Vaticano, chiesto l’arresto di Gianluigi Torzi per l’affare del palazzo di Londra
di Massimiliano Coccia
L'Espresso
12 APRILE 2021
Per
il broker molisano l’accusa di false fatturazioni per operazioni
inesistenti e autoriciclaggio. Si tratta di un punto di svolta
nell’inchiesta sugli affari della Segreteria di Stato al tempo di Angelo
Becciu
Questa mattina la Procura di
Roma ha spiccato un mandato di arresto nei confronti del broker
Gianluigi Torzi, nell’ambito dell’inchiesta della Guardia di Finanza
“Broking Bad”.
Torzi al momento si trova a Londra e non risulta
reperibile. Assieme alla misura cautelare per il protagonista della
trattativa finale dell’acquisizione del palazzo di Sloane Avenue a
Londra voluta e sostenuta dall’ex sostituto agli Affari Generali della
Segreteria di Stato, Angelo Becciu, in seguito dimissionato per da Papa
Francesco per peculato, la magistratura ha emesso misure interdettive
nei confronti di Giacomo Capizzi, Alfredo Camalò e Matteo Del Sette, che
risultano essere indagati a vario titolo assieme al broker molisano per
emissione e annotazione di fatture per operazioni inesistenti, nonché,
soltanto il primo, per autoriciclaggio.
L’operazione
è nata dalla richiesta di collaborazione giudiziaria formulata di
promotori di Giustizia vaticana in seguito allo scandalo finanziario
intorno all’acquisizione dell’immobile londinese che ha causato una
voragine di 400 milioni di euro nelle casse della Santa Sede e che si
sta avviando alle battute finali. La gendarmeria vaticana aveva
arrestato Torzi il 5 giugno dello scorso anno e successivamente lo aveva
rimesso in libertà. Nelle quattordici pagine dell’ordinanza di arresto
il giudice ricostruisce in base alle indagini del Nucleo di Polizia
Economico-Finanziaria di Roma delle Fiamme Gialle, il meccanismo che ha
portato un profitto illecito ai danni della Santa Sede di 15 milioni di
euro, soldi avuti dal broker per prestazioni mai realizzate, che
successivamente sono state rinvestite col tramite di due società inglesi
per l’acquisizione di azioni di società quotate in borsa (Mediaset Spa,
Marzocchi Pompe Spa e B.F. Spa) e per ripianare i debiti di altre due
società italiane del broker la Set e la Ladhi srl.
Un
meccanismo di scatole cinesi, false fatturazioni che ha creato una
dinamica estorsiva nei confronti delle casse vaticane che avrebbe
trasformato l’affare del palazzo di Sloane Avenue in una sorta di
bancomat per tutti i soggetti protagonisti della trattativa.
Una
modalità operativa in cui i soldi dell’Obolo di San Pietro avrebbero
foraggiato le più disparate operazioni imprenditoriali senza procurare
nessun benefit monetario al Vaticano ma causando perdite progressive.
Inoltre, vale la pena sottolineare, che la stessa operazione di acquisto
e ricompera delle quote societarie dell’immobile londinese, è avvenuta
in violazione delle norme dello Stato della Città del Vaticano che
delegano in via di totale esclusiva all’Amministrazione del Patrimonio
Apostolico della Sede Apostolica le operazioni immobiliari e quelle
finanziarie allo IOR, modalità totalmente ignorate in prima istanza
dall’ex Sostituto Becciu e successivamente, per via del ricatto
descritto dagli inquirenti, continuate da Mons. Pena Parra che ha
sostituito il presule sardo, che fino all’allontanamento di tutti i
membri dell’ufficio del suo predecessore ha attuato le strategie
consigliate da Monsignor Alberto Perlasca e Fabrizio Tirabassi per
limitare le perdite intorno al palazzo londinese. Strategie che facevano
parte, come abbiamo più volte ricostruito su queste pagine, di un piano
descritto dagli inquirenti di Oltretevere come una strategia volta alla
al saccheggio delle casse della Segreteria di Stato.
I
militari della Guardia di Finanza hanno anche accertato un giro di
false fatturazioni, non collegate all’operazione immobiliare londinese,
realizzato da Torzi assieme a Capizzi e al gruppo di commercialisti di
riferimento del gruppo di imprese italiane ed estere riconducibili al
broker, Camalò e Del Sette che secondo i finanzieri “non avevano nessuna
giustificazione commerciale se non quella di frodare il Fisco”.
La
richiesta di arresto di Gianluigi Torzi segna un punto di svolta
nell’inchiesta vaticana sugli affari della Segreteria di Stato al tempo
di Angelo Becciu, dove si attendono le conclusioni dell’inchiesta. In
caso di rinvio a giudizio si tratterebbe, più che di un processo, di un
passaggio fondamentale nel percorso di riforme economiche volute da Papa
Francesco.