giovedì 29 settembre 2022

 

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CAPITOLO TERZO

Alcune riflessioni

sui miracoli di Gesù

 

Sono veri i miracoli o no?

 

FRANCA: I miracoli costituiscono per me tutt’altro che un aiuto a credere. Mi sembra che dalla descrizione dei miracoli del Vangelo possa derivare la visione di un Gesù «mago».

FRANCO: Effettivamente troppe volte Gesù ci è stato descritto come «colui che fa miracoli» quasi che i miracoli, nel loro aspetto glorioso, fossero il centro dell'evangelo, della vita e del messaggio di Gesù. La concezione di un Gesù «mago» ancora oggi è troppo presente. Ti dirò di più: penso che la interpretazione dei racconti di miracolo costituisca una delle «croci», uno dei punti caldi, una delle questioni aperte anche tra gli studiosi del Nuovo Testamento.

SERGIO: E che cosa ci dicono questi studiosi?

FRANCO: Anche per loro parecchie cose restano oscure. Guai a pensare che essi abbiano risolto tutti i problemi e sappiano spiegarci tutto. Certo, ci forniscono, anche per quanto riguarda i miracoli, elementi di conoscenza indispensabili. Inoltre tra gli studiosi esistono anche pareri molto diversi. Ci sono, però, alcuni punti sui quali davvero ci possono aiutare.

MARIO: Quali, per esempio?

FRANCO: Per esempio ci mettono in guardia da una lettura ingenua, che consideri la narrazione dei miracoli come la cronaca diretta o la fotografia di un avvenimento, di un fatto.

GRAZIA: Vuoi dire che ciò che viene narrato non è vero,  non è successo o non è successo in quel modo?

FRANCO: Direi che, a volte, c'è un nucleo di verità e poi una cornice, una costruzione letteraria e simbolica, un ingrandimento e, spesso, la creazione di certe aggiunte miracolose e (qualche volta) magiche che erano proprie della cultura e del linguaggio del tempo degli scrittori dei vangeli. Forse qualche volta il racconto è quasi solo una eco  (come dice G. Theissen) dell'agire di Gesù. Probabilmente più spesso i racconti evangelici di miracolo si possono leggere come azioni simboliche provocate dal Gesù storico nelle quali la figura storica di Gesù è intensificata, ingigantita oltre ogni misura. In qualche modo si potrebbe dire che ogni «miracolo» è un caso a sé. Non si può escludere a priori l'ipotesi di una «leggendarizzazione» che ricami su un dato di base o di un puro e semplice aneddoto  miracoloso o di una leggenda, come nel caso della moneta d'argento trovata in bocca al pesce per pagare la tassa per il tempio (Matteo 17, 24-27). Certo è davvero difficile individuare ciò che Gesù ha fatto in ogni singolo caso perché c’è tutta una siepe, un insieme di aggiunte, che rischiano di deviare la nostra comprensione. Per noi è molto difficile renderci conto della mentalità e del linguaggio di allora.

 

 
ANTONIA: Adesso mi sembra già più chiaro, però...

FRANCO: Però... è ancora necessario approfondire un  aspetto. La verità di un «miracolo» non consiste nella fotografia di un gesto di Gesù, ma nella individuazione di un messaggio. Ecco ciò che conta. Bisogna giungere al midollo e spogliare il racconto della corteccia, dei rivestimenti spesso letterari e leggendari, per arrivare al cuore del miracolo.

ENRICA: Ci sono davvero molte diversità tra un racconto  di miracolo e l'altro.

FRANCO: Questo è un elemento che va tenuto presente. Pensa quale ventaglio di letterature va sotto la sigla «romanzo»! Anche i racconti di miracolo riproducono una varietà che non può essere né cancellata, né sminuita, a tal punto che non è del tutto fuori luogo dire che «ogni miracolo è un caso a sé».

 



ENRICA: Quindi le catalogazioni servono, ma solo fino ad un certo punto.

FRANCO: Proprio così. Per esempio sarà bene non dimenticare un genere di racconti tutto particolare, quello che è «costruito» in modo da servire come veicolo per un «detto del Signore». Ci sono nel Nuovo Testamento diversi racconti di miracolo che sono riferiti per offrire una cornice o uno sfondo a un detto di Gesù (esempi: Mc 2, 1-12; 3, 1-6; Lc 13, 10-17; 14, 1-6; 17, 11-16; Mt 8, 5-13).

ENRICA: Ma come si fa ad individuare questi diversi «generi letterari» o queste diverse specie?

FRANCO: Leggendo e rileggendo la Bibbia tante differenze e convergenze si colgono più facilmente. È evidente che qui, oltre all'assiduità biblica che «fa l'orecchio», servono le «introduzioni» e i «commentari». Non è affatto necessario averne un mucchio e leggerne una biblioteca, ma poter disporre di alcuni strumenti essenziali e saperli usare. Gli animatori delle comunità hanno anche il compito di suggerire i libri adatti e di iniziare alla lettura. Questo servizio richiede molta serietà e non può essere trascurato senza un grave danno per tutta la comunità.

ANNA: È vero che tante volte viene ripreso il linguaggio del Vecchio Testamento e ne vengono riportati gli esempi, le immagini, lo stile miracoloso?

FRANCO: Questo è un elemento importantissimo. Faccio un esempio. È impossibile capire che cosa significhi nei vangeli la moltiplicazione dei pani (tra l'altro, sia detto così... di passaggio, la parola «moltiplicazione» è nostra e non figura nel testo biblico) se non ci si riferisce alle pagine dell’Esodo in cui Dio assicura la manna al suo popolo che cammina nel deserto e alle pagine in cui gli inviati di Dio (i profeti) moltiplicano il pane in tempo di ristrettezza per Israele. In Gesù, il definitivo inviato di Dio, non si compiranno queste «meraviglie» di Dio stesso? Ciò che viene detto dei profeti come Eliseo non sarà detto mille volte di più di Gesù?

PIA: E allora che cosa ci può insegnare una pagina come quella che tu citavi della «moltiplicazione» dei pani?

FRANCO: Tantissime lezioni ci dà questa pagina. Gesù è venuto a praticare personalmente, a insegnare a noi e ad inaugurare nel mondo la strada della condivisione. Se ognuno portasse i pochi pani e i pochi pesci di cui dispone... ce ne sarebbe per tutti. La condivisione, e non l'accumulo, sono la via di Dio. Non si tratta necessariamente di pensare ad un Gesù che moltiplica il pane, ma alla sua chiamata che convince i presenti a condividere le loro modeste scorte di viaggio. Dov'è che si manifesta la volontà di Dio? Questa pagina ci fa vedere la realizzazione della volontà di Dio nella «prassi di condivisione». Ecco una possibile chiave di lettura tra le altre. Bultmann, invece, dice che il segno del pane ha «un significato simbolico speciale in quanto presenta la rivelazione come cibo».

LINO: Ce ne sarebbero altre?

FRANCO: Certamente. Esiste una chiave di lettura che ricaviamo ancora dal Vecchio Testamento, precisamente dall’Esodo: quando il popolo povero si mette in viaggio sulla strada della liberazione, Dio cammina con lui e gli dà il «pane del cammino», cioè la forza, la speranza, il coraggio necessario per far fronte alle difficoltà. Altrove, nei libri profetici, Dio inaugura i giorni dell’abbondanza per i poveri e gli affamati attraverso i profeti (1-2 Re).

 

(continua)