NOI SIAMO CHIESA
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Comunicato stampa
Sugli abusi sessuali del clero siamo alla farsa. Il
Consiglio Episcopale Permanente parla di informazione ed educazione, ma
non discute e non decide su quello che dovrebbe veramente fare. Lo
scandalo continua.
La questione degli abusi è ritornata, come era inevitabile,
all’ordine del giorno del vertice dei vescovi. Sulla questione abbiamo
detto e ridetto da anni cose di buon senso, ampiamente argomentandole.
Ripetiamo quanto abbiamo scritto dopo l’assemblea generale dei vescovi
di novembre. Bisogna - dicevamo - “prendere atto della gravità della
situazione anche in Italia, esprimere un pentimento collettivo per la
prassi diffusa di proteggere il prete pedofilo, organizzare atti
penitenziali importanti, istituire una struttura di indagine per il
passato e di monitoraggio per l’oggi (come fatto da altri
episcopati), modificare le Linee Guida del 2012 (corrette nel 2014) che i
vescovi si erano date, prevedendo l’obbligo di denuncia alla
magistratura del prete pedofilo e l’istituzione di un’autorità
indipendente in ogni diocesi che accolga e ascolti le vittime che poi
dovrebbero essere supportate in ogni modo”.
Nella riunione conclusasi oggi del Consiglio Episcopale, a quanto
risulta dal comunicato ufficiale, non si dice alcunché del proposito di
rivedere le Linee Guida nell’assemblea generale di maggio, come era
stato preannunciato. Si fa marcia indietro? Poi neanche si discute dei
punti urgenti da noi proposti facendoci portavoce dei tanti che soffrono
per questa questione, a partire dalle vittime e dai loro famigliari.
Del passato e del presente non ci si occupa, delle vittime non si dice
una parola. La CEI non è ancora in grado di avere informazioni esatte
sulla dimensione del fenomeno. Invece si sceglie la via di intervenire
solo in materia di prevenzione, informazione e formazione. A questo
scopo si sceglie la via di un “Servizio nazionale per la tutela dei
minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa” di cui si approva il
Regolamento, il cui testo non viene diffuso. Una struttura in più tra
quelle sovrabbondanti della CEI, che avrà tempi lenti per funzionare,
scopi proiettati solo nel lungo periodo e di consulenza e di promozione
di Servizi regionali o interdiocesani con scopi simili al servizio
nazionale. E intanto si prende tempo, si dice che si fa qualcosa e il
problema con la sua urgenza si insabbia, sperando che il passare del
tempo sia una buona medicina. Ma proprio oggi papa Francesco ha detto
che l’incontro di febbraio dei presidenti delle Conferenze Episcopali
deve essere “operativo” e non solo di “studio”. Esattamente il contrario
dell’attitudine dei vescovi.
Pur ammettendo (senza convinzione) che questo servizio possa fare
qualcosa di veramente utile nel futuro, vorremmo sapere chi lo farà
funzionare, chi ne farà parte (per ora si conoscono solo i nomi di tre
religiosi), vorremmo sapere se sarà solo una bella e facile immagine per
tenere buoni Mons. Scicluna e Padre Zollner, se le vittime saranno
ascoltate e se avranno un ruolo, se la cultura maschilista e clericale
sarà predominante, se ci sarà una forte presenza femminile.
Roma, 16 gennaio 2019
NOI SIAMO CHIESA
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