Diversamente Chiesa
ERNESTO BONAIUTI (1881-1946)
Sono trascorsi 92 anni dall'11 febbraio 1929 che vide la Chiesa Cattolica e l'Italia fascista stringere un accordo di potere, la chiesa rinunciando ad una fetta di Vangelo, lo Stato ad una fetta di laicità. Tali sono infatti da considerare I Patti Lateranensi, il Concordato. Oggi in verità li si ricorda molto poco, quasi che la presenza di un papa come Bergoglio, umano ed evangelico, faccia venir meno la necessità di quella battaglia anti-concordataria che ha scritto importanti pagine di storia.
Tuttavia, temi quali il cappellanato militare (i preti con le stellette, incorporati a tutti gli effetti nell'esercito) e la delega ai preti o il placet per l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole dello Stato, non dovrebbero essere abbandonati.
A questo proposito voglio qui ricordare Ernesto Bonaiuti.
IL FATTO
Furono 12 su circa 1500 i professori delle Università italiane che nel 1931 rifiutarono di giurare fedeltà al regime fascista: Ernesto Buonaiuti, Mario Carrara, Gaetano De Sanctis, Giorgio Errera, Giorgio Levi Della Vida, Fabio Luzzatto, Piero Martinetti, Bartolo Nigrisoli, Francesco ed Edoardo Ruffini, Lionello Venturi e Vito Volterra.
Il Vaticano, pur ritenendo abusiva la richiesta di giuramento, avendo stipulato appena due anni prima il Concordato con lo Stato italiano che di fatto superava la "questione romana" postasi nel 1870 con la presa di Porta Pia, non si volle urtare con il regime fascista e consigliò ai professori di area cattolica di giurare con la formula della "riserva mentale" ponendo cioè, nel segreto della propria coscienza, la condizione che avrebbero rispettato il giuramento solo se ciò non li avesse obbligati ad atti contrari alla propria fede.
LA FIGURA
Ernesto Buonaiuti, allievo al Pontificio Seminario Romano di Roma, venne ordinato sacerdote il 19 dicembre 1903. Avendo condiviso moderne impostazioni scientifiche delle discipline religiose fu scomunicato dalla gerarchia vaticana e privato dell'insegnamento nelle università ecclesiastiche. Quando nel 1931 rifiutò di prestare giuramento di fedeltà al regime fascista perse anche la cattedra all'Università di Roma.
Alla caduta del fascismo fu ancora vittima del Concordato che impediva agli scomunicati di accedere a quei ruoli statali che comportassero contatti col pubblico. Mantenne sempre una posizione di dissenso rispetto al Concordato e non fu mai riabilitato dalla chiesa. Alla morte non ottenne la sepoltura ecclesiastica, essendosi rifiutato di ritrattare le proprie posizioni.
Nel 2014 un "Comitato per una migliore conoscenza e per la riabilitazione di Ernesto Buonaiuti", raccolse centinaia di adesioni tra cui quelle di Raniero La Valle, Ettore Masina, Vittorio Bellavite, Luigi Bettazzi, Enrico Payretti, Giovanni Franzoni, Lidia Menapace, Carlo Molari, Giovanni Miccoli, Adriana Valerio, Vito Mancuso, Mina Welby, Frei Betto, Stefano Rodotà.
Nel documento istitutivo era scritto: "Sgradito, come cattolico, ai partiti di sinistra e come scomunicato dai politici di obbedienza vaticana, non fu mai riabilitato ufficialmente, anche se molte delle sue tesi furono riecheggiate nei dibattiti conciliari del Vaticano II e riprese nei documenti ufficiali. […] la sua memoria restò nell'ombra per decenni, dal momento che, pur trattandosi di una figura di testimone eticamente e giuridicamente superiore a ogni motivo di critica, Buonaiuti fu considerato scomodo da tutti i centri di potere, data la sua irriducibile fedeltà alla propria coscienza e alla propria onestà intellettuale e morale, al di sopra di ogni altra considerazione."
(Guido Piovano, Insonnia mensile di Racconigi, marzo 2021, pag. 6 - contatti@insonniaracconigi.it)
