venerdì 23 novembre 2018

IL SOGNO 5 STELLE DI UNA STAMPA SERVA


Dagli insulti alle liste nere, prosegue la campagna M5S contro la libertà di stampa. 
Il blog del Movimento ha pubblicato “i top 5 giornali italiani con i conflitti di interesse grossi come una casa”. Al primo posto, ovviamente, Repubblica. Contemporaneamente il vicepremier Luigi Di Maio ha ribadito l’annuncio di una legge “per incentivare gli editori puri” presentata come una maniera per mettere in riga tutti i media. 
L’altro leader pentastellato, Alessandro Di Battista, è andato oltre, stilando un elenco dei suoi cronisti modello e pretendendo le scuse dal resto dei giornalisti. Colpisce ancora una volta come i leader M5S non si rendano conto di essere loro il potere: sono al governo e fanno parte della maggioranza parlamentare. Si comportano come fossero ancora un movimento d’opposizione, vittima di chissà quale complotto, mentre hanno deciso le nomine dei vertici dell’informazione Rai e minacciano leggi per regolare tutti i media. 
Dimenticano il principio base delle democrazie occidentali: è il potere, e quindi loro, a dovere essere trasparente e controllabile. Scaricare sui media l’incapacità di gestire la crisi di Genova dopo il crollo del Ponte Morandi o i risultati mediocri del vertice sulla Libia non è altro che un metodo per distorcere la realtà, costruendo una cortina di propaganda di fronte all’assenza di concretezza nell’affrontare i problemi.
In questa confusione dei ruoli spiccano le parole del premier Giuseppe Conte. Ha assicurato che “la libertà di stampa non sarà mai messa in discussione”. Per poi dare una lettura maramaldesca del rapporto tra giornalisti e potere: “come spesso voi attaccate violentemente noi, può capitare che anche voi veniate attaccati violentemente. Ci sta…”. No, non sono queste le regole di uno stato di diritto e sorprende che un giurista come Conte le ignori: è alla stampa che viene garantita la libertà di critica, come strumento attraverso il quale controllare il potere. In nessun Paese il governo si arroga il diritto di “attaccare violentemente” i giornali.
Anche la visione pentastellata del funzionamento dei media e la loro idea di testate asservite ai poteri forti che sfornano fake news a comando sono fuori dal mondo. Immaginano direttori che si fanno dettare gli articoli dagli editori, forse perché è questo il modello che loro sognano. Il nostro giornalismo, nel bene e nel male, è gestito in totale autonomia dalla direzione e dalla redazione che ne rispondono ogni giorno ai lettori. 
E continueranno a farlo, nonostante gli insulti e le intimidazioni dei 5Stelle.
14 novembre – Editoriale di Repubblica