ROMA. I quindicenni di Santa Severina, piccolo borgo di 2000 anime in provincia di Crotone, stanno prendendo parte da un anno a un esperimento sociale ideato nella lontana Islanda. Si tratta di un singolare programma di prevenzione dall'uso di alcol e stupefacenti e consiste nell'impegnare gli adolescenti in diverse attività, soprattutto sportive, oppure in famiglia. E nel sensibilizzare sia i genitori - perché partecipino di più alla vita dei ragazzi tenendoli lontani dai luoghi "sbagliati" - che le amministrazioni locali, perché facciano rispettare il "coprifuoco islandese", ossia il divieto per gli under 16 di uscire dopo le 22 nel periodo scolastiche e dopo le 24 in estate.
Dati alla mano, i risultati sono straordinari: un calo degli episodi di ubriachezza giovanile dal 2% del 1998 al 5% odierno, una riduzione del fumo quotidiano dal 23% del 1998 al 3% di oggi, e una caduta nel consumo di cannabis dal 17% del 1998 al 7% di oggi. Un miracolo che vorrebbero replicate anche a Santa Severina, dove il 28% dei ragazzi ha il primo incontro con l'alcol a 14 anni (contro il 19% della media europea) e il 63% si è ubriacato almeno una volta (oltre il doppio della media europea).
«L'idea di fondo viene dai miei studi sugli adolescenti in difficoltà negli Stati Uniti» spiega a Repubblica Harvey Milkman, docente di psicologia al Metropolitan College di Denver e ispiratore del modello islandese. «Per evitare che i ragazzi cerchino lo sballo con sostanze nocive, bisogna offrire loro un surrogato in famiglia o lo sport o i corsi di musica, grazie a voucher governativi che li rendono accessibili a tutte le famiglie - e dall'altro riduciamo i fattori di rischio, come le ore passate a zonzo o le uscite di gruppo a tarda sera» racconta Inga Dora Sigfusdottir, sociologa all'Università di Reykjavík e membro dell'Iscra (Centro islandese per la ricerca sociale). «Prima ci limitavamo a informare gli adolescenti sulle conseguenze negative dell'uso di alcol e droghe. Senza successo: nel 1997 l'Islanda era ai primi posti in Europa per gli abusi di sostanze da parte dei teenager». Di qui l'esigenza di cambiare rotta.
Dal 1998 un questionario di 80 domande ("Quante sigarette fumi al giorno?", "I tuoi genitori sanno dove sei la sera?"), viene sottoposto a tutti i 14-16enni islandesi ogni anno, i risultati sono valutati dalle singole comunità locali che poi si fanno consigliare dagli esperti dell'Iscra. «È importante che genitori e insegnanti sappiano che quei risultati sono proprio relativi ai loro ragazzi così che abbiano una spinta in più a collaborare» spiega Sigfusdottir. Tra le attività dei genitori ci sono anche ronde serali: «In realtà servono più a far diventare amici tra loro i genitori, così che possano stabilire un canale di comunicazione sui problemi dei figli, che a reali scopi di sorveglianza» rivela la sociologa. Il nostro modello prevede dei magneti da frigorifero, spediti a tutte le famiglie dal Comune, che ricordano il "coprifuoco" serale per i ragazzi. È un trucco psicologico: poiché sono in tutte le case, rafforzano1'autorita del genitore quando chiede ai ragazzi di rientrare presto e impedisce ai ragazzi di obiettare "Ma il mio amico può rientrare all'ora che vuole!». Sotto 1'etichetta Youth in Europe, il modello islandese è da qualche anno adottato da oltre 30 città in 19 Paesi. Italia compresa.
Giuliano Aluffi
(la Repubblica 27 gennaio)
Dati alla mano, i risultati sono straordinari: un calo degli episodi di ubriachezza giovanile dal 2% del 1998 al 5% odierno, una riduzione del fumo quotidiano dal 23% del 1998 al 3% di oggi, e una caduta nel consumo di cannabis dal 17% del 1998 al 7% di oggi. Un miracolo che vorrebbero replicate anche a Santa Severina, dove il 28% dei ragazzi ha il primo incontro con l'alcol a 14 anni (contro il 19% della media europea) e il 63% si è ubriacato almeno una volta (oltre il doppio della media europea).
«L'idea di fondo viene dai miei studi sugli adolescenti in difficoltà negli Stati Uniti» spiega a Repubblica Harvey Milkman, docente di psicologia al Metropolitan College di Denver e ispiratore del modello islandese. «Per evitare che i ragazzi cerchino lo sballo con sostanze nocive, bisogna offrire loro un surrogato in famiglia o lo sport o i corsi di musica, grazie a voucher governativi che li rendono accessibili a tutte le famiglie - e dall'altro riduciamo i fattori di rischio, come le ore passate a zonzo o le uscite di gruppo a tarda sera» racconta Inga Dora Sigfusdottir, sociologa all'Università di Reykjavík e membro dell'Iscra (Centro islandese per la ricerca sociale). «Prima ci limitavamo a informare gli adolescenti sulle conseguenze negative dell'uso di alcol e droghe. Senza successo: nel 1997 l'Islanda era ai primi posti in Europa per gli abusi di sostanze da parte dei teenager». Di qui l'esigenza di cambiare rotta.
Dal 1998 un questionario di 80 domande ("Quante sigarette fumi al giorno?", "I tuoi genitori sanno dove sei la sera?"), viene sottoposto a tutti i 14-16enni islandesi ogni anno, i risultati sono valutati dalle singole comunità locali che poi si fanno consigliare dagli esperti dell'Iscra. «È importante che genitori e insegnanti sappiano che quei risultati sono proprio relativi ai loro ragazzi così che abbiano una spinta in più a collaborare» spiega Sigfusdottir. Tra le attività dei genitori ci sono anche ronde serali: «In realtà servono più a far diventare amici tra loro i genitori, così che possano stabilire un canale di comunicazione sui problemi dei figli, che a reali scopi di sorveglianza» rivela la sociologa. Il nostro modello prevede dei magneti da frigorifero, spediti a tutte le famiglie dal Comune, che ricordano il "coprifuoco" serale per i ragazzi. È un trucco psicologico: poiché sono in tutte le case, rafforzano1'autorita del genitore quando chiede ai ragazzi di rientrare presto e impedisce ai ragazzi di obiettare "Ma il mio amico può rientrare all'ora che vuole!». Sotto 1'etichetta Youth in Europe, il modello islandese è da qualche anno adottato da oltre 30 città in 19 Paesi. Italia compresa.
Giuliano Aluffi
(la Repubblica 27 gennaio)