sabato 7 agosto 2021

LO SPRECO "BENEDETTO"...

 L’arcivescovo del sacro romano spreco

Filippo Di Giacomo

per il Venerdì di Repubblica 23/7

 Quando nel giugno del 2005 papa Benedetto lo nominò arcivescovo di Cracovia, al suo ingresso in diocesi parteciparono 150 vip romani, politici imprenditori e giornalisti, portati in Polonia con un volo speciale organizzato dall'Opera Romana Pellegrinaggi.

Per anni, dopo il rientro in patria, l'arcivescovo Stanisaw Dziwisz si è recato a Roma ogni mese per una settimana alloggiando nella Dom Polski Jana Pawla II della via Cassia, una ex casa religiosa trasformata in hotel (chissà con quali fondi) e nel cui seminterrato (si favoleggia) dovrebbe trovarsi il portentoso archivio che l'ex segretario-assistente-factotum di Karol Wojtyla si è organizzato durante i tre decenni di permanenza nel palazzo apostolico.

Rispondendo alle insistenti accuse sempre più argomentate che gli vengono rivolte in patria, Stanisaw Dziwisz nega di aver «ricevuto denaro in cambio di partecipazione alle Messe papali, per nascondere atti o fatti destinati all'attenzione del Santo Padre, per favorire persone indegne per qualche perversa logica di baratto».

In altre parole, non è vero che dal backstage dell'epopea wojtylana vendeva il vendibile, dalle visite al Papa alle nomine, alle coperture per comportamenti infami e a favoreggiamento di una certa lobby clericale. Che sia vero o meno verrà stabilito dalla speciale commissione istituita da papa Francesco e presieduta dal cardinale Angelo Bagnasco.

Di questa inchiesta sapevamo che era iniziata in sordina, senza fughe di notizie e senza comunicazioni alla Chiesa polacca. Quando la notizia è stata divulgata, si è però appreso che era stata chiesta al Papa, che l'ha fatta sua, da una parte dell'episcopato polacco. E mentre il cardinale Bagnasco indaga, Francesco "sfronda" il terreno rimandando a casa sette vescovi. Per ora.