Buon 8 marzo
di Chiara Cosentino
Numerosi sono i temi che possiamo andare a trattare per la festa della donna: si può parlare di cosa significa essere donna; si può parlare del diritto all'aborto; si può parlare della tassa sugli assorbenti e di come, per magia, nascere donna significa nascere con 500 € in meno; si può parlare di quante lotte sono state portate avanti con l'intento di raggiungere la parità di genere; o si può parlare di quanta strada ancora c'è da fare perché sì, nel 2021, non possiamo dichiarare di aver raggiunto l'obiettivo. L'8 marzo è dunque una giornata dedicata alle donne, alle lotte e al denunciare a gran voce la situazione attuale perché ancora oggi, ogni giorno, le donne vengono discriminate in quanto donne. Solo dall'inizio del 2021, sono 11 le donne vittime del femminicidio, che si sono viste rubare la vita non soltanto nell'istante esatto in cui sono state uccise, ma anche prima, quando il mondo intero le ha abbandonate nel silenzio e nella consapevolezza di non essere in grado di poterne uscire vincitrici. Lampante è il caso di Clara che si è pagata il funerale da sola, l'ennesimo esempio che dovrebbe aiutarci a capire che alla base di tutto c'è un vero e proprio problema culturale che dobbiamo vincere.
Il vero ostacolo risiede alla base della società patriarcale in cui viviamo, una società che ci fa vedere la realtà da un solo punto di vista: quello maschile. La donna diventa pari all'uomo solo quando egli non è presente come ad esempio accade durante le guerre, quando la loro presenza si rivela fondamentale per portare avanti il Paese e quando viene loro permesso di ricoprire ruoli che diversamente non vengono considerati adatti. Nonostante non ci siano limiti imposti dalle leggi, è difficile che ad una donna venga dato un riconoscimento sociale così come è più probabile che per un lavoro venga assunto un uomo perché non vi è rischio di gravidanza. L'ideale di donna è infatti, spesso e volentieri, legato alla figura materna, il cosiddetto "angelo del focolare" e inoltre, quando non è legato a questo pensiero, il corpo della donna viene strumentalizzato facendone risaltare solo l'aspetto fisico. Riusciremo mai ad andare oltre a queste facciate? Oltre agli stereotipi? Riusciremo mai a vedere scritto sui giornali titoli come "Margherita Tripodo, primo vigile del fuoco donna della Sicilia" anziché "È bella, è mamma, è tosta: vi presentiamo il primo vigile del fuoco donna della Sicilia"? Una donna non viene mai riconosciuta per le sue competenze, ma perché è madre, è bella, è tosta. Questo è solo un esempio, ma titoli di giornale di questo tipo ne esistono in gran quantità e forse, e sottolineo forse, sono un po' troppi.
Cerchiamo anche di non dimenticare che come alle bambine vengono imposte determinate regole, anche i bambini vengono inseriti in un sistema patriarcale che li istruisce, sin da piccoli, a considerare la bambina come debole, come colei che non è adatta ad arrampicarsi sugli alberi o a giocare con la pista radiocomandata mentre loro, invece, devono comportarsi da "ometti" e si sa, un vero "ometto" non piange mai. Forse, se decidessimo di intervenire sin da subito cercando di non imporre ai nostri figli delle regole inventate lasciandoli così liberi di esprimersi come meglio credono, in futuro loro potrebbero comportarsi allo stesso modo con le persone che li circondano, apprezzando il prossimo senza giudicarlo ed è possibile che si arrivi a vivere in un mondo più sereno.
Finché non riusciremo a cambiare questi ideali, non arriveremo tanto lontano. La violenza e la discriminazione nei confronti delle donne, nasce infatti da questi concetti e da qui noi dobbiamo partire. Insegnate ai vostri bambini che un giocattolo rosa non fa femmina; insegnategli che una gonna corta non significa disponibilità; insegnategli che una donna può essere madre, donna in carriera o nessuna delle due, semplicemente libera di essere ciò che vuole; insegnategli che la parità di genere può esistere e deve esistere soprattutto grazie a loro.
E voi, uomini illuminati, unitevi alla lotta, questa è una strada a doppio senso.
Buon 8 marzo.
(da Insonnia mensile di Racconigi, marzo 2021, pag. 1 e 16 - contatti@insonniaracconigi.it)
di Chiara Cosentino
Numerosi sono i temi che possiamo andare a trattare per la festa della donna: si può parlare di cosa significa essere donna; si può parlare del diritto all'aborto; si può parlare della tassa sugli assorbenti e di come, per magia, nascere donna significa nascere con 500 € in meno; si può parlare di quante lotte sono state portate avanti con l'intento di raggiungere la parità di genere; o si può parlare di quanta strada ancora c'è da fare perché sì, nel 2021, non possiamo dichiarare di aver raggiunto l'obiettivo. L'8 marzo è dunque una giornata dedicata alle donne, alle lotte e al denunciare a gran voce la situazione attuale perché ancora oggi, ogni giorno, le donne vengono discriminate in quanto donne. Solo dall'inizio del 2021, sono 11 le donne vittime del femminicidio, che si sono viste rubare la vita non soltanto nell'istante esatto in cui sono state uccise, ma anche prima, quando il mondo intero le ha abbandonate nel silenzio e nella consapevolezza di non essere in grado di poterne uscire vincitrici. Lampante è il caso di Clara che si è pagata il funerale da sola, l'ennesimo esempio che dovrebbe aiutarci a capire che alla base di tutto c'è un vero e proprio problema culturale che dobbiamo vincere.
Il vero ostacolo risiede alla base della società patriarcale in cui viviamo, una società che ci fa vedere la realtà da un solo punto di vista: quello maschile. La donna diventa pari all'uomo solo quando egli non è presente come ad esempio accade durante le guerre, quando la loro presenza si rivela fondamentale per portare avanti il Paese e quando viene loro permesso di ricoprire ruoli che diversamente non vengono considerati adatti. Nonostante non ci siano limiti imposti dalle leggi, è difficile che ad una donna venga dato un riconoscimento sociale così come è più probabile che per un lavoro venga assunto un uomo perché non vi è rischio di gravidanza. L'ideale di donna è infatti, spesso e volentieri, legato alla figura materna, il cosiddetto "angelo del focolare" e inoltre, quando non è legato a questo pensiero, il corpo della donna viene strumentalizzato facendone risaltare solo l'aspetto fisico. Riusciremo mai ad andare oltre a queste facciate? Oltre agli stereotipi? Riusciremo mai a vedere scritto sui giornali titoli come "Margherita Tripodo, primo vigile del fuoco donna della Sicilia" anziché "È bella, è mamma, è tosta: vi presentiamo il primo vigile del fuoco donna della Sicilia"? Una donna non viene mai riconosciuta per le sue competenze, ma perché è madre, è bella, è tosta. Questo è solo un esempio, ma titoli di giornale di questo tipo ne esistono in gran quantità e forse, e sottolineo forse, sono un po' troppi.
Cerchiamo anche di non dimenticare che come alle bambine vengono imposte determinate regole, anche i bambini vengono inseriti in un sistema patriarcale che li istruisce, sin da piccoli, a considerare la bambina come debole, come colei che non è adatta ad arrampicarsi sugli alberi o a giocare con la pista radiocomandata mentre loro, invece, devono comportarsi da "ometti" e si sa, un vero "ometto" non piange mai. Forse, se decidessimo di intervenire sin da subito cercando di non imporre ai nostri figli delle regole inventate lasciandoli così liberi di esprimersi come meglio credono, in futuro loro potrebbero comportarsi allo stesso modo con le persone che li circondano, apprezzando il prossimo senza giudicarlo ed è possibile che si arrivi a vivere in un mondo più sereno.
Finché non riusciremo a cambiare questi ideali, non arriveremo tanto lontano. La violenza e la discriminazione nei confronti delle donne, nasce infatti da questi concetti e da qui noi dobbiamo partire. Insegnate ai vostri bambini che un giocattolo rosa non fa femmina; insegnategli che una gonna corta non significa disponibilità; insegnategli che una donna può essere madre, donna in carriera o nessuna delle due, semplicemente libera di essere ciò che vuole; insegnategli che la parità di genere può esistere e deve esistere soprattutto grazie a loro.
E voi, uomini illuminati, unitevi alla lotta, questa è una strada a doppio senso.
Buon 8 marzo.
(da Insonnia mensile di Racconigi, marzo 2021, pag. 1 e 16 - contatti@insonniaracconigi.it)