venerdì 25 agosto 2017

Omosessualità e Bibbia
Riflessioni del teologo Angelo Fracchia

7. UNA PAGINA PIÙ MEDITATA: ROMANI 1,18-32. Già diverso è il modo con cui Paolo affronta il tema all'inizio della lettera ai Romani.
I toni sono pesanti: «... le loro femmine hanno cambiato i rapporti naturali in quelli contro natura. Similmente anche i maschi, lasciando il rapporto naturale con la femmina, si sono accesi di desiderio gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi maschi con maschi, ricevendo così in se stessi la retribuzione dovuta al loro traviamento» (vv. 26-27). Almeno qui c'è una chiara e affidabile condanna dell'omosessualità?
Non proprio: Paolo. a essere precisi, ritiene che questa sia una conseguenza dell'idolatria degli "altri uomini", i non ebrei. Nel suo percorso, pensato per gli ebrei, vuole dimostrare che tutti gli uomini hanno bisogno di essere perdonati da Dio; nel farlo, parte dalle categorie che, per gli ebrei, erano le più malvagie, per giungere poi progressivamente ad ampliarle, fino a dire che tutti davanti a Dio sono peccatori e hanno bisogno della sua misericordia. Riprende quindi i cliché della legge, partendo dalla categoria di peccatori che più disgustava i suoi contemporanei ebrei.
Ancora una volta, insomma, si prende per buono ciò che insegnava la cultura alle spalle, senza prendere posizione.