venerdì 2 aprile 2021

IL VATICANO RIDUCE GLI STIPENDI A VESCOVI E CARDINALI

 Vaticano, il Papa taglia

 Ridotti gli stipendi a vescovi e cardinali

di Paolo Rodari

La Repubblica 25/3

CITTA' DEL VATICANO — Taglia gli stipendi dei religiosi, ma mantiene inalterati quelli dei laici. 
Papa Francesco, che conosce le difficoltà di chi deve mantenere una famiglia, mette in campo una revisione delle spese che tiene conto delle diverse situazioni dei suoi dipendenti. 
Con un Motu proprio dedicato al ridimensionamento delle retribuzioni del personale della Santa Sede, infatti, al fine di garantire a tutti «un futuro sostenibile economicamente », riduce proporzionalmente e a tempo indeterminato gli stipendi dei cardinali (10 per cento), dei capi dicastero e dei segretari (8 per cento), e di tutti i sacerdoti, i religiosi e le religiose in servizio (3 per cento). 
Mentre tutti i dipendenti laici, ad eccezione di quelli dal primo al terzo livello, vedranno bloccato soltanto il proprio scatto di anzianità fino al 2023.
Le disposizioni, che saranno effettive dal primo aprile, riguardano non solo il Vaticano ma anche il Vicariato di Roma, i Capitoli delle Basiliche Papali (Lateranense e Santa Maria Maggiore), la Fabbrica di San Pietro e la Basilica di San Paolo fuori le mura. È l’effetto della crisi che con la pandemia ha investito anche la Santa Sede. È la conseguenza, fra le altre cose, della riduzione di visitatori nei Musei Vaticani a causa delle chiusure per contrastare il Covid. 
Prima del 2020 i turisti erano fra i 6 e i 7 milioni all’anno. E le entrate totali ammontavano a oltre 150 milioni di euro all’anno (21 euro il prezzo del biglietto comprensivo dei 4 euro di prevendita). Nel 2020, e così nel 2021, queste cifre si sono quasi del tutto azzerate.
Papa Francesco, spiega Vatican News , «non vuole licenziare». Ma «le spese vanno contenute e per questo ha deciso di intervenire “secondo criteri di proporzionalità e progressività” con dei ritocchi che riguardano specialmente i chierici, i religiosi e i livelli più alti».
Del resto, il disavanzo che da tempo caratterizza la Santa Sede ha numeri importanti. Secondo il budget del 2021, infatti, il deficit è di ben 49,7 milioni di euro, risultante da entrate per 260,4 milioni e uscite per 310,1 milioni. A causa della chiusura dei Musei, ma anche della riduzione delle altre attività commerciali, dei servizi e attività immobiliari, come pure delle donazioni e contributi, i ricavi nel solo 2020 rispetto al 2019 sono diminuiti del 21 per cento (48 milioni).
Recentemente era stato il gesuita padre Juan Antonio Guerrero Alves, prefetto della Segreteria per l’Economia che ha ricevuto da Francesco il compito di governare i cordoni della borsa della Santa Sede in questo tempo molto difficile, a confermare in una intervista concessa a Vatican News che il Papa «insiste sul fatto che risparmiare denaro non deve significare licenziare i dipendenti ». 
Bergoglio «è molto sensibile alla situazione delle famiglie», ha detto. Secondo Guerrero Alves «un momento di sfida finanziaria non è un momento per arrendersi, per gettare la spugna, non è un momento per essere “pragmatici”, dimenticando i nostri valori ». L’attenzione del Papa in particolare per i laici c’è stata fin dall’inizio del pontificato. Già nel 2014, comunque, aveva provato a contenere la crisi economica bloccando le assunzioni.