Il
ministro degli interni Minniti è tornato sulla questione
dell’integrazione dei musulmani.
"Il
“Patto Nazionale per un islam italiano”, anche se non si è
trasformato ancora in una legge approvata dal Parlamento, ha comunque
fatto passi in avanti in questi ultimi mesi. E’ stato, quello
firmato quasi un anno fa, un momento importante per garantire la
presenza nel nostro paese di una confessione religiosa che resta al
centro di un dibattito pubblico quanto mai acceso. E’ stato un
documento che ha rappresentato un grande traguardo politico. E bene
aveva fatto il Ministro Minniti a enfatizzarne l’importanza “per
il presente e il futuro dell’Italia perché rappresenta un giusto
equilibrio tra diritti e doveri, si muove dentro la nostra
Costituzione e presuppone che tutti i firmatari l’accordo ripudino
la violenza e il terrorismo”. In sostanza, senza integrazione si
produce il brodo in cui cresce il fondamentalismo. Non era scontato
che i 20 impegni sottoscritti – 10 sottoscritti dal ministero e 10
dalla comunità che insieme rappresentano circa il 70% dei musulmani
in Italia – fossero messi nero su bianco. Certo, con gli ostacoli
indubbi come ad esempio le vecchie polemiche su cosa si intendesse
per formazione degli imam sulla eccessiva presenza di alcune sigle
(in particolare l’Ucoii, vicina alla Fratellanza musulmana).
Il
Patto, comunque, ha segnato una pietra miliare perché diversamente
da quanto si fece con Giuliano Amato dove si chiedeva solo ai
musulmani di sottoscrivere dei valori, oggi lo Stato si impegna a sua
volta riconoscendo l’interlocutore.
Un
processo di integrazione, questo, che è stato ricordato proprio nei
giorni scorsi dal Ministro Minniti in visita a Napoli dove ha
presentato una iniziativa forse unica in Europa. E cioè, quella di
utilizzare nelle attività socialmente utili i migranti non respinti,
e dunque richiedenti asilo. Una sperimentazione che è iniziata in
Campania. E proprio a Pompei e nella Reggia di Caserta, tra non molto
tempo, potremmo vedere impiegati gli extracomunitari.
“Il
completamento di questo percorso ha detto Minniti – riguarda il
rapporto tra accoglienza e integrazione. Con i giovani islamici a
febbraio abbiamo firmato un patto che non trova precedenti in Europa
e che afferma due grandi questioni. La prima è che si affermano e si
sottoscrivono i principi sanciti dalla Costituzione italiana. In
questo modo i sottoscrittori affermano di voler essere musulmani e
italiani. E questa è la chiave per una corretta politica di
integrazione. Ma chi ha aderito ha accettato anche il secondo punto,
che prevede quattro concetti importantissimi”. E sono, conclude il
Ministro: “le moschee che sono luoghi pubblici e aperti al
pubblico; per ogni moschea; viene reso noto il nome dell’imam che
vi esercita il culto; le prediche devono essere fatte in lingua
italiana, e si prevede per gli stessi imam un percorso di formazione
con l’Università. Infine per ogni moschea nuova che viene
costruita vanno resi pubblici i finanziamenti, sia interni che
internazionali”.
Insomma
forse ci troviamo di fronte ad una svolta. E, come dice sempre il
Ministro Minniti, se il Patto sottoscritto funzionerà potremmo avere
un “Islam italiano” che sarà indubbiamente un passo ulteriore
verso l’integrazione e la sicurezza. Ma su alcuni principi bisogna
essere chiari: l’Italia è un paese laico che non impone leggi
religiose e non può tollerare il fatto che la donna sia sottomessa
all’uomo. Su questi punti non negozieremo. Perché è la democrazia
a non essere negoziabile”.