Il libro di Esdra
Il libro di Esdra ha una evidente struttura di tipo storico. Descrive una sequenza di eventi collocati tra l'editto di Ciro il Grande re di Persia (538 AC) che stabilisce la ricostruzione del tempio a Gerusalemme, il completamento del tempio sotto Dario II (423-404 AC) e l'invio di Esdra da parte del Re per ristabilire in Israele il culto secondo la legge di Mosè.
La figura di Esdra viene introdotta solo nel settimo dei dieci capitoli del libro. La narrazione passa dalla terza alla prima persona. Il tono narrativo si trasforma in accorata preghiera da parte di Esdra nel capitolo nove, concludendosi nella descrizione dettagliata della risoluzione finale di Esdra (il ripudio delle mogli straniere e dei loro figli) e alla sua applicazione nel capitol finale.
Nonostante questa apparente coerenza interna, la narrazione pone molti problemi di ricostruzione storica, e la sequenza degli eventi non corrisponde alla cronologia attestata dalla storiografia moderna. La fasi della ricostruzione del tempio e i tempi del suo completamento, nella loro descrizione nel libro di Esdra, sono oggetto di discussione tra gli studiosi. Allo stesso modo l'alternanza di passi in aramaico (inclusi i frammenti dei documenti reali) e in ebraico, costituisce un terreno interessante di intenso dibattito scientifico.
Al di là delle tematiche più avanzate della ricerca teologica e filologica, l'insieme del libro dà un quadro di una fase cruciale della storia di Israele, il ritorno dall'esilio a Babilonia, e la difficile ricostruzione a partire da un "resto" (capitolo 9), una piccola comunità preservata da Dio anche nei momenti più difficili della storia di questo popolo. Il libro parte da una costruzione narrativa inizialmente "distaccata" per poi progredire in una descrizione personale, accorata del dramma di Esdra, sacerdote, scriba, uomo di fede, di fronte al tradimento collettivo della Legge mosaica, della promessa fondativa sancita nel Sinai.
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Una brevissima selezione di passi del libro di Esdra
Capitolo 1, 1-4
1 Nell'anno primo di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola che il Signore aveva detto per bocca di Geremia, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia, che fece proclamare per tutto il suo regno, anche per iscritto: 2«Così dice Ciro, re di Persia: «Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. 3Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il suo Dio sia con lui e salga a Gerusalemme, che è in Giuda, e costruisca il tempio del Signore, Dio d'Israele: egli è il Dio che è a Gerusalemme. 4E a ogni superstite da tutti i luoghi dove aveva dimorato come straniero, gli abitanti del luogo forniranno argento e oro, beni e bestiame, con offerte spontanee per il tempio di Dio che è a Gerusalemme»».
Capitolo 9
1 Terminate queste cose, sono venuti da me i preposti per dirmi: «Il popolo d'Israele, i sacerdoti e i leviti non si sono separati dalle popolazioni locali, per quanto riguarda i loro abomini, cioè da Cananei, Ittiti, Perizziti, Gebusei, Ammoniti, Moabiti, Egiziani, Amorrei, 2ma hanno preso in moglie le loro figlie per sé e per i loro figli: così hanno mescolato la stirpe santa con le popolazioni locali, e la mano dei preposti e dei governatori è stata la prima in questa prevaricazione». 3All'udire questa parola, stracciai il mio vestito e il mio mantello, mi strappai i capelli del capo e la barba e mi sedetti costernato. 4Quanti tremavano per i giudizi del Dio d'Israele su questa prevaricazione dei rimpatriati, si radunarono presso di me. Ma io sedevo costernato, fino all'offerta della sera. 5All'offerta della sera mi alzai dal mio stato di prostrazione e, con il vestito e il mantello laceri, caddi in ginocchio e stesi le mani al Signore, mio Dio, e 6dissi:
«Mio Dio, sono confuso, ho vergogna di alzare la faccia verso di te, mio Dio, poiché le nostre iniquità si sono moltiplicate fin sopra la nostra testa; la nostra colpa è grande fino al cielo. 7Dai giorni dei nostri padri fino ad oggi noi siamo stati molto colpevoli, e per le nostre colpe noi, i nostri re, i nostri sacerdoti siamo stati messi in potere di re stranieri, in preda alla spada, alla prigionia, alla rapina, al disonore, come avviene oggi. 8Ma ora, per un po' di tempo, il Signore, nostro Dio, ci ha fatto una grazia: di lasciarci un resto e darci un asilo nel suo luogo santo, e così il nostro Dio ha fatto brillare i nostri occhi e ci ha dato un po' di sollievo nella nostra schiavitù. 9Infatti noi siamo schiavi; ma nella nostra schiavitù il nostro Dio non ci ha abbandonati: ci ha resi graditi ai re di Persia, per conservarci la vita ed erigere il tempio del nostro Dio e restaurare le sue rovine, e darci un riparo in Giuda e a Gerusalemme. 10Ma ora, o nostro Dio, che cosa possiamo dire dopo questo? Infatti abbiamo abbandonato i tuoi comandamenti, 11che tu avevi dato per mezzo dei tuoi servi, i profeti, dicendo: «La terra che voi andate a prendere in eredità è una terra contaminata, a causa delle contaminazioni dei popoli indigeni, e delle loro nefandezze, che l'hanno colmata da un capo all'altro con le loro impurità. 12E allora non dovete dare le vostre figlie ai loro figli, né prendere le loro figlie per i vostri figli; non dovrete mai contribuire alla loro prosperità e al loro benessere, così diventerete forti voi e potrete mangiare i beni della terra e lasciare un'eredità ai vostri figli per sempre». 13Dopo ciò che è venuto su di noi a causa delle nostre cattive azioni e per le nostre grandi mancanze, benché tu, nostro Dio, sia stato indulgente nonostante la nostra colpa e ci abbia dato superstiti come questi, 14potremmo forse noi tornare a violare i tuoi comandamenti e a imparentarci con questi popoli abominevoli? Non ti adireresti contro di noi fino a sterminarci, senza lasciare né resto né superstite? 15Signore, Dio d'Israele, tu sei giusto, poiché ci è stato lasciato un resto, come oggi: eccoci davanti a te con le nostre mancanze, anche se per questo non potremmo reggere davanti a te!».
Capitolo 10, 10-14
10Allora il sacerdote Esdra si levò e disse loro: «Voi avete prevaricato sposando donne straniere: così avete accresciuto le mancanze d'Israele. 11Ma ora rendete lode al Signore, Dio dei vostri padri, e fate la sua volontà, separandovi dalle popolazioni del paese e dalle donne straniere». 12Tutta l'assemblea rispose a gran voce: «Sì! Dobbiamo fare come tu ci hai detto. 13Ma il popolo è numeroso e siamo al tempo delle piogge; non è possibile restare all'aperto. D'altra parte non è lavoro di un giorno o di due, perché siamo in molti ad aver peccato in questa materia. 14I nostri preposti stiano a rappresentare tutta l'assemblea; e tutti quelli delle nostre città che hanno sposato donne straniere vengano in date determinate e con gli anziani della città, ogni città con i suoi giudici, finché non sia allontanata da noi l'ira ardente del nostro Dio, causata da questa situazione».
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Alcune riflessioni sul capitolo 9 (e sul capitolo 10)
Chi siamo realmente? Chi siamo come comunità? In cosa riconosciamo noi stessi?
Esdra è "scelto" dalla vita e dal Re. La sua genealogia (discende dirattamente dalla famiglia di Aronne; capitolo 7) e la sua passione e conoscenza della legge indica che egli possiede tutti i requisiti per svolgere una missione importante, straordinaria. La sua missione è quella di ristabilire la corretta applicazione della Legge a Gerusalemme e in tutta la regione Oltrefiume (cioè al di là del fiume Eufrate). A Esdra è dato il compito di accompagnare e guidare quel "resto"che Dio ha preservato nel momento dell'ira culminata nella distruzione dell'antico tempio e nell'esilio a Babilonia.
Nonostante la sequenza di eventi fortunati che hanno consentito la ricostruzione del tempio sotto la benedizione di Ciro e dei suoi successori, Esdra deve subito fronteggiare una realtà dolorosa e difficile, la "contaminazione" del popolo di Dio, la commistione con le popolazioni vicine, in completa contraddizione rispetto alla Legge e alle raccomandazioni di Mosè.
La soluzione è dolorosa ma inevitabile nel contesto della storia biblica. Il rispetto della legge impone il ripudio delle mogli (donne straniere) e dei figli (i figli nati da loro) nati da questi matrimoni misti. L'esito della vicenda (nel capitolo 10) risulta intollerabile alla nostra sensibilità, ma la lettura di queste pagine può suscitare anche in noi delle riflessioni su temi ancora attuali e ricchi di conseguenze.
Cosa è facile da cogliere per noi nelle parole della preghiera di Esdra?
La preghiera di Esdra prende le mosse dalla constatazione di un "fallimento", il tradimento di una promessa. Si tratta di una promessa fondativa fatta da uomini vissuti secoli prima di Esdra, ma ancora viva nel popolo di Israele grazie alla fede, la fiducia in un futuro di gioia e di realizzazione, un futuro di pace e libertà. In sostanza, Esdra appena arrivato a Gerusalemme si trova a fronteggiare una vera e propria "catastrofe". Eppure non dispera del tutto. Non nasconde la gravità della colpa, ma comunque parla a Dio, ammettendo che questo è ciò che il popolo prescelto è stato capace di fare nonostante il "resto" offerto con generosità da quello stesso Dio che aveva avuto mille ragioni per adirarsi per tanta inaffidabilità e infedeltà. La forza di Esdra è una volta ancora la fede, la fiducia in una nuova possibilità, una nuova esplicita conferma dell'asimmetria tra l'inesauribile amore di Dio e la fragilità del suo popolo.
Questo è il cuore della nostra sfida quotidiana: capire che c'è un enorme "serbatoio" di amore che ci può abbracciare anche dopo avere smarrito la direzione ed esserci "persi" per un po' per strada; capire che non ci sono direzioni precluse, che sentieri a tratti contorti si possono risolvere in percorsi più facili da percorrere e con orizzonti più chiari, e che questo può succedere già alla prossima svolta.
Le sfide che ci pongono la preghiera di Esdra e la sua risoluzione
Non possiamo negare che sia alcune parole di Esdra che la conclusione del libro ci pongono delle vere sfide da cogliere facendo leva sul patrimonio di esperienze maturate nei quasi tremila anni di distanza tra noi e questo testo. Infatti il nostro cammino collettivo ha fatto sedimentare in noi una coscienza e una sensibilità sostanzialmente diverse da quelle del popolo di Israele della Bibbia.
La scelta di Esdra e del popolo di ripudiare le mogli "straniere"e I figli nati da loro è fondata sulla totale, granitica (e necessaria) identificazione tra Dio, Legge e Popolo. Le ragioni storiche si possono rintracciare nella difficile situazione di un popolo sconfitto, disperso ed esiliato che ha una opportunità preziosa offerta dal Re di Persia, e non può perderla, pena la sua dissoluzione e totale scomparsa. Le ragioni religiose e ideali si possono individuare nel rischio di aderire a culti idolatrici e disperdere la fede nel Dio di Israele.
Ai nostri occhi, di persone del ventunesimo secolo, l'adesione inflessibile ad enunciati riferiti a princìpi fondamentali e immodificabili sta sempre più mostrando i sui limiti. Riferirsi a dettami e ideali nascosti dietro le nuvole ha ancora un senso? L'esclusione degli estranei e dei diversi è ancora accettabile? La difesa intransigente della tradizione si può coniugare ad un tempo di costante trasformazione e di crescente consapevolezza del nostro reale ruolo di abitanti del mondo, ospiti della terra nel cosmo?
Come raccogliere la sfida? Per me la sfida si raccoglie avendo fiducia che la strada della comunità di fede in cammino non è segnata, non si dipana secondo un disegno preordinato, ma è la conquista collettiva che nasce dall'incontro di esperienze diverse che si incrociano, si modificano e così crescono. La parola di Dio è manifestazione di un sogno che si costruisce giorno per giorno, passo per passo. Non ci sono sconfitte irreparabili, ma c'è una riserva inesauribile di amore che ci aiuta a rimetterci in piedi attraverso il contributo di altre persone e di incontri inaspettati. In ultima analisi, l'incontro con ciò che è diverso da noi non erode ciò che noi siamo, al contrario ci aiuta a costruire chi diventeremo.