La piazza di Budapest sfida Orban
ormai è rivolta per la "legge schiavitù"
BERLINO, GERMANIA
Continua
e cresce per il quinto giorno consecutivo nella capitale ungherese
Budapest la protesta contro la cossidetta “legge-schiavitù” passata dal
governo di Viktor Orbán. Ogni giorno migliaia di persone scendono in
piazza, tutti uniti: sindacati, partiti d’opposizione di sinistra o
liberal, estrema destra, gruppi giovanili della società civile. Ieri le
forze di sicurezza hanno nuovamente reagito con durezza: tra i lanci di
lacrimogeni della polizia alcuni deputati indipendenti dell’opposizione
sono stati pestati ed espulsi a forza dalla sede centrale della MTV, la
tv pubblica, dove erano entrati pacificamente per chiedere che i media
dessero notizie del movimento. È una difficoltà imprevista per il
carismatico leader. Nelle prossime ore sono annunciati nuovi cortei dopo
quelli attaccati con lacrimogeni e idranti nella tarda serata di
domenica. Per la prima volta un esecutivo sovranista nel gruppo di
Viségrad (Polonia, Cechia, Slovacchia, Ungheria) e nella Ue in generale
affronta simili proteste, che minacciano di guadagnare ampiezza
paragonata da diplomatici e osservatori a quella dei gialli in Francia.
Ákos Hadházy e la signora Bendett Szél, entrambi legislatori indipendenti dell’opposizione, sono stati brutalmente picchiati e buttati fuori dall’edificio della Magyar Televizíó dove erano entrati pacificamente per esporre le loro richieste di libera informazione. La signora Szél è riuscita a documentare tutto in un video girato con lo smartphone mentre insieme a Hadházy veniva pestata, spintonata ed espulsa. È la prima volta da quando è stato eletto nell’aprile 2010 (e rieletto poi nel 2014 e quest’anno) che Orbán affronta contestazioni talmente ampie, e soprattutto trasversali: le forze più eterogenee, da sindacati, socialisti e liberali, ai giovani alternativi, all’ultradestra di Jobbik, sfilano da cinque giorni in piazza sventolando bandiere nazionali contro la legge che aumenta a 400 l’anno il numero di ore straordinarie permesse, e che secondo il governo favorisce sia le imprese sia i lavoratori che vogliono guadagnare di più. “Gli eventi di piazza sono una dimostrazione aggressiva di una piccola minoranza”, ha dichiarato Gergely Gyulas, ministro e tra i principali consiglieri del premier.
Sono le dimostrazioni più massicce a Budapest da quelle contro il governo socialista svoltesi nel 2006. Domenica a tarda sera almeno 15mila persone si sono riunite nella monumentale Piazza degli eroi marciando poi lungo il lungo, centrale viale Andrássy fino al Parlamento e affrontando cariche della polizia. Da ieri il nuovo obiettivo delle dimostrazioni è il centralissimo palazzo della televisione, accusata di silenzio sulle proteste. I manifestanti chiedono anche la fine del controllo totale sui media da parte del governo e della fondazione istituita da oligarchi che controlla 432 testate.
Ákos Hadházy e la signora Bendett Szél, entrambi legislatori indipendenti dell’opposizione, sono stati brutalmente picchiati e buttati fuori dall’edificio della Magyar Televizíó dove erano entrati pacificamente per esporre le loro richieste di libera informazione. La signora Szél è riuscita a documentare tutto in un video girato con lo smartphone mentre insieme a Hadházy veniva pestata, spintonata ed espulsa. È la prima volta da quando è stato eletto nell’aprile 2010 (e rieletto poi nel 2014 e quest’anno) che Orbán affronta contestazioni talmente ampie, e soprattutto trasversali: le forze più eterogenee, da sindacati, socialisti e liberali, ai giovani alternativi, all’ultradestra di Jobbik, sfilano da cinque giorni in piazza sventolando bandiere nazionali contro la legge che aumenta a 400 l’anno il numero di ore straordinarie permesse, e che secondo il governo favorisce sia le imprese sia i lavoratori che vogliono guadagnare di più. “Gli eventi di piazza sono una dimostrazione aggressiva di una piccola minoranza”, ha dichiarato Gergely Gyulas, ministro e tra i principali consiglieri del premier.
Sono le dimostrazioni più massicce a Budapest da quelle contro il governo socialista svoltesi nel 2006. Domenica a tarda sera almeno 15mila persone si sono riunite nella monumentale Piazza degli eroi marciando poi lungo il lungo, centrale viale Andrássy fino al Parlamento e affrontando cariche della polizia. Da ieri il nuovo obiettivo delle dimostrazioni è il centralissimo palazzo della televisione, accusata di silenzio sulle proteste. I manifestanti chiedono anche la fine del controllo totale sui media da parte del governo e della fondazione istituita da oligarchi che controlla 432 testate.
Andrea Tarquini, La Repubblica 18/12