domenica 18 febbraio 2018

Le parole per dirlo
"Sì, ma vedo anche uno spicchio di cielo" (Etty Hillesum)



È lunedì. Inizia una nuova settimana. Sto dando un'occhiata al giornale. Ammetto che non mi aiuta a partire con slancio. Notizie pesanti: litigi tra politici, conflitti internazionali, un attentato, una sparatoria... Così, prima di andare in ufficio, vado a rileggermi una pagina splendida del diario di Etty Hillesum, giovane internata nel campo di concentramento di Auschwitz.
Dice cosi: «Ma cosa credete, che non veda il filo spinato, non veda i forni crematori, non veda il dominio della morte? Sì, ma vedo anche uno spicchio di cielo, e in questo spicchio di cielo che ho nel cuore io vedo libertà e bellezza. Non ci credete? Invece è così». Etty è una ragazza di 29 anni, si trova in un luogo di morte, di lì a poco verrà uccisa. È una ragazza intelligente e vede benissimo la tragedia attorno a sé (il filo spinato, i forni crematori...). Eppure da quel campo di concentramento vede uno spicchio di cielo, vede un pezzetto di cielo azzurro e lo tiene ben stretto negli occhi e nel cuore. Quel cielo azzurro le ricorda che esistono liberta e bellezza, le ricorda che, nonostante tutte le brutture e perfino la morte imminente, esiste un senso e, dunque, si può continuare a credere alla vita. Bellissimo! Mi colpisce sempre quel «sì, ma vedo anche uno spicchio di cielo». Lo faccio mio in questo piovoso lunedì, davanti alle notizie del giornale. Non sono ingenuo, lo so che la realtà mi sbatte davanti agli occhi aspetti preoccupanti. Eppure come sarebbe bello poter dire: « Sì, ma vedo anche uno spicchio di cielo». Come sarebbe bello se riuscissimo a sottolineare qualcosa di bello in mezzo alle notizie pesanti, qualche spicchio di azzurro in mezzo alle nubi grigie.
Non si tratta di essere ingenui. È sempre vera quella frase che dice: «Non esiste una notte così nera da non mostrare almeno una stella». Cerchiamo insieme le stelle. Proprio come si fa quando si va con amici a guardare le stelle. Alzi gli occhi al cielo ed è subito una gara a dire: «Hai visto quella costellazione?», «Hai visto quella stella cadente?». Nella vita di tutti i giorni, anche nei momenti di crisi personale o sociale, impariamo a cercare le stelle. Proviamo a pensare ogni nuovo giorno come l'occasione per cercare le stelle. Sarebbe bello se, a chi ci chiederà un mattino «che cosa fai oggi?», potessimo rispondere: «Oggi vado a cercare le stelle!». Sicuramente anche oggi ci saranno stelle attorno a me: il sorriso di un amico, una persona che offre il suo tempo; un impiegato che svolge con passione il suo lavoro, una mamma che passa la notte sveglia accanto al figlio. Non sarà mai sprecata una giornata in cui siamo riusciti a vedere almeno una stella, un pezzo di cielo, qualcosa di bello.
Derio Olivero, Vescovo di Pinerolo

(L'Eco del Chisone, 7 febbraio)