NOMINE E DONNE, MA CHI È IL REGISTA DELLA CHIESA?

Il 23 febbraio, la Conferenza Episcopale tedesca ha nominato segretario generale Beate Gilles, una teologa cinquantenne. Il solito calcio dell'asino verso papa Francesco non ha tardato ad arrivare: "È un affronto a lui», «un segnale forte soprattutto al Vaticano».
Nulla di tutto ciò: le conferenze episcopali cattoliche non godono di alcuna giurisdizione ecclesiastica e il canone 447 del Codice di Diritto Canonico le prevede per esercitare "congiuntamente alcune funzioni pastorali per i fedeli di quel territorio, per promuovere maggiormente il bene che la Chiesa offre agli uomini». Questo, a norma di quel "diritto" che nel canone 381,1 stabilisce che un vescovo, nella sua diocesi, fa cosa crede sia meglio, anche contro le indicazioni della propria conferenza episcopale. La nomina di Gilles dunque non crea nessun problema.
Il 6 febbraio il Papa ha nominato un frate e una suora sottosegretari del Sinodo dei vescovi, ruolo dotato di quella potestà ordinaria, cioè annessa ipso iure all'incarico ecclesiastico, che secondo il canone 129,1, può essere esercitato solo da chi è "insignito dell'Ordine sacro». In effetti, per padre Luis Marín de San Martin, religioso agostiniano, la nomina ha comportato l'elevazione all'episcopato. Suor Nathalie Becquart, nonostante abbia un curriculum da fuoriclasse, superiore a quello del collega, non è stata clericalizzata, ma godrà dello stesso potere. Non è la prima donna sottosegretaria di un dicastero, la differenza con quanto avvenuto sino ad ora è che non è stata pescata dal fondo di questo o quel "movimento ecclesiale": proviene dalla Chiesa di Francia ed ha una vasta preparazione. E preannuncia l'arrivo a Roma di esperienze e prassi in uso nelle Chiese del Nord Europa. Se "un colpo" c'è stato, e quello inferto dal papa ad una certa idea di clericalismo romano di entrambi i generi.
FILIPPO DI GIACOMO