Dagli
insulti alle liste nere, prosegue la campagna M5S contro la libertà
di stampa.
Il blog del Movimento ha pubblicato “i top 5 giornali
italiani con i conflitti di interesse grossi come una casa”. Al
primo posto, ovviamente, Repubblica.
Contemporaneamente il vicepremier Luigi Di Maio ha ribadito
l’annuncio di una legge “per incentivare gli editori puri”
presentata come una maniera per mettere in riga tutti i media.
L’altro leader pentastellato, Alessandro Di Battista, è andato
oltre, stilando un elenco dei suoi cronisti modello e pretendendo le
scuse dal resto dei giornalisti. Colpisce ancora una volta come i
leader M5S non si rendano conto di essere loro il potere: sono al
governo e fanno parte della maggioranza parlamentare. Si comportano
come fossero ancora un movimento d’opposizione, vittima di chissà
quale complotto, mentre hanno deciso le nomine dei vertici
dell’informazione Rai e minacciano leggi per regolare tutti i
media.
Dimenticano il principio base delle democrazie occidentali: è
il potere, e quindi loro, a dovere essere trasparente e
controllabile. Scaricare sui media l’incapacità di gestire la
crisi di Genova dopo il crollo del Ponte Morandi o i risultati
mediocri del vertice sulla Libia non è altro che un metodo per
distorcere la realtà, costruendo una cortina di propaganda di fronte
all’assenza di concretezza nell’affrontare i problemi.
In
questa confusione dei ruoli spiccano le parole del premier Giuseppe
Conte. Ha assicurato che “la libertà di stampa non sarà mai messa
in discussione”. Per poi dare una lettura maramaldesca del
rapporto tra giornalisti e potere: “come spesso voi attaccate
violentemente noi, può capitare che anche voi veniate attaccati
violentemente. Ci sta…”. No, non sono queste le regole di uno
stato di diritto e sorprende che un giurista come Conte le ignori: è
alla stampa che viene garantita la libertà di critica, come
strumento attraverso il quale controllare il potere. In nessun Paese
il governo si arroga il diritto di “attaccare violentemente” i
giornali.
Anche
la visione pentastellata del funzionamento dei media e la loro idea
di testate asservite ai poteri forti che sfornano fake news a comando
sono fuori dal mondo. Immaginano direttori che si fanno dettare gli
articoli dagli editori, forse perché è questo il modello che loro
sognano. Il nostro giornalismo, nel bene e nel male, è gestito in
totale autonomia dalla direzione e dalla redazione che ne rispondono
ogni giorno ai lettori.
E continueranno a farlo, nonostante gli
insulti e le intimidazioni dei 5Stelle.
14
novembre – Editoriale di Repubblica