venerdì 1 luglio 2022

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CONTRIBUTI AL SINODO

DELLA  CHIESA  CATTOLICA




(continua "Contributo a cura della Comunità di base di via Città di Gap a Pinerolo")

 

Un motivo di riflessione per la Chiesa di oggi consiste nella coerenza dal punto di vista dell'impianto rituale e dottrinale. Non soltanto è necessario, al fine di parlare alle persone del 21° secolo, un ripensamento dei linguaggi liturgici e pastorali, ma anche e soprattutto un confronto serio e rigoroso con le costruzioni dogmatiche che non si ritragga di fronte al dialogo con le scienze storiche e soprattutto davanti alla necessità (all'opportunità!) di renderlo accessibile al pubblico dei fedeli. Non è più immaginabile una Chiesa nella quale convivano degli atteggiamenti contraddittori di fronte a determinate pratiche devozionali che sconfinano con il pagano e con la superstizione, ma che sicuramente attirano le folle; che riempiono i bus dei pellegrinaggi ma non aiutano la riflessione costruttiva sui veri contenuti della fede.

È ormai assolutamente insopportabile sentire parlare di peccato originale durante la celebrazione dei battesimi, ed è gravissimo il persistere della pratica degli esorcismi che danneggiano persone deboli, malate, pericolose per se stesse e alle volte anche per gli altri. In questo modo le famiglie e alcuni medici diventano corresponsabili di eventuali suicidi o atti di violenza nei confronti di altri individui.

Non c'è un grande futuro nel momento in cui non ci si esprime in modo chiaro su questi temi, si incoraggiano forme discutibili di culto perché tanto "non fanno male a nessuno" (ma nemmeno bene) senza invece promuovere nella grande maggioranza dei fedeli una conoscenza delle Scritture e della storia delle religioni che vada al di là del catechismo della prima comunione.

Occorre, inoltre, ripensare seriamente a come presentare i sacramenti dell'iniziazione: possiamo accontentarci che siano semplici riti di passaggio, come ne esistono in tutte le culture, oppure bisogna accompagnarli con una formazione delle famiglie che li richiedono? Vogliamo cristiani e cristiane che lo restino a lungo nel tempo, oppure qualche numero in più nei registri?

Antonella Ippolito e Anna Vallone

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Per dare un contributo al Sinodo occorre parlare di cambiamento radicale.

Parole chiave / concetti guida che mi sembra di individuare per poter fondare una chiesa rinnovata sono: verità, credibilità, coerenza, ascolto, inclusione, studio e preparazione seri.

La Chiesa dovrebbe avere il coraggio della verità e dell'uguaglianza. Il coraggio di perdere tutto per poi ritrovare l'essenziale.

Faccio alcuni esempi di passi imprescindibili e irrinunciabili:

- Denunciare tutti gli abusi senza ricorrere a scappatoie giuridiche.

- Estromettere i preti che hanno commesso abusi, da parte della gerarchia ecclesiastica, senza se e senza ma.

- Ammettere le donne al sacerdozio e alle cariche ecclesiastiche.

- Spiegare con autorevolezza l'uguaglianza degli esseri umani non solo davanti a Dio, ma nella chiesa, mostrandolo nei fatti.

- Eliminare l'obbligo del celibato.

- Considerare la struttura dogmatica con franchezza, con l'intento di liberarsene, esaminando i dogmi con coraggio storico e desiderio di verità uno dopo l'altro.

- Dismettere i riti legati alla cosiddetta fede popolare spiegando con coraggio che non si tratta di fede ma di superstizione (esempi: benedizione della gola, di trattori, animali, cartelle scolastiche, uova di Pasqua ecc.).

- Lo studio approfondito della Bibbia da parte dei presbiteri, con confronto e legame forte con le realtà ecclesiali esistenti e con quelle presenti sul territorio.

 

La Chiesa oggi viene percepita dalle persone che non ne fanno parte ma anche dagli stessi fedeli, come un'entità astratta e "fuori dal mondo".

Più in generale, se si pensa alla Chiesa non si pensa ad un gruppo di persone che si conoscono, che hanno piacere di vedersi, di condividere gioie e sofferenze presentando tutto all'amore di Dio. Si pensa piuttosto ad un ambiente, estraneo ai più, gestito da uomini (i preti, i vescovi, i cardinali) che già nell'abbigliamento si differenziano dalle persone comuni.

L'organizzazione sul territorio ha il suo primo nucleo nelle parrocchie. La loro gestione è svolta dai preti che determinano le linee guida delle comunità. Loro, in prima ed ultima istanza, hanno il potere di scelta e molto spesso il consulto con i laici è pura facciata.

Un aspetto molto grave è che i preti sono lasciati dalla gerarchia ecclesiastica nella loro solitudine, come baluardo ascetico di una struttura maschile granitica e gelida. Questo provoca depressione, esclusione, distanziamento e sofferenza in nome di un celibato che deve essere vissuto come "dono" e che molto spesso è una condanna.

Manuela Brussino


(continua)