martedì 3 agosto 2021

COME E' DIFFICILE IL CAMMINO VERSO LA LAICITA'

LAICITA VO’ CERCANDO

Federico Tulli

Chissà che fine avrà fatto il ddl Zan quando queste mie righe saranno pubblicate. Il voto in Senato è calendarizzato per il 13 luglio e mentre scrivo non è ancora chiaro se passera la linea del Pd che intende portare in aula il testo originale del disegno di legge contro omotransfobia, oppure quella dell`asse Lega-ltaliaViva che punta sull'eliminazione di alcuni passaggi chiave che di fatto renderebbero inutile la legge proposta dal deputato Pd.

Oggetto del contendere sono tre articoli: il nr 1 sull’identità di genere, il 4 su quello che è stato bollato (senza motivo) come un reato di opinione dalle destre e dalla Santa Sede, e il 7 sulla giornata contro l'omofobia nelle scuole. Il punto d'incontro sembra proprio non esserci. 

E l'epilogo potrebbe essere una sorta di roulette russa dove nel voto segreto si scaricano tensioni politiche e conflittualità che vanno oltre il merito della legge, come ha sottolineato sull’Ansa la notista politica Paola Lo Mele. 

Come siamo arrivati a questo punto? Sembrano molto lontane nel tempo le parole di Mario Draghi all'indomani della nota della segreteria dello Stato Vaticano che nella seconda metà di giugno chiedeva di modificare il provvedimento contro |'omotransfobia (per una “incredibile" coincidenza le criticità evidenziate dal Vaticano sono le stesse che Lega e ltaliaViva chiedono dl ridiscutere). «Il nostro è uno Stato laico, non uno stato confessionale il parlamento è libero cli discutere e di legiferare» aveva detto Draghi sul ddl Zan dall'Aula del Senato come nessun presidente del Consiglio italiano aveva mai fatto prima di lui. Ricorderete che la Santa Sede aveva fatto riferimento all'articolo 2 del Concordato del 1984 per spiegare i propri timori principali. «La criminalizzazione delle condotte discriminatorie per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere» - secondo il Vaticano – «avrebbero l'effetto cli incidere negativamente sulle libertà assicurate alla Chiesa cattolica e ai suoi fedeli dal vigente regime concordatario».

ln pratica con un'entrata a gamba tesa su una legge ancora in discussione, si accusava l’Italia di voler violare l’accordo tutelato dall'articolo 7 della Costituzione. A tal proposito Draghi ha osservato: «Il nostro ordinamento contiene tutte le garanzie che le leggi rispettino sempre i principi costi- tuzionali e gli impegni internazionali, tra cui il concordato con la Chiesa». E già qui per chi vagheggiava laicamente l'ipotesi di una messa in discussione del Concordato ha cominciato a perdere entusiasmo nei confronti di Draghi. Che poi ha calato il carico (pro-Vaticano) citando una sentenza della Corte costituzionale del 1989: «La laicità non è indifferenza dello Stato rispetto al fenomeno religioso, la laicità è rispetto del pluralismo e delle diversità culturali».

Sembrano lontane le parole di Draghi che qualcuno potrebbe aver scambiato per un inno alla laicità e una rivendicazione di autonomia dello Stato dalla Chiesa. Ma in realtà stando alla manfrina politica delle forze di governo lontane non sono. Già perché la citazione della Corte costituzionale può esser letta come l’invito a trovare un compromesso a livello parlamentare per superare lo stallo di una legge definita a destra "pericolosamente divisiva».

Trovare il compromesso possibile per accontentare il Vati- cano, questo intendeva Draghi (pericolosamente divisiva tra laici e non laici, aggiungo io...). E così sembra che andrà. Via gli articoli 1. 4 e 7 con buona pace delle persone che per non far dispiacere alla Santa Sede continueranno a essere discriminate e lese nella loro persona, dignità e diritti. Speriamo di no, speriamo in un sussulto di laicità parlamentare nel segreto dell'urna, ma ancora una volta Benvenuti in Vaticalia.

Adista 24 luglio 2021