domenica 4 febbraio 2018

QUANDO SCATTA…

" Emerge con chiarezza un dato di tutta evidenza. Nessuno ti tocca, ti ammonisce o ti emargina nella chiesa se ti occupi di tossicodipendenti, di mafia, di fame, di malati di Aids, di baraccopoli, del "terzo mondo", di lotta nonviolenta: tutte scelte umanamente ed evangelicamente preziose. Anzi, diventi una persona esposta al rischio di diventare un personaggio. Lo puoi fare a Milano, a Torino o a Calcutta, a Korococho o a Pinerolo. Qualcuno forse ti richiama alla prudenza, ma spesso si tratta di spazi anche "finanziati" o benedetti o tollerati dalle istituzioni ufficiali.
La gerarchia "scatta" su altri terreni di impegno: quando, con un lavoro sistematico di rinnovamento della teologia e delle prassi pastorali, si va a toccare la sacralità del suo potere, quando la si sveste dei panni divini, quando si emancipano le coscienze dalla dipendenza dalle leggi ecclesiastiche, quando si evidenzia la storicità di certi enunciati dogmatici o se ne fornisce una diversa interpretazione, quando si trasgrediscono le regole ecclesiastiche che escludono i divorziati o i gay e le lesbiche dalle nozze cristiane.
La gerarchia scatta e bacchetta quando si compie un cammino comunitario in cui, con gioia e serenità, con un pizzico d'ironia, si va oltre certi diktat senza nemmeno dover chiedere il permesso ad ogni passo, con una visione della chiesa in cui la comunione sia confronto, correzione reciproca e non sudditanza o dipendenza.
La gerarchia accetta volentieri tutto ciò che, in un contesto di scarsa credibilità della chiesa, presenta volti ed esperienze di alto livello morale che le fanno fare una "bella figura". Non gradisce invece tutto ciò che non porta acqua, credibilità e consenso all'istituzione ecclesiastica ufficiale.
Sottolineo con vigore questo fatto: nella chiesa puoi fare di tutto o quasi con la benedizione dei "sacri pastori" purché non tocchi la sacralità del loro potere e delle loro ideologie dogmatiche. Eppure e lì che bisogna lavorare pazientemente per smascherare non delle persone (verso le quali non nutro alcuna avversione) ma delle strutture e delle ideologie di dominio. "

(Franco Barbero, Perché resto, Pinerolo 2003, pag. 47-48)