In mare l’acqua di Fukushima
L’annuncio-shock di Tokyo
1,25 milioni di tonnellate di liquido contaminato verranno sversate nell’Oceano.
Nel settembre 2019 l’ex ministro dell’Ambiente giapponese, Yoshiaki Harada, aveva reso noto che la Tepco, l’operatore che gestisce la centrale di Fukushima, avrebbe valutato l’opzione di scaricare l’acqua contaminata del sito nucleare nell’Oceano Pacifico. A distanza di qualche anno e nonostante il cambio della premiership, ora con Yoshihide Suga, il progetto diventa concreto.
IL GOVERNO GIAPPONESE ha disposto lo scarico nell’Oceano Pacifico di oltre 1,25 milioni di tonnellate di acqua contaminata, conservata in più di mille serbatoi, e utilizzata per raffreddare il combustibile nucleare fuso nel reattore 1 della centrale di Fukushima Daiichi. Secondo il governo centrale, il lavoro inizierà tra circa due anni, mentre l’intero processo dovrebbe richiedere decenni. La conferma ufficiale è arrivata a dieci anni esatti dal disastro di Fukushima del marzo 2011, innescato da un forte terremoto e dal successivo tsunami.
L’amministrazione
Suga ha fatto leva sulle tempistiche previste per l’inizio
dell’operazione, per rassicurare la popolazione giapponese e i
governi dei paesi vicini: il periodo sarebbe sufficiente a garantire
il corretto processo di filtraggio e diluizione dell’acqua
contaminata nel mare. Il governo di Tokyo, che tenta di porre fine
alle critiche sulla portata ambientale della decisione, ha
sottolineato la necessità della misura adottata. La Tepco, infatti,
prevede che entro l’autunno 2022 le cisterne raggiungeranno la
massima capacità consentita di 1,37 milioni di tonnellate, in base
alle 140 tonnellate di acqua contaminata prodotta giornalmente per la
manutenzione della centrale.
Ma prima di essere rilasciata in
mare, l’acqua reflua sarà trattata attraverso un sistema di
purificazione, l’ALPS, che rimuove la maggior parte del materiale
radioattivo ad eccezione del trizio, un isotopo dell’idrogeno
considerato poco pericoloso per l’organismo umano se assorbito in
piccole quantità.
SECONDO
IL PIANO DEL GOVERNO giapponese,
il trizio sarà diluito con una concentrazione pari a 1.500 becquerel
per litro, molto meno rispetto agli standard di sicurezza giapponesi
(60mila Bq/litro) e a quelli previsti dall’Organizzazione mondiale
della sanità (10mila Bq/litro). A promuovere la linea del premier
Suga è l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, che
conferma come il processo per smaltire le acque reflue sia adottato
anche dagli impianti nucleari di tutto il mondo.
Queste
spiegazioni però non tranquillizzano l’opinione pubblica, che da
anni nutre sfiducia verso le misure governative e le azioni
controverse della Tepco.
La decisione conosce la ferma opposizione dei pescatori, che vedono annullati gli sforzi degli ultimi dieci anni per mettere nuovamente in piedi l’industria ittica locale: nonostante i finanziamenti promossi dal governo per garantire la sicurezza del pescato al largo della prefettura di Fukushima, i lavoratori del settore ritengono che ci sarà un irreparabile danno di immagine e un ulteriore calo del fatturato, già ridotto del 20% nell’ultimo decennio. Greenpeace Japan abbraccia le istanze dei pescatori e condanna con forza l’esecutivo guidato dal premier Suga, che «ha nuovamente deluso la gente di Fukushima».
Ma l’annuncio del governo giapponese ha suscitato l’irritazione anche dei paesi vicini, a cominciare da Cina e Corea del Sud. Pechino, preoccupata per la sicurezza pubblica e ambientale, ha definito «estremamente irresponsabile» il Giappone, che non ha consultato gli altri paesi stranieri. E non si escludono azioni che possano incrinare i rapporti diplomatici già compromessi tra Cina e Usa. Il Segretario di Stato Usa, Antony Blinken, non ha fatto mancare il plauso per la trasparenza del governo giapponese nella gestione del caso, mostrando comprensione per il piano adottato da Suga. Ma il portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian ha auspicato l’imparzialità di Washington, «sempre attenta alle tematiche ambientali».
LA COREA DEL SUD, che si oppone fermamente alla scelta di Tokyo, ha convocato l’ambasciatore giapponese Koichi Aiboshi a Seul per presentare una protesta formale, mentre davanti alla sede diplomatica si è tenuta una manifestazione contro il governo di Suga.
Serena Console, Il Manifesto 14 aprile