lunedì 23 gennaio 2017

Usa, occupazione in crescita e salari più alti

NEW York. 156mila posti di lavoro in più nel mese di dicembre. Anche se la cifra è leggermente al di sotto delle attese (160/170mila) e il totale dell'anno arriva a 2,2 milioni (il valore più basso dal 2011) l'ultimo mese della presidenza Obama si chiude comunque con un segno positivo. Nel 2014 e 2015 c'erano stati record che non vedevano dai tempi del secondo mandato di Clinton (1999) e per la 75esima volta (sui 96 mesi della sua presidenza) Obama può vantarsi del fatto che il mercato del lavoro ha creato nuova occupazione: il periodo più lungo dal 1939, quando l'America era nel pieno New Deal varato da Franklin Delano Roosevelt dopo la crisi del 1929.
Con il tasso di disoccupazione al 4,7 per cento Barack Obama lascia al suo successore Donald Trump un'economia in stato di salute. Quando nel gennaio del 2009 entrò alla Casa Bianca il primo presidente afro-americano l'aveva trovato (ed erano i mesi della grande crisi dei mutui sub-prime) al 7,8 per cento ed era poi salito fino al 10 per cento durante la successiva recessione. Dal 2010 è iniziato un trend positivo che in poco più di sei anni ha portato 15,8 milioni di posti di lavoro, più di quelli messi insieme da 5111 tutti gli altri paesi del G7. Le buone notizie (per i lavoratori) arrivano anche dai salari. Gli americani nel mese di dicembre hanno guadagnato in media 26 dollari all'ora (un rialzo di 10 centesimi o dello 0,39 per cento), superiore all'incremento atteso (0,3) dagli analisti economici: nell'ultimo anno sono cresciuti del 2,9, il più alto incremento da otto anni ad oggi.
Immediata la reazione di Wall Street. I futures si sono subito rafforzati dopo la pubblicazione del rapporto sull'occupazione: quelli del Dow Jones salgono di 7 punti contro il calo di 21 punti precedente alla pubblicazione del rapporto; quelli del SG-P 500 aumentano di 1,5 punti (prima della pubblicazione dei dati ne cedevano due); i contratti del Nasdaq (che giovedì ha chiuso con una seduta record) aumentano di 3,5 punti contro il ribasso di 0,75 punti precedente al rapporto.
I dati sul mercato del lavoro rafforzano anche i "falchi" all'interno della Fed che puntano a tre aumenti dei tassi di interesse nel 2017. Secondo diversi analisti della Borsa il leggero rallentamento della crescita del lavoro è dovuto al fatto che il mercato è vicino alla piena occupazione. Cosa che potrebbe anche accelerare la corsa del Dow Jones verso la soglia "storica" dei 20mila punti.
Alberto Flores D'Arcais

(la Repubblica, 7 gennaio)