La
crisi di fede cattolica che si è annunciata nelle riflessioni
precedenti non è da addebitarsi alla generazione dei Millennials, ma
alla generazione degli adulti che li hanno generati. Si tratta in
verità di riconoscere che i dinamismi fondamentali della cinghia di
trasmissione della fede, tra le generazioni, si sono inceppati.
Ed è
questa una verità che la comunità dei credenti fa fatica a
cogliere, a causa dell’eccessiva enfasi data all’organizzazione
parrocchiale dei percorsi di iniziazione cristiana, che alla fine
hanno messo in secondo piano la verità (e la sua concreta
attualizzazione e il suo costante monitoraggio) dell’essenziale
contributo dei genitori all’opera della trasmissione della fede.
Cosa che non è affatto accaduta.
Si
impone pertanto una più ampia riflessione sull’effettiva
consistenza dell’esperienza religiosa della generazione dei Baby
boombers, genitori appunto dei nostri ragazzi e della nostre ragazze.
La scarsa testimonianza che sono stati capaci di offrire ai loro
figli, in merito alla qualità veramente umanizzante della fede
cristiana, ci invita a cogliere, dietro un’appartenenza ecclesiale
mai negata e anzi pure sostenuta e supportata, un profondo cambiamento
del loro sentimento di vita, che ha di fatto marginalizzato nella
loro esistenza il riferimento alla parola del Vangelo.
Non
è, infatti questa la generazione che ha inventato e che continua
abbondantemente a coltivare il mito della giovinezza, del
rinnovamento continuo, del cambiamento, dell’efficienza a tutti i
costi, della grande salute, della prestanza sessuale ed ogni stadio
della vita, del godimento, della libertà come disponibilità ad una
continua rinegoziazione di ogni scelta esistenziale?
E non è questa
la generazione che, grazie al dono dell’allungamento senza pari
nella storia dell’umanità della propria speranza di vita, ha
efficacemente esorcizzato e censurato dal discorso domestico e
pubblico ogni riferimento alla durezza della vita, impastata di
mancanza, di limiti, di malattia, di fragilità ed infine di morte?
E
non sono proprio questi ultimi quegli snodi vitali, su cui si
costruisce il possibile incontro tra le generazioni e la trasmissione
dell’esperienza di fede?
Li hanno portati in chiesa, ma non hanno
mai pregato insieme e letto insieme il Vangelo dando ai figli
testimonianza viva di una fede adulta e appassionata.
Armando
Matteo – Rocca 15/09