LE PAROLE PER DIRLO
"IL CRISTIANESAIMO NON È LA STORIA DELLA CHIESA, BENSÌ L'AVVENIRE DELL'UMANO"
di DERIO OLIVERO Vescovo di Pinerolo
Oggi sono andato a celebrare a Meano, un paesino in Val Chisone.
Il cielo era limpido, l'aria era ancora gelida. Poco lontano si vedevano cime innevate di fresco. Attorno alla chiesa i segni dell'inondazione di pochi anni fa.
Ho vissuto una Messa curata, con un'assemblea attenta, viva. Dopo l'omelia il parroco ha presentato una ragazzina che sta camminando verso la Prima Comunione. Poi sono ripartito, accompagnato da un sole tiepido e salutato da prati di primule e viole. Tornando si accavallavano in me queste immagini contrastanti: il sole caldo e il vento gelido, la neve fresca e le primule, la primavera e le ferite dell'alluvione, l'Eucarestia che celebriamo da anni e la ragazza che sta attendendo di fare la sua Prima Comunione.
Inverno e primavera, natura che distrugge e terra che fiorisce, passato e futuro. Spesso rischiamo di stare aggrappati al passato, sia a momenti belli che a momenti tristi. Ricordiamo gli eventi belli per non perderli, per farli rivivere, per non dimenticarli. E ricordiamo quelli tristi perché ne portiamo ancora le ferite. Molti dei nostri discorsi sono carichi di passato. Più andiamo avanti negli anni e più parliamo di passato. "Ricordi la volta che siamo andati insieme sul Cornour? Ricordi quando giocavamo nella stessa squadra? Ricordi il primo concerto di Vasco? Oggi è cambiato tutto, ti ricordi ai nostri tempi?”.
Sono discorsi importanti, carichi di vita. Sono discorsi di testimoni di una storia, di uomini e donne che hanno portato avanti la storia. Non smetterei mai di ascoltarli! Perché la storia, anzi la vita vissuta, gli anni vissuti sono "cosa sacra". Ogni vita è il tentativo più o meno riuscito di giocare la propria partita. Ogni vita è il modo “originale” di giocare la partita. Riceviamo dal passato e interpretiamo la nostra partita. Riceviamo e creiamo. Questa è la nostra vita, questa è la storia, la tradizione. Non qualcosa di statico ed immutabile, ma un cammino, un processo, una continua creazione. Ciascuno di noi viene dal passato e si protende verso l'avvenire. Siamo sospesi sull'avvenire, fino all'ultimo giorno della nostra esistenza. Si alternano momenti felici e momenti tristi, periodi creativi e periodi sterili, tempi costruttivi e tempi distruttivi. Ma non si torna indietro. Inverno, primavera, estate, autunno. E si continua. In questa luce mi porto in cuore la ragazzina di Meano: per lei il cristianesimo non sta alle spalle; ma davanti. Sta facendo un cammino per diventare cristiana. Perché il cristianesimo non è la storia della Chiesa, da ripetere, bensì l'avvenire degli uomini e delle donne, in ogni epoca. Il cristianesimo è il sogno di un uomo nuovo e di un'umanità nuova, ancora da costruire. Cristo sta davanti, non dietro. Ci cammina davanti. Essere cristiani è una questione di speranza, non di possesso. È un cammino, non un patrimonio. È un'attesa più che un ricordo, una creazione più che una ripetizione. Oggi, più che mai, essere cristiani è un impegno a credere alla primavera, pur nel pieno inverno della pandemia.
L’Eco del Chisone, 24 marzo