lunedì 5 febbraio 2018

VERSO UN ISLAM ITALIANO?

Il ministro degli interni Minniti è tornato sulla questione dell’integrazione dei musulmani.


"Il “Patto Nazionale per un islam italiano”, anche se non si è trasformato ancora in una legge approvata dal Parlamento, ha comunque fatto passi in avanti in questi ultimi mesi. E’ stato, quello firmato quasi un anno fa, un momento importante per garantire la presenza nel nostro paese di una confessione religiosa che resta al centro di un dibattito pubblico quanto mai acceso. E’ stato un documento che ha rappresentato un grande traguardo politico. E bene aveva fatto il Ministro Minniti a enfatizzarne l’importanza “per il presente e il futuro dell’Italia perché rappresenta un giusto equilibrio tra diritti e doveri, si muove dentro la nostra Costituzione e presuppone che tutti i firmatari l’accordo ripudino la violenza e il terrorismo”. In sostanza, senza integrazione si produce il brodo in cui cresce il fondamentalismo. Non era scontato che i 20 impegni sottoscritti – 10 sottoscritti dal ministero e 10 dalla comunità che insieme rappresentano circa il 70% dei musulmani in Italia – fossero messi nero su bianco. Certo, con gli ostacoli indubbi come ad esempio le vecchie polemiche su cosa si intendesse per formazione degli imam sulla eccessiva presenza di alcune sigle (in particolare l’Ucoii, vicina alla Fratellanza musulmana).
Il Patto, comunque, ha segnato una pietra miliare perché diversamente da quanto si fece con Giuliano Amato dove si chiedeva solo ai musulmani di sottoscrivere dei valori, oggi lo Stato si impegna a sua volta riconoscendo l’interlocutore.
Un processo di integrazione, questo, che è stato ricordato proprio nei giorni scorsi dal Ministro Minniti in visita a Napoli dove ha presentato una iniziativa forse unica in Europa. E cioè, quella di utilizzare nelle attività socialmente utili i migranti non respinti, e dunque richiedenti asilo. Una sperimentazione che è iniziata in Campania. E proprio a Pompei e nella Reggia di Caserta, tra non molto tempo, potremmo vedere impiegati gli extracomunitari.
“Il completamento di questo percorso ha detto Minniti – riguarda il rapporto tra accoglienza e integrazione. Con i giovani islamici a febbraio abbiamo firmato un patto che non trova precedenti in Europa e che afferma due grandi questioni. La prima è che si affermano e si sottoscrivono i principi sanciti dalla Costituzione italiana. In questo modo i sottoscrittori affermano di voler essere musulmani e italiani. E questa è la chiave per una corretta politica di integrazione. Ma chi ha aderito ha accettato anche il secondo punto, che prevede quattro concetti importantissimi”. E sono, conclude il Ministro: “le moschee che sono luoghi pubblici e aperti al pubblico; per ogni moschea; viene reso noto il nome dell’imam che vi esercita il culto; le prediche devono essere fatte in lingua italiana, e si prevede per gli stessi imam un percorso di formazione con l’Università. Infine per ogni moschea nuova che viene costruita vanno resi pubblici i finanziamenti, sia interni che internazionali”.
Insomma forse ci troviamo di fronte ad una svolta. E, come dice sempre il Ministro Minniti, se il Patto sottoscritto funzionerà potremmo avere un “Islam italiano” che sarà indubbiamente un passo ulteriore verso l’integrazione e la sicurezza. Ma su alcuni principi bisogna essere chiari: l’Italia è un paese laico che non impone leggi religiose e non può tollerare il fatto che la donna sia sottomessa all’uomo. Su questi punti non negozieremo. Perché è la democrazia a non essere negoziabile”.
Stefania Parisi