domenica 8 gennaio 2017

UNA DENUNCIA DAVVERO LUCIDA E CORAGGIOSA


La crisi di fede cattolica che si è annunciata nelle riflessioni precedenti non è da addebitarsi alla generazione dei Millennials, ma alla generazione degli adulti che li hanno generati. Si tratta in verità di riconoscere che i dinamismi fondamentali della cinghia di trasmissione della fede, tra le generazioni, si sono inceppati.
Ed è questa una verità che la comunità dei credenti fa fatica a cogliere, a causa dell’eccessiva enfasi data all’organizzazione parrocchiale dei percorsi di iniziazione cristiana, che alla fine hanno messo in secondo piano la verità (e la sua concreta attualizzazione e il suo costante monitoraggio) dell’essenziale contributo dei genitori all’opera della trasmissione della fede. Cosa che non è affatto accaduta.
Si impone pertanto una più ampia riflessione sull’effettiva consistenza dell’esperienza religiosa della generazione dei Baby boombers, genitori appunto dei nostri ragazzi e della nostre ragazze.
La scarsa testimonianza che sono stati capaci di offrire ai loro figli, in merito alla qualità veramente umanizzante della fede cristiana, ci invita a cogliere, dietro un’appartenenza ecclesiale mai negata e anzi pure sostenuta e supportata, un profondo cambiamento del loro sentimento di vita, che ha di fatto marginalizzato nella loro esistenza il riferimento alla parola del Vangelo.
Non è, infatti questa la generazione che ha inventato e che continua abbondantemente a coltivare il mito della giovinezza, del rinnovamento continuo, del cambiamento, dell’efficienza a tutti i costi, della grande salute, della prestanza sessuale ed ogni stadio della vita, del godimento, della libertà come disponibilità ad una continua rinegoziazione di ogni scelta esistenziale?
E non è questa la generazione che, grazie al dono dell’allungamento senza pari nella storia dell’umanità della propria speranza di vita, ha efficacemente esorcizzato e censurato dal discorso domestico e pubblico ogni riferimento alla durezza della vita, impastata di mancanza, di limiti, di malattia, di fragilità ed infine di morte?
E non sono proprio questi ultimi quegli snodi vitali, su cui si costruisce il possibile incontro tra le generazioni e la trasmissione dell’esperienza di fede?
Li hanno portati in chiesa, ma non hanno mai pregato insieme e letto insieme il Vangelo dando ai figli testimonianza viva di una fede adulta e appassionata.
Armando Matteo – Rocca 15/09