mercoledì 28 settembre 2022

BARRIERA DI MILANO

 Barriera di Milano

Il circolo Arci rinasce i giovani lo scoprono e lo usano come scuola
La Repubblica Torino 19/9
«A pensarci ora, che pazzia». 
C’era questo spazio vicino a casa, grande e inutilizzato, mentre loro avevano case mai tranquille per studiare e scrivanie troppo piccole per tutti i libri. Un posto che era stato una storica sezione del Pci.
 « E noi lo abbiamo fatto diventare un’aula studio » , racconta Kenza Kissou, 24 anni, artefice con altri ragazzi del quartiere di quella meravigliosa trasformazione. 
Avevano chiesto il permesso al custode, per carità, ma se all’inizio erano pochi ogni sabato mattina — Kenza, Reda, Alda, Jasmine... — poi hanno iniziato a venire che i fratellini: Badr, Marwa… E anche altre mamme lasciavano i loro bimbi che non erano in grado di seguire nei compiti. 
Con il tempo sono iniziati anche i corsi di lingua araba e inglese, per chi non poteva permettersi lezioni private. E presto i ragazzi sono diventati una cinquantina.« Era un meraviglioso baratto di conoscenze, i grandi aiutavano i più piccoli e ci dividevamo i ruoli: chi era bravo in matematica, chi in storia — continua Kenza — Ma ci siamo trovati anche casi difficili che si sono presentati. Non potevamo più fare da soli » . 
 I figli hanno coinvolto le mamme, che hanno parlato con altre mamme e altri figli. 
Da quella iniziativa spontanea è nata una delle più influenti esperienze che si siano viste negli ultimi anni a Barriera di Milano e che ruota attorno al circolo Arci Antonio Banfo, vetrina d’angolo al civico 0 di via Cervino, affacciata su corso Vercelli.
Un luogo dove i cimeli del vecchio circolo operaio e della guerra di Resistenza convivono oggi «con le serrande dipinte da street artist per offrire una nuova cultura anche a chi ci passa per andare a fare la spesa e non ha mai messo piede in un museo » , è la visione di Rosy Togaci Gaudiano, che ha impresso l’anima artistica al circolo.
« Qui ci sono ragazzi che fanno trap inventando rime davanti ai poster di Gramsci», è la sintesi che fa Francesco Salinas, presidente del Banfo. È stato lui una manciata di anni fa, appena diventato presidente del circolo, a rendersi conto che quei ragazzi auto- organizzati erano un patrimonio da far crescere. 
Salinas ha portato in via Cervino l’aria nuova di alcune associazioni per lavorare su due direttrici, arte ed educazione.Sono stati sostituiti i vecchi tavoloni su cui si era seduto Togliatti, non senza far storcere il naso ai nostalgici, ma sono rimaste appese alle pareti le bandiere partigiane e in bella vista c’è ancora la campana con cui gli operai della Fiat Grandi Motori richiamavano lo sciopero.
Gli ingombranti armadi di ferro sono stati sostituiti da moderne librerie che si sono in fretta riempite dei libri donati dalla famiglia dell’editor dell’Einaudi Lino Anaclerio: testi di politica, filosofia e poesia, incluse rare prime edizioni che hanno trasformato il circolo anche in un punto prestito delle biblioteche cittadine.Dove si tirava tardi organizzando manifestazioni, ora si allestiscono letture di poesie, concerti ed eventi culturali, dal festival noir Dora Nera al Poetrification festival, che richiamano pubblico anche da fuori del quartiere davanti alle opere della Street View Art Gallery. 
E l’impegno dei ragazzi del doposcuola è stato valorizzato con le attività dell’associazione Babelica, animata da Tatjana Giorcelli, che ha dato loro nuovi strumenti e li ha inseriti in attività che non avrebbero mai immaginato prima. 
Come il podcast Berrai Barriera, finanziato dalla Compagnia San Paolo, in cui i ragazzi stravolgono la narrazione del loro quartiere rispetto alle cronache dello spaccio e alle “ bande fluide” di giovanissimi rapinatori cresciuti da quelle parti. Dimostrando che le strade che si possono imboccare a Barriera sono tante e portano in direzioni molto diverse.
Alcuni ragazzi si sono uniti nel collettivo Original Artisti da cui Emma Muscat ha pescato i ballerini per la sua esibizione a Eurovision. Solo per fare un esempio. «Io al Banfo ho iniziato come educatore per il doposcuola, coinvolto da un’amica di mia madre, poi ho continuato con il servizio civile e ora mi sono iscritto a un corso per organizzatore di eventi per perfezionare quello che stavo già facendo, dalla scrittura di progetti per partecipare ai bandi al fundraising » , dice con un entusiasmo incontenibile Reda Herradi, 21 anni.
 «Barriera non è una fiaba, i problemi ci sono ma il circolo è stato un mio rifugio dove potevo dare e avere, anziché restare ferma al parchetto — dice Kenza — Ho fatto la mia scelta e ora faccio mille cose, dalla social media manager per uno stilista ivoriano della scena hip hop all’educativa di strada: non sarebbe mai accaduto se non ci fosse stata quell’esperienza».— f.cr.