorosa e carica di speranza di miliardi di uomini e donne che nei secoli, anonimi, hanno tenuto aperto l'orizzonte del regno con le loro lotte, i loro canti, i loro tentativi, le loro preghiere a costituire il vero miracolo, il luogo epifanico di Dio per eccellenza.
Intendiamoci. Non dico questo ignorando le contraddizioni del mondo dei poveri. Il mito pauperista è tragico perché ricade a danno dei più deboli: è ingenua e stupida retorica. Più che mai oggi c'è bisogno di impegno politico, di una cultura politica, di un rilancio delle idealità, dell'organizzazione e della progettualità. Ma le Scritture, che no ci danno le formule di intervento o le soluzioni concrete, ci ribadiscono che Dio ci chiama a collaborare al suo regno di giustizia a partire dal basso e dalle periferie"
Franco Barbero (L'ultima ruota del carro, 2001)