"...ero forestiero e mi avete ospitato"
Dalla fraternità dell'Ordine Francescano Secolare di Pinerolo
A proposito del Decreto sicurezza che sta suscitando un dibattito e prese di posizione, vorremmo fare come laici francescani alcune considerazioni.
Secondo un approfondimento pubblicato da La Repubblica in data 1° dicembre, le persone interessate dalla manovra sarebbero 40mila. Tutti migranti regolari e con documenti e titolari di protezione umanitaria.
La legge prevede che l'accoglienza negli Sprar (cioè la rete di centri deputati alla seconda accoglienza) sia riservata solo più ai titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati (cioè una piccola parte degli attuali aventi diritto). In realtà però i titolari di protezione umanitaria dovranno lasciare anche le strutture di prima accoglienza (Cara e Cas). Una situazione che ci coinvolge direttamente anche perché centri di questo tipo sono presenti nel territorio pinerolese, e molti di noi hanno avuto modo di incontrare e conoscere qualcuno degli ospiti. Abbiamo sentito raccontare dai diretti interessati storie impressionanti di violenza, ma tante volte sono stati anche incontri belli e carichi di significato. Sono nati progetti interessanti. Collaborazioni e volontariato, corsi di italiano e professionali. Insieme a questo, naturalmente tanti problemi, perché le migrazioni e la grande povertà non sono materia semplice, e sarebbe davvero ingenuo pensarlo. Adesso però 40mila persone si troveranno per strada. Tra loro ci sono molte famiglie, e tanti bambini piccoli. Una situazione davvero preoccupante. Una condizione di grande fragilità che rischia di favorire il lavoro nero e potrebbe anche fornire manodopera a buon mercato alla malavita. Più volte in fraternità ci siamo chiesti cosa potevamo "fare", ma ora condividiamo che è assoluta urgenza "dissentire" e "proclamare" che un altro mondo è possibile.
Come cristiani non dovremmo avere alcun dubbio, il Vangelo ci interpella "senza se e senza ma": Gesù e la sua famiglia sono stati profughi, rifugiati in Egitto in cerca di "asilo politico" o forse accolti per "motivi umanitari", ma soprattutto il Vangelo (Mt. 25,35) ci inchioda di fronte alle nostre responsabilità: "...ero forestiero e mi avete ospitato".
Come credenti pensiamo che la fede non sia un cassetto da aprire e chiudere a seconda dei tempi liturgici, un mondo a parte, separato dalla vita quotidiana. Al contrario pensiamo che possa e debba guidare le scelte, anche politiche, che facciamo ogni giorno. Naturalmente siamo consapevoli del fatto che non è sufficiente una semplice presa di posizione, ma che occorre far seguire alle parole azioni concrete.
Vogliamo concludere queste riflessioni con le parole di Don Milani: "Non discuterò qui l'idea di Patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni. Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri. (da "L'obbedienza non è più una virtù" 1965). »
Giovanni Garis, per la fraternità dell'Ordine Francescano Secolare (Ofs) di Pinerolo.
(L'Eco del Chisone 19 dicembre 2018)
Dalla fraternità dell'Ordine Francescano Secolare di Pinerolo
A proposito del Decreto sicurezza che sta suscitando un dibattito e prese di posizione, vorremmo fare come laici francescani alcune considerazioni.
Secondo un approfondimento pubblicato da La Repubblica in data 1° dicembre, le persone interessate dalla manovra sarebbero 40mila. Tutti migranti regolari e con documenti e titolari di protezione umanitaria.
La legge prevede che l'accoglienza negli Sprar (cioè la rete di centri deputati alla seconda accoglienza) sia riservata solo più ai titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati (cioè una piccola parte degli attuali aventi diritto). In realtà però i titolari di protezione umanitaria dovranno lasciare anche le strutture di prima accoglienza (Cara e Cas). Una situazione che ci coinvolge direttamente anche perché centri di questo tipo sono presenti nel territorio pinerolese, e molti di noi hanno avuto modo di incontrare e conoscere qualcuno degli ospiti. Abbiamo sentito raccontare dai diretti interessati storie impressionanti di violenza, ma tante volte sono stati anche incontri belli e carichi di significato. Sono nati progetti interessanti. Collaborazioni e volontariato, corsi di italiano e professionali. Insieme a questo, naturalmente tanti problemi, perché le migrazioni e la grande povertà non sono materia semplice, e sarebbe davvero ingenuo pensarlo. Adesso però 40mila persone si troveranno per strada. Tra loro ci sono molte famiglie, e tanti bambini piccoli. Una situazione davvero preoccupante. Una condizione di grande fragilità che rischia di favorire il lavoro nero e potrebbe anche fornire manodopera a buon mercato alla malavita. Più volte in fraternità ci siamo chiesti cosa potevamo "fare", ma ora condividiamo che è assoluta urgenza "dissentire" e "proclamare" che un altro mondo è possibile.
Come cristiani non dovremmo avere alcun dubbio, il Vangelo ci interpella "senza se e senza ma": Gesù e la sua famiglia sono stati profughi, rifugiati in Egitto in cerca di "asilo politico" o forse accolti per "motivi umanitari", ma soprattutto il Vangelo (Mt. 25,35) ci inchioda di fronte alle nostre responsabilità: "...ero forestiero e mi avete ospitato".
Come credenti pensiamo che la fede non sia un cassetto da aprire e chiudere a seconda dei tempi liturgici, un mondo a parte, separato dalla vita quotidiana. Al contrario pensiamo che possa e debba guidare le scelte, anche politiche, che facciamo ogni giorno. Naturalmente siamo consapevoli del fatto che non è sufficiente una semplice presa di posizione, ma che occorre far seguire alle parole azioni concrete.
Vogliamo concludere queste riflessioni con le parole di Don Milani: "Non discuterò qui l'idea di Patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni. Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri. (da "L'obbedienza non è più una virtù" 1965). »
Giovanni Garis, per la fraternità dell'Ordine Francescano Secolare (Ofs) di Pinerolo.
(L'Eco del Chisone 19 dicembre 2018)