LA GUERRIGLIA È FINITA C'È VITA DOPO LE FARC PER IL SOLDATO TRANS
Al guerrigliero Javier Escobar la militanza nelle Farc ha cominciato a stare stretta subito. Si era informato molto sugli obiettivi politici della guerriglia più antica dell'America Latina e aveva parlato con diversi comandanti prima di arruolarsi, 26 anni fa, ma una cosa è la teoria e un'altra la pratica. A Javier non piacevano la vita nella selva e le imboscate. E, ad aggravare la situazione, si sentiva donna.
Le Farc erano infatti un posto infame per i transessuali e un ragazzo che conosceva era stato fucilato quando si era scoperto che era gay. Così nascose il suo orientamento fidanzandosi con delle militanti, finché trovò il coraggio di scappare, 6 anni fa, a 39 anni, e iniziò un percorso di riabilitazione e, in parallelo, l'agognato cambio di identità sessuale. Oggi Javier si fa chiamare Dayana e lavora in un'associazione per i diritti dei Lghti a Bogotà.
Dayana è solo una delle migliaia di guerriglieri che hanno deciso di lasciare le Farc per accedere ai programmi dell'Agencia Colombiana para la Reintegración, che nel 2011 ha preso il posto degli organismi creati dai governi per favorire l'integrazione degli ex combattenti dei gruppi armati illegali. Sono circa 49 mila gli ex paramilitari e gli ex guerriglieri che si sono sottoposti alla trafila prevista dall'Agenzia, e 15 mila hanno concluso l'iter, in un processo che si è andato velocizzando a mano a mano che procedevano gli accordi di pace, firmati dal presidente Juan Manuel Santos e dal capo delle Farc, Timoleón Jiménez, e approvati dal Congresso. Funziona così: una volta ottenuto il certificato di smobilitazione, l'ex militante che non abbia commesso delitti di lesa umanità viene inserito nei corsi di formazione e assistenza psicologica che lo abiliteranno, dopo un massimo di 6 anni, a trovare un lavoro: come operaio o piccolo imprenditore, addirittura volontario nelle associazioni per i diritti delle vittime. Come nel caso del cinquantenne Holman Medina che, a dire il vero, ha impiegato parecchio per far dimenticare i 10 anni di militanza passati nelle Farc, ma a forza di impegno e buona volontà è diventato il punto di riferimento delle vittime del comune di Campoalegre, dove è nato e vive. Mentre José Orlando Sanchez si è ritagliato un ruolo peculiare: realizza modellini di guerriglieri privi di un arto inferiore, come lui stesso, e con quelle statuine vuole additare le brutture della guerra. Tant'è che ha aperto una fondazione per aiutare i mutilati. Ma sono nati anche imprenditori di successo. Come Jaiber Farfán Osorio, il cui panificio sforna ogni giorno 220 chili di pane e biscotti.
Gabriella Saba
(Il Venerdì 27 gennaio)
Al guerrigliero Javier Escobar la militanza nelle Farc ha cominciato a stare stretta subito. Si era informato molto sugli obiettivi politici della guerriglia più antica dell'America Latina e aveva parlato con diversi comandanti prima di arruolarsi, 26 anni fa, ma una cosa è la teoria e un'altra la pratica. A Javier non piacevano la vita nella selva e le imboscate. E, ad aggravare la situazione, si sentiva donna.
Le Farc erano infatti un posto infame per i transessuali e un ragazzo che conosceva era stato fucilato quando si era scoperto che era gay. Così nascose il suo orientamento fidanzandosi con delle militanti, finché trovò il coraggio di scappare, 6 anni fa, a 39 anni, e iniziò un percorso di riabilitazione e, in parallelo, l'agognato cambio di identità sessuale. Oggi Javier si fa chiamare Dayana e lavora in un'associazione per i diritti dei Lghti a Bogotà.
Dayana è solo una delle migliaia di guerriglieri che hanno deciso di lasciare le Farc per accedere ai programmi dell'Agencia Colombiana para la Reintegración, che nel 2011 ha preso il posto degli organismi creati dai governi per favorire l'integrazione degli ex combattenti dei gruppi armati illegali. Sono circa 49 mila gli ex paramilitari e gli ex guerriglieri che si sono sottoposti alla trafila prevista dall'Agenzia, e 15 mila hanno concluso l'iter, in un processo che si è andato velocizzando a mano a mano che procedevano gli accordi di pace, firmati dal presidente Juan Manuel Santos e dal capo delle Farc, Timoleón Jiménez, e approvati dal Congresso. Funziona così: una volta ottenuto il certificato di smobilitazione, l'ex militante che non abbia commesso delitti di lesa umanità viene inserito nei corsi di formazione e assistenza psicologica che lo abiliteranno, dopo un massimo di 6 anni, a trovare un lavoro: come operaio o piccolo imprenditore, addirittura volontario nelle associazioni per i diritti delle vittime. Come nel caso del cinquantenne Holman Medina che, a dire il vero, ha impiegato parecchio per far dimenticare i 10 anni di militanza passati nelle Farc, ma a forza di impegno e buona volontà è diventato il punto di riferimento delle vittime del comune di Campoalegre, dove è nato e vive. Mentre José Orlando Sanchez si è ritagliato un ruolo peculiare: realizza modellini di guerriglieri privi di un arto inferiore, come lui stesso, e con quelle statuine vuole additare le brutture della guerra. Tant'è che ha aperto una fondazione per aiutare i mutilati. Ma sono nati anche imprenditori di successo. Come Jaiber Farfán Osorio, il cui panificio sforna ogni giorno 220 chili di pane e biscotti.
Gabriella Saba
(Il Venerdì 27 gennaio)