lunedì 12 febbraio 2018

Sei Paesi balcanici nell'Unione europea entro il 2025

Accogliere nell'Unione europea sei paesi dei Balcani occidentali entro il 2025. È il progetto che la Commissione Ue illustrerà oggi di fronte all'Europarlamento riunito in plenaria a Strasburgo. Le porte dell'Unione saranno aperte non solo per Serbia e Montenegro, già impegnati nei negoziati di adesione, ma anche per Albania, Kosovo, Bosnia Erzegovina e Macedonia. La strategia sarà contenuta nel documento "Una prospettiva credibile per l'allargamento ai Balcani occidentali". A Bruxelles spiegano che si tratta di una «opportunità storica, vogliamo che tutti i paesi la sfruttino» anche se alla fine entrerà solo chi se lo meriterà. Ecco perché l'Europa chiederà ai singoli paesi specifici sforzi. Per il Kosovo sarà prioritario normalizzare i rapporti con la Serbia entro il 2019. Alla Bosnia si chiederà una maggiore volontà politica nel percorso Verso l'Unione. All'ex Repubblica jugoslava di Macedonia si impone di risolvere la disputa con la Grecia sul suo nome mentre per l'Albania in cima alle priorità c'è la riforma della giustizia. L'apertura ai Balcani piacerà all'Italia, da anni impegnata a prescindere dalla forza al governo a sostenere le candidature balcaniche.
Bruxelles inoltre offrendo la prospettiva Ue a tutte le capitali punta a superare le tensioni che da mesi fanno temere nuovi conflitti nella regione. Dopo la pubblicazione della strategia Johannes Hahn commissario Ue all'Allargamento, volerà a Belgrado e Podgorica per sottolineare il sostegno Ue. La visita fa seguito a quella del presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, e precede quella del numero uno della Commissione Jean-Claude Juncker, in programma tra fine febbraio e inizio marzo. Una pressione che Bruxelles spiega così: il 2018 sarà un anno chiave per i Balcani. In aprile è previsto un pacchetto allargamento che potrebbe permettere anche a Macedonia e Albania di iniziare i negoziati, mentre il 17 maggio a Sofia si terrà tra i leader Ue e quelli dei sei paesi.
Alberto D'Argenio

(la Repubblica 6 febbraio)