Non oltrepassare il tuo limite
La consapevolezza della destinazione alla morte fonda l'etica dei Greci, che non ha bisogno di precetti e comandamenti, ma solo di una massima: “non oltrepassare il tuo limite”. Per questo la tragedia greca incatena Prometeo che aveva donato la tecnica all'uomo. E alla domanda del Coro che chiede se è più forte la tecnica o le leggi immodificabili che reggono l'ordine della natura, Prometeo risponde: “La Tecnica è di gran lunga più debole della Necessità”. Il riferimento è alla Necessità che governa la natura e la scansione del suo ciclo, che nessun progetto umano può infrangere, e di fronte al quale ogni espediente tecnico incontra il suo limite. La natura resta la norma, e su questa norma gli antichi Greci edificano le loro leggi e le loro morali. È proponibile questa etica ai giorni nostri? Non solo è proponibile ma necessaria, dopo che abbiamo “scatenato” Prometeo (che i Greci avevano incatenato) inseguendo lo sviluppo incontrollato della tecnica, al punto che, come scrive Günther Anders: “Oggi la nostra capacità di fare è enormemente superiore alla nostra capacità di prevedere gli effetti del nostro fare”. Abbiamo così perso anche la virtù iscritta nel nome di Prometeo: “colui che vede in anticipo (pro-metis)” e quindi ci muoviamo a mosca cieca, inseguendo lo sviluppo afinalistico della tecnica che non ha altro scopo se non il proprio potenziamento.
E con la tecnica, l’economia che deve sempre crescere, anche se il PNUD (il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo) ci avverte che noi occidentali siamo poco meno del 20% dell'umanità, e tuttavia per mantenere il nostro livello di vita abbiamo bisogno dell'80% delle risorse della Terra. Con l'emancipazione dei Paesi sottosviluppati può ancora reggere questo sistema? Eppure dobbiamo crescere perché non conosciamo il limite. E per crescere dobbiamo consumare, altrimenti si ferma la produzione. Consumare significa portare al nulla tutte le cose nel tempo più rapido possibile. E se, a differenza degli alimentari, le altre cose non hanno una data di scadenza, ad assegnargliela sono la pubblicità e la moda che rendono inutilizzabili quelle cose che l’anno prima erano di moda.
Abbiamo ridotto la natura a materia prima e non abbiamo un'etica che si faccia carico degli enti di natura, perché le etiche che l'0ccidente finora ha elaborato mirano a garantire la convivenza tra gli umani, trattando come mezzi e non come fini da salvaguardare l'aria, l’acqua, la fauna, la flora, l’atmosfera, la biosfera, che poi sono le condizioni essenziali per la vita umana.
L’oltrepassamento del limite non e il rischio maggiore che corre l'Occidente, ponendo le premesse di una tragedia tale da far impallidire la dimensione tragica dei Greci?
Umberto Galimberti D Donna, 13 marzo