Porte aperte per venti profughe nel convento delle suore Giuseppine
È tutto pronto dalle suore Giuseppine di Pinerolo per ospitare venti donne profughe. Arriveranno nei primi giorni di gennaio e saranno alloggiate in una piccola casa accanto al convento in via Principi d'Acaja 76, una struttura già utilizzata in passato per accogliere famiglie in crisi.
«Siamo state contattate dalla prefettura - dice la madre superiora, suor Gabriella - e abbiamo accettato di aprire la porta di questa nostra casa. Certo, non saremo da sole in questo nostro compito, ma ci affiancheranno il personale di una cooperativa e alcuni mediatori culturali». Tutte le donne sono al momento alloggiate nel centro di accoglienza della Croce Rossa a Settimo.
Guerre alle spalle
«E' solo una goccia quello che noi possiamo fare davanti alla tragedia vissuta dai profughi - continua suor Gabriella - ma siamo convinte che anche questo piccolo contributo sia prezioso. E poi alla fine stiamo soltanto applicando quello che dice il Vangelo, diamo un riparo a chi ha freddo».
Le donne provengono sia dalla Siria, molte hanno ancora negli occhi gli orrori dei bombardamenti di Aleppo, sia dalla Nigeria, sono approdate a Lampedusa dopo un lungo e rischioso viaggio in gommone. Non hanno ancora lo stato di rifugiate, sono in attesa che ogni singola situazione venga esaminata, hanno solo un permesso provvisorio. Aggiunge suor Gabriella: «Si dovrà fare un passo per volta perché, come ha detto Papa Francesco, prima si deve accogliere, poi accompagnare e alla fine integrare.
Porta dell' integrazione
Hanno modi di vita diversi, a partire dal concetto del tempo, dalla capacità di essere puntuali, per arrivare a tutte quelle pratiche che noi diamo per scontate, ma che scontate non sono. Non solo bisognerà insegnare loro a prepararsi un pranzo, ma ancor prima dovranno imparare ad usare una cucina a gas, molte non l'hanno mai vista ». E qui a Pinerolo, quasi sulla sommità del colle di San Maurizio, dove Edmondo De Amicis scrisse "Alle porte d'Italia", per loro ora si apre una porta verso l'integrazione.
Antonio Giaimo
(La Stampa, 28 dicembre 2016)
È tutto pronto dalle suore Giuseppine di Pinerolo per ospitare venti donne profughe. Arriveranno nei primi giorni di gennaio e saranno alloggiate in una piccola casa accanto al convento in via Principi d'Acaja 76, una struttura già utilizzata in passato per accogliere famiglie in crisi.
«Siamo state contattate dalla prefettura - dice la madre superiora, suor Gabriella - e abbiamo accettato di aprire la porta di questa nostra casa. Certo, non saremo da sole in questo nostro compito, ma ci affiancheranno il personale di una cooperativa e alcuni mediatori culturali». Tutte le donne sono al momento alloggiate nel centro di accoglienza della Croce Rossa a Settimo.
Guerre alle spalle
«E' solo una goccia quello che noi possiamo fare davanti alla tragedia vissuta dai profughi - continua suor Gabriella - ma siamo convinte che anche questo piccolo contributo sia prezioso. E poi alla fine stiamo soltanto applicando quello che dice il Vangelo, diamo un riparo a chi ha freddo».
Le donne provengono sia dalla Siria, molte hanno ancora negli occhi gli orrori dei bombardamenti di Aleppo, sia dalla Nigeria, sono approdate a Lampedusa dopo un lungo e rischioso viaggio in gommone. Non hanno ancora lo stato di rifugiate, sono in attesa che ogni singola situazione venga esaminata, hanno solo un permesso provvisorio. Aggiunge suor Gabriella: «Si dovrà fare un passo per volta perché, come ha detto Papa Francesco, prima si deve accogliere, poi accompagnare e alla fine integrare.
Porta dell' integrazione
Hanno modi di vita diversi, a partire dal concetto del tempo, dalla capacità di essere puntuali, per arrivare a tutte quelle pratiche che noi diamo per scontate, ma che scontate non sono. Non solo bisognerà insegnare loro a prepararsi un pranzo, ma ancor prima dovranno imparare ad usare una cucina a gas, molte non l'hanno mai vista ». E qui a Pinerolo, quasi sulla sommità del colle di San Maurizio, dove Edmondo De Amicis scrisse "Alle porte d'Italia", per loro ora si apre una porta verso l'integrazione.
Antonio Giaimo
(La Stampa, 28 dicembre 2016)