Scheda breve
(Wikipedia)
Ernesto Buonaiuti
(Roma,
25
giugno 1881
– Roma,
20
aprile 1946)
è stato un presbitero,
storico,
antifascista,
teologo,
accademico
italiano,
studioso di storia
del cristianesimo e di filosofia religiosa, fra
i principali esponenti del modernismo
italiano. Scomunicato
e dimesso dallo stato clericale dalla Chiesa
cattolica per aver preso le difese del
movimento modernista, fu prima esonerato dalle attività didattiche,
in base ai Patti
Lateranensi tra Chiesa e Regno d'Italia, e poi
privato della cattedra universitaria per essersi rifiutato, con pochi
altri docenti (meno di venti), di giurare
fedeltà al regime.
Scheda lunga (da Wikipedia con modifiche)
Cenni biografici.
Ernesto Buonaiuti nacque a Roma, in via
di Ripetta 102, il 25 giugno 1881, quartogenito di Leopoldo e Luisa
Costa. Il padre, gestore di una rivendita di tabacchi, morì nel 1887
di tubercolosi, lasciando la moglie (che non si risposò mai e visse
quasi sempre con Ernesto fino alla morte, avvenuta nel 1941), e
cinque bambini.
Dopo avere
frequentato il Pontificio
Seminario Romano dell'Apollinare di Roma
(qui fra i suoi compagni vi fu Angelo Roncalli, poi papa
Giovanni XXIII[3]),
fu ordinato sacerdote il 19 dicembre 1903.
Durante il periodo degli studi aveva dimostrato ben presto doti
intellettuali fuori dal comune, incorrendo però in sanzioni da parte
dei superiori per la troppa libertà dimostrata nell'apprezzare le
moderne impostazioni scientifiche delle discipline religiose.
Proseguì i suoi studi, collaborando con lo storico delle religioni
Salvatore
Minocchi, utilizzando le risorse offerte dal
metodo
positivo allo studio del Cristianesimo
primitivo (Il cristianesimo primitivo e la
Politica imperiale romana, 1911).
Fondò a soli
24 anni la Rivista storico-critica delle scienze teologiche,
per la diffusione della cultura religiosa in Italia e diresse in
seguito la rivista Ricerche religiose. Queste riviste,
premiate almeno in un primo momento da un discreto successo
editoriale, vennero poste poi all'Indice.
Il 25 gennaio 1926 era stato colpito con la scomunica, ribadita più
volte, per aver preso le difese del movimento
modernista soprattutto nelle opere Il
programma dei modernisti (1908)
e Lettere di un prete modernista (1908),
contro la posizione ufficiale della Chiesa espressa nell'Enciclica
Pascendi dominici gregis, emanata da papa
Pio X nel 1907[4].
Nell'autobiografia (Il pellegrino di Roma, 1945),
Buonaiuti ricostruì il conflitto con la Chiesa
cattolica, della quale, nonostante la
scomunica, continuò a proclamarsi figlio fedele.
Nel 1915
vinse il concorso a cattedra, bandito per ricoprire il ruolo di
professore ordinario di Storia
del cristianesimo rimasto vacante per la morte
di Baldassarre Labanca, presso l'Università
di Roma, prevalendo su altri candidati illustri
come lo stesso Minocchi,
Adolfo
Omodeo, Luigi
Salvatorelli e Umberto
Fracassini, Nicolò
d'Alfonso. Gli anni di insegnamento,
liberamente esercitato presso un Ateneo statale a dispetto delle
censure ecclesiastiche[senza fonte],
gli permisero di formare un gruppo di allievi, tra i quali spiccano
Agostino Biamonti, Ambrogio
Donini (che dopo la fine della guerra sarebbe
stato professore di Storia del Cristianesimo a Bari e senatore
comunista)
e Marcella Ravà (poi divenuta direttrice della Biblioteca
Nazionale Centrale di Roma), fortemente
attaccati alla figura e all'opera del maestro. Rilevante
il figura di suor Maria Pastorella (poi Maria di Campello, al secolo
Valeria Pignetti, torinese) , conosciuta in occasione della malattia
mortale di Agostino Biamonti,
le lo consultò in ordine alla costitizione dell'eremo ecumenico di
Campello. In seguito al Concordato
del 1929,
tuttavia, venne esonerato dalle attività didattiche e assegnato a
compiti extra-accademici, come direttore dell'Edizione Nazionale
delle Opere di Gioacchino
da Fiore. La cattedra universitaria gli fu
tolta definitivamente nel 1931
per aver rifiutato di prestare il giuramento
di fedeltà al Fascismo, al pari del suo amico
Giorgio
Levi Della Vida, che di lui lasciò un
affettuoso ricordo di grande valore scientifico e umano nel suo
Fantasmi ritrovati[5].
Gli anni successivi, segnati dagli
stenti per via della sospensione dello stipendio, lo videro impegnato
nell'attività di conferenziere, sempre sotto l'osservazione della
polizia segreta fascista, soprattutto presso la congregazione
metodista romana e di professore ospite presso
l'Università
di Losanna in Svizzera, dove tenne cicli di
lezioni sulla storia del Cristianesimo. L'offerta di una cattedra
stabile di Storia del Cristianesimo presso la Facoltà di Teologia
della stessa Università fu da lui declinata, poiché richiedeva come
condizione la sua adesione ufficiale alla confessione
cristiana riformata.
Durante la
seconda
guerra mondiale, dopo l'8 settembre 1943,
nascose per qualche mese nella sua casa romana un ragazzo ebreo,
Giorgio Castelnuovo, allora tredicenne, affidatogli dalla famiglia,
salvandolo cosi' dalle deportazioni. Per questo Buonaiuti ha ricevuto
nel 2012 il riconoscimento postumo di giusto
tra le nazioni dall'istituto Yad
Vashem di Gerusalemme.[6]
Dopo la fine
della guerra, nel 1945,
Buonaiuti non fu comunque reintegrato nel ruolo di professore
ordinario come era accaduto per gli altri colleghi superstiti che non
avevano accettato il giuramento di fedeltà al Fascismo, sulla base
di una discussa applicazione retroattiva, sostanzialmente ad
personam[7],
dei Patti
Lateranensi, che prevedeva il divieto, per un
presbitero scomunicato, di occupare una cattedra in una università
statale: a favorire questo esito della vicenda ci furono non solo i
cattolici della Democrazia
Cristiana[senza fonte],
ma anche i comunisti
e i liberali,
riuniti dalla comune ostilità, ereditata dal passato, contro il
Modernismo, visto ideologicamente come una corrente cristiana non
facilmente inquadrabile nella polarizzazione tra laici e cattolici,
sotto il cui segno nasceva il nuovo stato italiano.
Si spense nella sua città il 20 aprile
1946,
a seguito dell'aggravarsi dei problemi cardiaci che da tempo lo
affliggevano. È sepolto presso il Cimitero del Verano di Roma.
Dopo la sua morte vi
sono state numerose iniziative per la sua piena riabilitazione,
l'ultima e più importante è l'appello promosso dal movimento "Noi
siamo Chiesa" nel giugno 2014 che ha raccolto oltre 350 adesioni
tra cui quelle di Raniero La Valle, Gianni Novelli, Ettore Masina,
Giovanni Avena, Vittorio Bellavite, Luigi Bettazzi, Enrico Payretti,
Paola Gaiotti De Biase, Giovanni Franzoni, Lidia Menapace, Carlo
Molari, "Tempi di Fraternità", "Agire politicamente.
Coordinamento di cattolici democratici", Giovanni Miccoli,
Giovanni Bianco, Adriana Valerio, Armido Rizzi, Paolo Farinella, Vito
Mancuso, Mina Welby, Francesco Zanchini, "Coordinamento delle
comunità cristiane di base", Frei Betto. La sottoscrizione
dell'appello è tuttora aperta a tutti.
(Inviatomi da "Tempi di fraternità".