Vaticano, il Papa taglia
Ridotti gli stipendi a vescovi e cardinali
di Paolo Rodari
La Repubblica 25/3
CITTA'
DEL VATICANO — Taglia gli stipendi dei religiosi, ma mantiene
inalterati quelli dei laici.
Papa Francesco, che conosce le difficoltà
di chi deve mantenere una famiglia, mette in campo una revisione delle
spese che tiene conto delle diverse situazioni dei suoi dipendenti.
Con
un Motu proprio dedicato al ridimensionamento delle retribuzioni del
personale della Santa Sede, infatti, al fine di garantire a tutti «un
futuro sostenibile economicamente », riduce proporzionalmente e a tempo
indeterminato gli stipendi dei cardinali (10 per cento), dei capi
dicastero e dei segretari (8 per cento), e di tutti i sacerdoti, i
religiosi e le religiose in servizio (3 per cento).
Mentre tutti i
dipendenti laici, ad eccezione di quelli dal primo al terzo livello,
vedranno bloccato soltanto il proprio scatto di anzianità fino al 2023.
Le
disposizioni, che saranno effettive dal primo aprile, riguardano non
solo il Vaticano ma anche il Vicariato di Roma, i Capitoli delle
Basiliche Papali (Lateranense e Santa Maria Maggiore), la Fabbrica di
San Pietro e la Basilica di San Paolo fuori le mura. È l’effetto della
crisi che con la pandemia ha investito anche la Santa Sede. È la
conseguenza, fra le altre cose, della riduzione di visitatori nei Musei
Vaticani a causa delle chiusure per contrastare il Covid.
Prima del 2020
i turisti erano fra i 6 e i 7 milioni all’anno. E le entrate totali
ammontavano a oltre 150 milioni di euro all’anno (21 euro il prezzo del
biglietto comprensivo dei 4 euro di prevendita). Nel 2020, e così nel
2021, queste cifre si sono quasi del tutto azzerate.
Papa
Francesco, spiega Vatican News , «non vuole licenziare». Ma «le spese
vanno contenute e per questo ha deciso di intervenire “secondo criteri
di proporzionalità e progressività” con dei ritocchi che riguardano
specialmente i chierici, i religiosi e i livelli più alti».
Del resto,
il disavanzo che da tempo caratterizza la Santa Sede ha numeri
importanti. Secondo il budget del 2021, infatti, il deficit è di ben
49,7 milioni di euro, risultante da entrate per 260,4 milioni e uscite
per 310,1 milioni. A causa della chiusura dei Musei, ma anche della
riduzione delle altre attività commerciali, dei servizi e attività
immobiliari, come pure delle donazioni e contributi, i ricavi nel solo
2020 rispetto al 2019 sono diminuiti del 21 per cento (48 milioni).
Recentemente
era stato il gesuita padre Juan Antonio Guerrero Alves, prefetto della
Segreteria per l’Economia che ha ricevuto da Francesco il compito di
governare i cordoni della borsa della Santa Sede in questo tempo molto
difficile, a confermare in una intervista concessa a Vatican News che il
Papa «insiste sul fatto che risparmiare denaro non deve significare
licenziare i dipendenti ».
Bergoglio «è molto sensibile alla situazione
delle famiglie», ha detto. Secondo Guerrero Alves «un momento di sfida
finanziaria non è un momento per arrendersi, per gettare la spugna, non è
un momento per essere “pragmatici”, dimenticando i nostri valori ».
L’attenzione del Papa in particolare per i laici c’è stata fin
dall’inizio del pontificato. Già nel 2014, comunque, aveva provato a
contenere la crisi economica bloccando le assunzioni.