LA TESTIMONIANZA PROFETICA DI GESU' DI NAZARETH: FEDELE A DIO FINO ALLA FINE
33. E venuta l'ora sesta, si fecero tenebre per tutto il paese, fino all'ora nona.
34 Ed all'ora nona, Gesù gridò con gran voce: Eloì, Eloì, lamà sabactanì? il che, interpretato, vuol dire: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?35 E alcuni degli astanti, udito ciò, dicevano: Ecco, chiama Elia!
36 E uno di loro corse, e inzuppata d'aceto una spugna, e postala in cima ad una canna, gli diè da bere dicendo: Aspettate, vediamo se Elia viene a trarlo giù.
37 E Gesù, gettato un gran grido, rendé lo spirito.
38 E la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo.
39 E il centurione ch'era quivi presente dirimpetto a Gesù, avendolo veduto spirare a quel modo, disse: Veramente, quest'uomo era Figliuol di Dio!
40 Or v'erano anche delle donne, che guardavan da lontano; fra le quali era Maria Maddalena e Maria madre di Giacomo il piccolo e di Iose, e Salome;
41 le quali, quand'egli era in Galilea, lo seguivano e lo servivano; e molte altre, che eran salite con lui a Gerusalemme.
La liturgia cattolica ufficiale oggi riporta per intero i capitoli 14 e 15 del Vangelo di Marco. E' il racconto della passione e morte di Gesù che dà inizio alla cosiddetta settimana santa.
La riflessione più incisiva e ricorrente che la predicazione cristiana annuncia in questi giorni si concentra su un nucleo teologico così formulato: "Gesù è morto per i nostri peccati".
Il messale cattolico, soltanto nella lingua italiana, introduce parole che non ci sono nei vangeli. Al posto di "dato per voi", viene scritto "il mio corpo offerto in sacrificio per voi".
E' indubbio che nelle Scritture ebraico- cristiane esista una corrente del pensiero sacrificale che, nel trascorrere del tempo, si è imposta fino a diventare quasi l'unica interpretazione della morte di Gesù.
Le altre interpretazioni come "il giusto sofferente", "il profeta assassinato", il maestro di sapienza", "l'annunciatore del regno di Dio imminente", "il Gesù terapeuta"....sono state emarginate e lentamente hanno ceduto il passo alla interpretazione sacrificale della vita e della morte di Gesù
Una bestemmia cristiana
L'idea che la morte di Gesù sia stata voluta da Dio, da un dio da placare, costituisce prima di tutto un falso storico. Infatti Gesù è stato perseguitato e crocifisso come conseguenza delle sue scelte e del suo messaggio. Non lo ribadiamo mai abbastanza perché la vulgata cristiana che la predicazione trasmette, ci comunica continuamente frasari ed immaginari sacrificali di un dio cruento e di un Gesù desideroso di morire come vittima di espiazione per i peccati del mondo: un Gesù totalmente destoricizzato.
Nessun dio sadico è conciliabile con il Dio di cui ci dà testimonianza Gesù. Sarebbe un dio criminale che vendica il male del mondo scatenando la sua ira sul profeta di Nazareth.
Questa teologia sacrificale, completamente contraria alla bontà di Dio, costituisce anche una delle più perfide bestemmie cristiane che, con intollerabile leggerezza e sconcertante monotonia, viene ripetuta giorno dopo giorno, domenica dopo domenica.
Gli studi biblici al riguardo hanno prodotto una messe straordinaria di liberanti riflessioni, ma teologi e predicatori molto spesso continuano la solita cantilena. Così si gioca ad un facile emozionalismo di crocifissi, di piaghe, di spine, di costato trafitto....e, in nome di una infelice traduzione e tradizione, si consolida la tragica idea di un dio che vuole l'espiazione.
Quanto è stata nefasta e falsificatrice questa visione di un Dio che, anziché accoglierci nel Suo amore perdonante e gratuito, esige che noi saldiamo il conto.....
Nel mio libro "L'ultima ruota del carro" del 2001, dedicai un ampio capitolo alla rilettura critica di taluni formulari e titolai quelle pagine: "Morto per i nostri peccati?".
Non espiazione, ma conversione
Dio non ci salva se non gratuitamente, fuori da ogni logica di ragioneria, di vendetta e di contrattualità. Solo Dio, quel Dio che ha salvato Gesù dalla morte, è l'autore della nostra salvezza. Noi facciamo fatica a cogliere questo amore così straordinario, fuori dalle logiche di questo mondo.
E' questo amore che non ci è donato in base ai nostri meriti, che suscita in noi la gioia e la responsabilità di vivere una relazione amorosa con Dio.
Se la catechesi e la predicazione cristiana non hanno il coraggio e l'intelligenza di convertire la propria mentalità e di cambiare radicalmente questo paradigma, questo linguaggio oggi irricevibile e blasfemo, diventa un ostacolo alla scoperta liberante e adulta del messaggio di Gesù.
Una bestemmia cristiana
L'idea che la morte di Gesù sia stata voluta da Dio, da un dio da placare, costituisce prima di tutto un falso storico. Infatti Gesù è stato perseguitato e crocifisso come conseguenza delle sue scelte e del suo messaggio. Non lo ribadiamo mai abbastanza perché la vulgata cristiana che la predicazione trasmette, ci comunica continuamente frasari ed immaginari sacrificali di un dio cruento e di un Gesù desideroso di morire come vittima di espiazione per i peccati del mondo: un Gesù totalmente destoricizzato.
Nessun dio sadico è conciliabile con il Dio di cui ci dà testimonianza Gesù. Sarebbe un dio criminale che vendica il male del mondo scatenando la sua ira sul profeta di Nazareth.
Questa teologia sacrificale, completamente contraria alla bontà di Dio, costituisce anche una delle più perfide bestemmie cristiane che, con intollerabile leggerezza e sconcertante monotonia, viene ripetuta giorno dopo giorno, domenica dopo domenica.
Gli studi biblici al riguardo hanno prodotto una messe straordinaria di liberanti riflessioni, ma teologi e predicatori molto spesso continuano la solita cantilena. Così si gioca ad un facile emozionalismo di crocifissi, di piaghe, di spine, di costato trafitto....e, in nome di una infelice traduzione e tradizione, si consolida la tragica idea di un dio che vuole l'espiazione.
Quanto è stata nefasta e falsificatrice questa visione di un Dio che, anziché accoglierci nel Suo amore perdonante e gratuito, esige che noi saldiamo il conto.....
Nel mio libro "L'ultima ruota del carro" del 2001, dedicai un ampio capitolo alla rilettura critica di taluni formulari e titolai quelle pagine: "Morto per i nostri peccati?".
Non espiazione, ma conversione
Dio non ci salva se non gratuitamente, fuori da ogni logica di ragioneria, di vendetta e di contrattualità. Solo Dio, quel Dio che ha salvato Gesù dalla morte, è l'autore della nostra salvezza. Noi facciamo fatica a cogliere questo amore così straordinario, fuori dalle logiche di questo mondo.
E' questo amore che non ci è donato in base ai nostri meriti, che suscita in noi la gioia e la responsabilità di vivere una relazione amorosa con Dio.
Se la catechesi e la predicazione cristiana non hanno il coraggio e l'intelligenza di convertire la propria mentalità e di cambiare radicalmente questo paradigma, questo linguaggio oggi irricevibile e blasfemo, diventa un ostacolo alla scoperta liberante e adulta del messaggio di Gesù.
La risposta al Dio della violenza
Come possiamo oggi porci davanti alla passione e morte di Gesù?
Questo profeta, innamorato di Dio e della vita, ha saputo e scelto di essere fedele al regno di Dio, al progetto e al sogno di un mondo di giustizia fino al punto di non indietreggiare di fronte alla persecuzione e alla morte. La sua testimonianza non finirà mai di parlarci di giustizia e di coerenza. Da Dio ha attinto la forza di rimanere fedele ai più deboli della terra.
In questo cammino, attraversando momenti di oscurità, di stanchezza, di solitudine si è radicalmente fidato di Dio.
Se sapessimo anche noi, facendo memoria di Gesù di Nazareth, gettare ogni giorno le nostre piccole vite nel solco della solidarietà, imparando ad "esistere al cospetto di Dio", le nostre giornate si riempirebbero d'amore.
La risurrezione che Dio ha operato, dando una vita nuova a Gesù, costituisce la presa di posizione di Dio riguardo al crimine di chi lo ha ucciso. Per questo diciamo nella fede che Gesù è il "vivente" in quanto il Padre ha capovolto la sentenza di morte delle autorità politiche e religiose che hanno condannato Gesù e lo ha accolto nella pienezza della vita.
Questo è il messaggio: Dio sta dalla parte della vita, sempre, ieri come oggi. Quando facciamo complice Dio dell'oppressione o lo dipingiamo con i colori e i tratti dell'angoscia, dell'oppressione o dell'espiazione, operiamo un completo travisamento della vita e del messaggio di Gesù.
Un'annotazione importante
L'evento storico della morte di Gesù ha ricevuto una ulteriore deviazione tragica e falsificante rispetto alla realtà storica. Gli ebrei furono definiti, già negli evangeli, come i responsabili della condanna e della morte di Gesù.
Oggi sappiamo che si tratta di un falso storico. Solo il potere romano poteva emettere sentenze di morte. Così certamente successe per la condanna e per l'esecuzione della pena con la crocifissione. Fu probabile una complicità di alcune autorità religiose del sinedrio, ma la condanna fu emessa ed eseguita dai funzionari del potere romano.
Gli evangelisti, ancora interni al mondo giudaico e in competizione con i discepoli /e del nazareno, cercano di non entrare in conflitto aperto con il potere romano. Per sopravvivere e trovare spazio, spostano le responsabilità sul popolo ebraico.
Una lettura ingenua dei testi e l'ignoranza dei conflitti che attraversavano i vari movimenti religiosi del tempo di Gesù e del secolo successivo, provocò il nascere dell'antigiudaismo che sfociò nel secondo secolo nell'affacciarsi della dottrina del "deicidio". Questo percorso mise profonde radici alla nascita e allo sviluppo dell'antisemitismo che ha sicure radici nel cattolicesimo e che tanti danni e tanta violenza ha prodotto nei secoli. Con l'ebraismo abbiamo cominciato a fare i conti e a metterci in atteggiamento di conversione solo con l'evento della Shoah.
I profeti non hanno mai fortuna e spesso viene strumentalizzata la loro stessa morte