venerdì 19 agosto 2022

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(continua Tolmino Mazzinelli, "I presupposti del peccato originale")

4. Accentuazione sbagliata sulla missione.

Gesù predicò il regno di Dio e la conversione alla giustizia. La conversione che egli richiedeva era un personale e interno cambiamento del cuore e una conseguente trasformazione delle umane relazioni e strutture della società: una conversione dall'egoismo e dall'odio all'altruismo e all'amore. Ma attraverso i secoli e dopo che la Chiesa ebbe il potere, il principale oggetto della missione dei cristiani fu la conversione degli individui e dei popoli alla Chiesa. La cristianità venne centrata sulla Chiesa, non su Gesù, su Dio o sull'uomo. I primi cristiani in realtà intesero la conversione piuttosto in termini di integrità e la salvezza in termini di una radicale trasformazione sociale, come si legge in Atti 2,42-47. Ma, col passare dei secoli, si sviluppò una ecclesiologia che asseriva che Gesù Cristo, il redentore, aveva affidato alla Chiesa  la continuazione della sua missione redentiva sulla terra sino alla fine  dei tempi. In conseguenza la Chiesa accampò il diritto e si sentì obbligata a portare tutti i popoli dentro alla sua comunità di fede. Nello stesso tempo reclamò la suprema autorità spirituale sulla terra, si considerò infallibile come guida in materia di fede e di morale. Il clero della Chiesa  poteva assolvere dai peccati o anche rifiutare di farlo, legando le persone per l'eternità.

Questa prospettiva rese la Chiesa autoritaria e intollerante ed esercitò un potere non solo spirituale, ma anche temporale e politico. Considerando i funesti effetti di questa dottrina del peccato originale, dobbiamo domandarci se questa interpretazione stessa non è il peccato originale della teologia tradizionale cattolica. Una teologia che vuole affrontare la sfida di una società dominata dai maschi e ingiusta, deve ripensare  seriamente i suoi presupposti e le sue conseguenze in teoria e nella vita pratica e spirituale. La Maria della vita reale e anche quella della Scrittura non può essere recuperata senza mettere in questione questo peccato originale della mariologia. E questa è un'importante sfida per la liberazione di Maria.


L'Autore passa qui a discutere i vari dogmi mariani. Non possiamo attardarci sul come e perché nacquero e si svilupparono questi dogmi. Più interessante è forse ascoltare le sue obiezioni:

1. Immacolata Concezione

L'autore, come per ogni dogma, procede problematizzando: come si può pensare che il resto dell'umanità sia macchiato o in peccato nella sua concezione? Egli dice: mentre apprezzo la santità di Maria, non è necessario disprezzare per contrasto il resto dell'umanità. Da un punto di vista femminista, gli speciali privilegi di Maria possono accentuare il deprezzamento del resto dell'umanità, specialmente della donna. Questi privilegi potrebbero provocare una diminuzione di attenzione per i reali problemi della società. E nel contesto delle  multireligiose società asiatiche, essi non presentano alcuna speranza ai popoli di altre religioni. Al contrario, il dogma dell'Immacolata Concezione ha le sue radici nell'interpretazione del peccato originale e richiede perciò un critico ripensamento.

L'umanità di Maria. Se Maria è immacolata nel senso che non ha macchia di peccato o tendenza ad esso, come può meritare alcunché? Come può dirsi virtuosa? Come è lontana dall'essere imitata e seguita! Che donna è questa che non può essere tentata al peccato? Perfino Gesù fu tentato. Questa Maria non ha debolezze, non è fallibile: e in stato di giustizia originale. Questa Maria ha bisogno di essere liberata, per essere veramente umana. Ciò è necessario, per comprendere la sua vita, le sue lotte e le sue angosce. Altrimenti, avremmo una sorta di Maria disidratata, una che non può sentire altra attrattiva se non il bene.

Per rendere grande Maria nella Chiesa, noi l'associarno a queste qualità disumanizzanti. Si dice che essa è madre perfetta, perché non sente nessuna attrazione per la sessualità, cosa che la renderebbe più perfetta della normale condizione umana. Ma ci domandiamo: è meglio per Maria essere immacolata o essere umana come le altre donne? È possibile che Gesù abbia privilegiato sua madre, tanto da renderla non partecipe della condizione umana? È  meglio essere una madre vergine, che una madre ordinaria come tutte le altre? Che male c'è nell'essere madre per la via normale, dal momento che il Creatore ha così voluto? La nascita  verginale non è forse una elaborazione teologica, sviluppatasi in un ambiente in cui la sessualità umana, il corpo umano e le donne erano considerate inferiori o non abbastanza onorevoli per Dio? Naturalmente la maternità è svalorizzata da questo modo di vedere.


(continua)