lunedì 23 aprile 2018

Le parole per dirlo
«Coloro che furono visti danzare vennero ritenuti pazzi da coloro che non potevano sentire la musica» F. Nietzsche


Oggi, finalmente, sono riuscito a fare la mia prima camminata in montagna. Alle 13 stavo andando a pranzo, mi sono fermato, ho ammirato le montagne e. . . sono partito. Mi sono concesso quattro ore di vacanza, sono andato sul monte Freidour: panorama stupendo. Quindi sono sceso a Casa Canada ed ho mangiato una magnifica polenta, con farina macinata a pietra: buonissima. Ho conosciuto il gestore, un giovane davvero cordiale. Poi mi sono fermato a guardare le invitanti pareti di roccia della Sbarua. Vari alpinisti stavano arrampicando. Vicino a me alcune persone commentavano: «Che pazzi, ma che gusto ci provano? Ma chi glielo fa fare di faticare e rischiare così?». A queste parole mi si contorcevano le budella. Avevo voglia di avvicinarmi e dire: «Non capite proprio niente!». Ma sono stato zitto. Perché ho compreso una cosa importante: questi signori, che davano un giudizio così fuori luogo, in verità non potevano fare diversamente. Perché? Perché non hanno mai assaporato la bellezza di un'arrampicata. Non conoscono l'emozione che si prova nel trovare un piccolo appiglio dopo aver accarezzato ogni pezzetto di roccia per cercarlo. Non conoscono la bellezza di superare un passaggio a prima vista impossibile. Non hanno sentito il piacere di essere una cosa sola con la parete. In una parola, quei signori erano "ciechi". Guardavano ma non potevano "vedere". Il loro giudizio era figlio della loro cecità. Così, tomando, mi sono portato in cuore questa grande verità; spesso diamo del "pazzo" a chi osa andare oltre le nostre certezze. Là erano gli alpinisti, nella vita spesso sono le persone che osano tentare qualche cambiamento, osano cercare vie nuove, osano sperimentare modi diversi di vivere la fede, la politica, il lavoro. Noi, seduti, li definiamo pazzi. Forse soltanto perché non sentiamo la musica che sentono loro, non proviamo la loro passione, non abbiamo la loro genialità, il loro coraggio, la loro fede. Proprio come diceva F1 Nietzsche: «Coloro che furono visti danzare vennero ritenuti pazzi da coloro che non potevano sentire la musica». In questi tempi abbiamo bisogno di "pazzi", cioè di uomini onesti e coraggiosi capaci di cercare sentieri nuovi in ogni ambito della vita. Anche nella Chiesa. Per aprire strade che portano al futuro, non al passato. Per ridarci il sapore buono del Cristianesimo, oltre il gusto vano di formule vuote. Per ridarci la voglia di vivere, oltre il peso quotidiano del sopravvivere. Non condanniamo chi prova passaggi nuovi! Anzi, alleniamoci insieme a cercare la strada migliore per domani. Per noi e per i "cuccioli" delle nuove generazioni.

Derio Olivero, vescovo di Pinerolo

(L'Eco del Chisone 11 aprile)