Abbiamo
interesse degli smarriti, e marginati, lontani, gli asociali, i
bisognosi. Bisogna che diciamo onestamente che a Gesù non è riuscito di
riportare a casa in gran numero le centesime pecore. Ci furono intere
città e villaggi in cui non riuscì a farsi capire.
Ci furono molti
malati che neppure lui seppe guarire, perché, dalla paura che avevano
non erano in condizione di credere. Non dovremmo trasformare le
possibilità della grazia nell'obbligo di una nuova super morale.
Può
darsi che ci capiti abbastanza spesso di incontrare la 100ª pecora già
dilaniata dei lupi. Suvvia, non abbiamo alcun diritto di comportarci fra
di noi, da persona a persona, come pecore e lupo, ma non dobbiamo
neppure considerarci onnipotenti, tanto da poter riparare a ogni
distruzione operata dai lupi.
Dobbiamo anche renderci conto che alcune
pecore sono talmente impaurite che già il passo del loro salvatore che
si avvicina crea il pericolo che precipitino giù dal precipizio. E'
difficile riportare a casa la 100ª pecora. Ma è vero: fra gli esseri
umani non c'è niente di più grande e davanti a Dio niente di più bello
di quando ci riesce una cosa del genere.
E ad ogni modo non dovrebbe mai
abbandonare il nostro cuore l'atteggiamento di una sconfinata
compassione. Infatti, nel senso della morale, possiamo essere buoni
soltanto se il bene e benevolo. E allora il bene cessa di essere
soltanto moralistico, allora si trasforma in una fiducia che é vasta
quanto l'oriente è lontano dall'occidente e lo zenit dalla terra. Tutto
abbraccia la benevolenza e la bontà di Dio. E, facendo un altro passo
avanti si noterà che non ci sono affatto 99 giusti e una pecora
smarrita, ma soltanto un medesimo genere umano che va incontro alla
salvezza nella buona e nella cattiva sorte, verso la grazia e verso la
felicità.
Eugen Drewermann, Quando il cielo tocca la terra, Queriniana, pag.248