COME SI EDUCANO I SENTIMENTI?
Oggi educare i giovani ai sentimenti è impresa sempre più ardua, perché molti si fermano a livello di "impulso" che ha come linguaggio non le parole ma i gesti, il più delle volte violenti. A un gradino superiore agli impulsi incontriamo le emozioni, ossia la risonanza emotiva che le situazioni che incontriamo nel mondo e i nostri gesti con cui ci relazioniamo al mondo suscitano in noi.
Le emozioni sono in parte naturali e in parte culturali, ossia prodotti dall'educazione e dal nostro modo di vivere. In presenza di una carenza emotiva, la psiche non registra. la differenza tra ciò che è conveniente o sconveniente, tra ciò che è grave e ciò che non lo è, tra parlare male di un professore o pigliarlo a calci, tra corteggiare una ragazza o stuprarla. Quando, per le più diverse ragioni, la psiche è apatica è molto difficile accedere ai sentimenti.
I sentimenti non sono un'espressione della natura, ma della cultura. I sentimenti si apprendono. Fin dai tempi più remoti, le culture primitive si sono incaricate di raccontare miti dove era possibile apprendere la differenza tra il bene e il male, tra il giusto e l'ingiusto, il puro e l'impuro, il permesso e il proibito. Funzione questa che un tempo veniva svolta anche dalle nostre nonne quando ci raccontavano fiabe dove il bene e il male si contendevano la sorte del protagonista.
I miti greci sono una grandiosa rappresentazione delle passioni e dei sentimenti umani: Zeus e il potere, Arena l'intelligenza, Afrodite la sessualità, Apollo la bellezza, Ares l'aggressività, Dioniso la follia e via dicendo. Oggi non possiamo più rifarci alla mitologia greca per apprendere i sentimenti, ma disponiamo di quel grandioso e appassionante repertorio che è la letteratura, dove è possibile imparare cos'è l`amore in tutte le sue sfumature, cos'è il dolore in tutte le sue declinazioni, cos'è la gioia, la noia, la disperazione, il suicidio, la speranza, la tragedia. Leggendo, i sentimenti si imparano, ci si familiarizza con loro, se ne conosce il nome e i possibili percorsi a cui avviano e dove conducono. Insomma, leggendo, si acquisisce una competenza sentimentale che è alla base della sicurezza di sé.
Ma come lei fa notare oggi i giovani stanno passando (se mai già non sono definitivamente passati) dalla lettura che impegna il nostro cervello a tradurre i segni grafici in immagini (la parola "tavolo" nell'immagine del tavolo) alla visione diretta delle immagini, che esonera il nostro cervello dal lavoro di traduzione e lo fa regredire a livello infantile quando, per capire qualcosa del mondo, avevamo bisogno di tante immagini e illustrazioni. Più questa tendenza si diffonde e dilaga, sempre meno saranno i giovani (per non parlare degli adulti) che non apriranno mai un libro e si priveranno della capacità di educare i loro sentimenti.
Non credete a quanti dicono: «Quando sarò in pensione mi dedicherò alla lettura». Non è vero. Se non hanno imparato a leggere da piccoli non apriranno mai un libro. Non sanno come si fa. Non è un caso che l'Ocse abbia collocato l'Italia all'ultimo posto nella comprensione di un testo scritto. Ma questo non è ancora l'ultimo danno. Di peggio c'è il fatto che con le nuove tecnologie i commenti avvengono con un linguaggio poverissimo e soprattutto come risposta immediata su base emotiva, per cui anche coloro che si sono elevati al sentimento con l`uso dei nuovi media regrediscono all'immediatezza dell'emozione che non riflette, ma semplicemente reagisce, come gli animali dai riflessi condizionati.
umbertogalimberti@repubblica.it – 14 aprile
Oggi educare i giovani ai sentimenti è impresa sempre più ardua, perché molti si fermano a livello di "impulso" che ha come linguaggio non le parole ma i gesti, il più delle volte violenti. A un gradino superiore agli impulsi incontriamo le emozioni, ossia la risonanza emotiva che le situazioni che incontriamo nel mondo e i nostri gesti con cui ci relazioniamo al mondo suscitano in noi.
Le emozioni sono in parte naturali e in parte culturali, ossia prodotti dall'educazione e dal nostro modo di vivere. In presenza di una carenza emotiva, la psiche non registra. la differenza tra ciò che è conveniente o sconveniente, tra ciò che è grave e ciò che non lo è, tra parlare male di un professore o pigliarlo a calci, tra corteggiare una ragazza o stuprarla. Quando, per le più diverse ragioni, la psiche è apatica è molto difficile accedere ai sentimenti.
I sentimenti non sono un'espressione della natura, ma della cultura. I sentimenti si apprendono. Fin dai tempi più remoti, le culture primitive si sono incaricate di raccontare miti dove era possibile apprendere la differenza tra il bene e il male, tra il giusto e l'ingiusto, il puro e l'impuro, il permesso e il proibito. Funzione questa che un tempo veniva svolta anche dalle nostre nonne quando ci raccontavano fiabe dove il bene e il male si contendevano la sorte del protagonista.
I miti greci sono una grandiosa rappresentazione delle passioni e dei sentimenti umani: Zeus e il potere, Arena l'intelligenza, Afrodite la sessualità, Apollo la bellezza, Ares l'aggressività, Dioniso la follia e via dicendo. Oggi non possiamo più rifarci alla mitologia greca per apprendere i sentimenti, ma disponiamo di quel grandioso e appassionante repertorio che è la letteratura, dove è possibile imparare cos'è l`amore in tutte le sue sfumature, cos'è il dolore in tutte le sue declinazioni, cos'è la gioia, la noia, la disperazione, il suicidio, la speranza, la tragedia. Leggendo, i sentimenti si imparano, ci si familiarizza con loro, se ne conosce il nome e i possibili percorsi a cui avviano e dove conducono. Insomma, leggendo, si acquisisce una competenza sentimentale che è alla base della sicurezza di sé.
Ma come lei fa notare oggi i giovani stanno passando (se mai già non sono definitivamente passati) dalla lettura che impegna il nostro cervello a tradurre i segni grafici in immagini (la parola "tavolo" nell'immagine del tavolo) alla visione diretta delle immagini, che esonera il nostro cervello dal lavoro di traduzione e lo fa regredire a livello infantile quando, per capire qualcosa del mondo, avevamo bisogno di tante immagini e illustrazioni. Più questa tendenza si diffonde e dilaga, sempre meno saranno i giovani (per non parlare degli adulti) che non apriranno mai un libro e si priveranno della capacità di educare i loro sentimenti.
Non credete a quanti dicono: «Quando sarò in pensione mi dedicherò alla lettura». Non è vero. Se non hanno imparato a leggere da piccoli non apriranno mai un libro. Non sanno come si fa. Non è un caso che l'Ocse abbia collocato l'Italia all'ultimo posto nella comprensione di un testo scritto. Ma questo non è ancora l'ultimo danno. Di peggio c'è il fatto che con le nuove tecnologie i commenti avvengono con un linguaggio poverissimo e soprattutto come risposta immediata su base emotiva, per cui anche coloro che si sono elevati al sentimento con l`uso dei nuovi media regrediscono all'immediatezza dell'emozione che non riflette, ma semplicemente reagisce, come gli animali dai riflessi condizionati.
umbertogalimberti@repubblica.