GENOVA Il vento della scissione arriva anche nella patria di Grillo. Tre consiglieri comunali lasciano il M5S. Lo strappo è avvenuto ieri sera. Nella città del fondatore dei Cinquestelle, se ne va l'ex candidato sindaco grillino nel 2012, Paolo Putti, capogruppo in consiglio comunale, primo volto del movimento in città: tutto avviene a sei mesi dalle elezioni amministrative e nel pieno della presentazione on-line delle candidature a sindaco. Putti si è congedato con una mail: «Per noi l'esperienza con il movimento (scritto minuscolo, ndr) finisce qua. Scendiamo da questo mezzo: non è lo stesso con cui eravamo partiti e qualcuno ha deciso di cambiarlo senza condividere e costruendo scenari profondamente diversi. So long». Firmato Paolo Putti, Emanuela Burlando e Mauro Muscarà.
In Comune, i grillini dunque rimangono in due: Stefano De Pietro e Andrea Boccaccio. Superati, numericamente, dal gruppo "Effetto Genova". E si potrebbe aprire anche il fronte in Regione Liguria: dove due consiglieri, Francesco Battistini e Gabriele Pisani, già in rotta di collisione con il gruppo, ieri hanno offerto solidarietà ai fuoriusciti. «Il pasticcio del Parlamento europeo. Poi, l'obbligo di avere il via libera prima di dichiarare qualsiasi cosa - spiega le proprie ragioni, Putti - E nel Movimento c'è chi fa passare Putin e Trump per due statisti, mentre io devo sottoporre a giudizio le mie dichiarazioni». E a Genova accade ciò che è accaduto a Parma, ma non si preparano liste civiche: «Ho sentito Pizzarotti – dice - ha fatto bene a fare la lista: ha avuto il coraggio di liberarsi». Putti nel Movimento era ormai un dissidente. «Tradisce il mandato che gli hanno dato i cittadini: è entrato in consiglio con i voti del M5S, dovrebbe lasciare la sedia», graffia Alice Salvatore, portavoce regionale grillina, che ha appreso dalle agenzie 'il tradimento'. Tra lei, allevata da Casaleggio e fedelissima di Grillo, e Putti lo scontro è stato all'ordine del giorno: l'ex capogruppo l'ha accusata di «fare la politica dei selfie». «Paolo prova disagio da molto tempo –insinua - perché questa mossa a pochi mesi dalle elezioni? Offerte da altre forze politiche?». Putti, nonostante il corteggiamento di Rete a Sinistra, chiarisce: «Non penso alla politica oltre questo mandato, ma alla mia famiglia e al lavoro». Ha gli occhi blu umidi, dietro di lui i manifesti ormai ingialliti delle tante battaglie cittadine del "suo" M5S, contro la Gronda, contro la privatizzazione dei servizi: «Eravamo quelli che se il Pd oppure Fi proponevano una cosa che avrebbe fatto il bene della comunità, la votavamo. Ora invece bisogna andare contro - e lancia la staffilata - noi ci siamo tagliati i gettoni e abbiamo dato tutti i soldi del gruppo consiliare al movimento. Noi non abbiamo mai voluto vendere un prodotto, ma fare l'interesse dei cittadini».
Michela Bompiani
(la Repubblica 27 gennaio)
In Comune, i grillini dunque rimangono in due: Stefano De Pietro e Andrea Boccaccio. Superati, numericamente, dal gruppo "Effetto Genova". E si potrebbe aprire anche il fronte in Regione Liguria: dove due consiglieri, Francesco Battistini e Gabriele Pisani, già in rotta di collisione con il gruppo, ieri hanno offerto solidarietà ai fuoriusciti. «Il pasticcio del Parlamento europeo. Poi, l'obbligo di avere il via libera prima di dichiarare qualsiasi cosa - spiega le proprie ragioni, Putti - E nel Movimento c'è chi fa passare Putin e Trump per due statisti, mentre io devo sottoporre a giudizio le mie dichiarazioni». E a Genova accade ciò che è accaduto a Parma, ma non si preparano liste civiche: «Ho sentito Pizzarotti – dice - ha fatto bene a fare la lista: ha avuto il coraggio di liberarsi». Putti nel Movimento era ormai un dissidente. «Tradisce il mandato che gli hanno dato i cittadini: è entrato in consiglio con i voti del M5S, dovrebbe lasciare la sedia», graffia Alice Salvatore, portavoce regionale grillina, che ha appreso dalle agenzie 'il tradimento'. Tra lei, allevata da Casaleggio e fedelissima di Grillo, e Putti lo scontro è stato all'ordine del giorno: l'ex capogruppo l'ha accusata di «fare la politica dei selfie». «Paolo prova disagio da molto tempo –insinua - perché questa mossa a pochi mesi dalle elezioni? Offerte da altre forze politiche?». Putti, nonostante il corteggiamento di Rete a Sinistra, chiarisce: «Non penso alla politica oltre questo mandato, ma alla mia famiglia e al lavoro». Ha gli occhi blu umidi, dietro di lui i manifesti ormai ingialliti delle tante battaglie cittadine del "suo" M5S, contro la Gronda, contro la privatizzazione dei servizi: «Eravamo quelli che se il Pd oppure Fi proponevano una cosa che avrebbe fatto il bene della comunità, la votavamo. Ora invece bisogna andare contro - e lancia la staffilata - noi ci siamo tagliati i gettoni e abbiamo dato tutti i soldi del gruppo consiliare al movimento. Noi non abbiamo mai voluto vendere un prodotto, ma fare l'interesse dei cittadini».
Michela Bompiani
(la Repubblica 27 gennaio)