domenica 30 dicembre 2018

MAI ONNIPOTENTI

Abbiamo interesse degli smarriti, e marginati, lontani, gli asociali, i bisognosi. Bisogna che diciamo onestamente che a Gesù non è riuscito di riportare a casa in gran numero le centesime pecore. Ci furono intere città e villaggi in cui non riuscì a farsi capire. 
Ci furono molti malati che neppure lui seppe guarire, perché, dalla paura che avevano non erano in condizione di credere. Non dovremmo trasformare le possibilità della grazia nell'obbligo di una nuova super morale. 
Può darsi che ci capiti abbastanza spesso di incontrare la 100ª pecora già dilaniata dei lupi. Suvvia, non abbiamo alcun diritto di comportarci fra di noi, da persona a persona, come pecore e lupo, ma non dobbiamo neppure considerarci onnipotenti, tanto da poter riparare a ogni distruzione operata dai lupi. 
Dobbiamo anche renderci conto che alcune pecore sono talmente impaurite che già il passo del loro salvatore che si avvicina crea il pericolo che precipitino giù dal precipizio. E' difficile riportare a casa la 100ª pecora. Ma è vero: fra gli esseri umani non c'è niente di più grande e davanti a Dio niente di più bello di quando ci riesce una cosa del genere. 
E ad ogni modo non dovrebbe mai abbandonare il nostro cuore l'atteggiamento di una sconfinata compassione. Infatti, nel senso della morale, possiamo essere buoni soltanto se il bene e benevolo. E allora il bene cessa di essere soltanto moralistico, allora si trasforma in una fiducia che é vasta quanto l'oriente è lontano dall'occidente e lo zenit dalla terra. Tutto abbraccia  la benevolenza e la bontà di Dio. E, facendo un altro passo avanti si noterà che non ci sono affatto 99 giusti e una pecora smarrita, ma soltanto un medesimo genere umano che va incontro alla salvezza nella buona e nella cattiva sorte, verso la grazia e verso la felicità.

Eugen Drewermann, Quando il cielo tocca la terra, Queriniana, pag.248