domenica 28 marzo 2021

PACE FISCALE? NO, E' STATO UN VERO E PROPRIO CONDONO: ANCORA UNA VOLTA SONO PREMIATI GLI EVASORI

 Scontro con Lega e 5S sulle cartelle: non si può premiare l’evasione

C’è anche il “partito Draghi” nella coalizione che sostiene il governo. È uscito allo scoperto ieri durante la lunga giornata che ha portato all’approvazione del primo decreto legge dell’esecutivo guidato dall’ex presidente della Bce. Sfidato dal subgoverno giallo-verde (Lega, M5S con l’aggiunta, in questo caso, di Forza Italia) sul terreno scivoloso della cosiddetta pace fiscale è stato costretto ad accettare un compromesso, perché un condono fiscale alla fine ci sarà.

Ridimensionato e alleggerito, diverso da quello pensato dal subgoverno, ma ci sarà. Draghi non l’avrebbe proprio voluto. Lo ha detto con nettezza durante il difficile e teso confronto con gli “alleati” a causa del quale l’inizio della riunione del Consiglio dei ministri è slittato di quasi tre ore e mezzo. Ha accettato perché – lo ha detto - all’interno di una maggioranza così vasta ciascuna forza politica deve poter rappresentare le proprie istanze.

Ma ha spiegato chiaramente che non su può dare il via libera a provvedimenti che suonino come un premio all’evasione. Poi, in conferenza stampa ha ammesso che si tratta di un “condono”, senza ricorrere alla formula ipocrita della pace fiscale cara ai leghisti di Salvini. Ai quali ha spiegato pubblicamente che ci sono «bandiere identitarie» che dovranno essere ammainate.

Messaggio anche al M5S. Ieri ha colpito la determinazione con cui il capodelegazione Stefano Patuanelli, vicino all’ex premier Giuseppe Conte, si è schierato a fianco del ministro leghista Giancarlo Giorgetti. Ciascuno ha marcato un territorio, con il Pd che può intestarsi il pacchetto per la protezione del lavoro presentato da Andrea Orlando.

Al suo esordio, dunque, il “partito Draghi” ha scelto l’accordo di fronte a Lega e 5S che chiedevano un condono senza tetti di reddito (quello approvato vale solo per chi ha un reddito fino a 30 mila euro lordi annui), su cartelle relative al periodo 2000-2015 (ci si è fermati al 2011) e per importi fino a 10 mila euro se non di più (ci si è limitati a 5 mila). Arriverà, poi, la riforma del sistema di riscossione perché è evidente che se l’amministrazione fiscale accumula milioni di cartelle per oltre il 90 per cento inesigibili, vuole dire che funziona davvero male.

Senza una sua base elettorale, il “partito Draghi” ha capito che a leghisti, 5S e forzisti doveva consentire un risultato che appagasse le relative constituency.

Il primo provvedimento di politica economica, del resto, era in gran parte concepito nella fase precedente all’arrivo di Draghi a Palazzo Chigi. Poco spazio, invece, sembra esserci per gli “alleati” nella riscrittura del Recovery Plan che resta – dopo la campagna vaccinale – la partita che il “partito Draghi” non può affatto perdere.

Roberto Mania,20 marzo