sabato 14 aprile 2018

UN AIUTO PER RICORDARE


Corso Biblico. Torino, 23.03.2018.
II libro di Samuele.
(Appunti presi durante la conferenza di don Franco Barbero).

Siamo ai capitoli 11 e 12 del secondo libro di Samuele che contengono una narrazione molto nota e carica di significato. Si è visto che i libri di Samuele sono percorsi da una tensione dialettica tra due sensibilità: da una lato la celebrazione della regalità e dall'altra la visione profetica. Da un lato queste pagine vogliono essere l'epica della monarchia, come forma necessaria di governo del popolo, voluta da Dio come organizzazione politica che crei le condizioni favorevoli ad una vita felice di Israele come è la volontà di Dio; dall'altro la visione profetica smaschera senza ipocrisie e con il coraggio di non nascondere la verità la cruda realtà fatta di intrighi di corte, infedeltà, abusi di potere smentendo senza mezzi termini l'intento celebrativo e mettendo a nudo un quadro esistenziale sconvolgente.
L'episodio dell'innamoramento di Davide per Betsabea e dell'intrigo per far morire il marito Uria descritto al capitolo 11 costituisce uno di questi momenti di basso profilo. Già l'inizio del capitolo è un poco promettente richiamo al “tempo in cui i re sono soliti andare alla guerra”. L'episodio si snoda in un crescente contrasto tra l'opportunismo criminale di Davide e la rettitudine morale di Uria. Il finale (vv. 26, 27) è un teatrino di ipocrisia. Ma come sempre nella Bibbia Dio si dimostra instancabile nell'amore e anche di fronte alle peggiori infedeltà prende l'iniziativa e manda il profeta Natan che con l'atteggiamento tipico dei profeti punta il dito senza ambiguità contro il colpevole: “Tu sei quell'uomo!” (12, 7). Ma la trasgressione esige sempre, secondo la cultura del tempo, la punizione; la benedizione si allontana e la conseguenza è spietata: il figlio concepito da Betsabea da Davide dovrà morire ed erede sarà un altro figlio concepito in tempo successivo dalla stessa Betsabea.
Per non fraintendere il testo si tratta qui, come in molti altri episodi biblici, di contestualizzare la narrazione attraverso il metodo storico critico di lettura. La visione di Dio è qui filtrata dalla mentalità del tempo e va “purificata”. Il messaggio di fondo è che Dio continua ad amare l'umanità ed invita a guardare avanti; nella storia c'è sempre un Natan che consente di non interrompere l'ascolto di Dio; ma va evitato l'errore tipico della mentalità di allora di implicare Dio nelle vicende storiche umane e nel dare una giustificazione teologica dei fatti che non si riescono a spiegare. Per non cadere nel fondamentalismo bisogna non tirare in ballo Dio per giustificare azioni che rientrano nelle responsabilità umane oppure per spiegare fatti che risultano misteriosi.
Guido Allice