Il ritorno dell’Isis che ora si fa largo nell’Africa dei cristiani
Daniele Raineri
La Repubblica 8/9
L’attacco contro la missione cattolica di Nampula, in Mozambico, nel quale è stata uccisa la suora italiana Maria De Coppi, potrebbe essere stato un tentativo da parte dello Stato islamico in Mozambico di tornare a sembrare rilevante e di contare qualcosa nel mondo del jihad.
Lo Stato islamico in Mozambico è una sottodivisione dello Stato islamico, è nato tre anni fa con un annuncio ufficiale e come tutte le altre fazioni sparse nel mondo, dalla Libia all’Afghanistan, fa capo alla leadership centrale che si nasconde in Siria e in Iraq.
Fin dalla
creazione ha un problema di debolezza congenita perché non riesce ad
attrarre un grande numero di reclute. Ha lanciato tuttavia un paio di
operazioni che hanno attirato l’attenzione dei media di tutto il mondo.
Nell’agosto 2020 occupa la città di Mocimboa da Praia sulla costa Nord
del Paese, la tiene per un anno e costringe il colosso francese
dell’energia Total a interrompere le operazioni in quella regione.
Nel
marzo 2021 conquista per pochi giorni Palma, una città da settantamila
abitanti sempre sulla costa Nord e i testimoni raccontano che gli
aggressori sono quasi tutti adolescenti armati.
È in quell’occasione che l’Amministrazione americana designa in via ufficiale la fazione come organizzazione terrorista con il nome di “Isis - Mozambique”.
Il gruppo spende il resto del tempo in raid oltre confine nella vicina Tanzania e in una guerriglia a bassa intensità che si trascina da anni, con picchi di violenza. Nell’autunno del 2019 i contractor russi della compagnia Wagner arrivano in Mozambico con l’idea di insegnare al governo di Maputo come estirpare i guerriglieri, ma perdono in modo cruento un paio di squadre – fonti non ufficiali dicono che i russi siano stati accerchiati e decapitati.
È in quell’occasione che l’Amministrazione americana designa in via ufficiale la fazione come organizzazione terrorista con il nome di “Isis - Mozambique”.
Il gruppo spende il resto del tempo in raid oltre confine nella vicina Tanzania e in una guerriglia a bassa intensità che si trascina da anni, con picchi di violenza. Nell’autunno del 2019 i contractor russi della compagnia Wagner arrivano in Mozambico con l’idea di insegnare al governo di Maputo come estirpare i guerriglieri, ma perdono in modo cruento un paio di squadre – fonti non ufficiali dicono che i russi siano stati accerchiati e decapitati.
La Wagner lascia il Paese. Nel
novembre 2020 i fanatici decapitano cinquanta civili durante un attacco
al villaggio di Muatide, nella stessa regione di Mocimboa da Praia.
Lo Stato islamico in Mozambico – dove i cristiani sono la maggioranza – è la reincarnazione di un precedente gruppo locale, Ahl al Sunnah wa al Jammah, che riunisce alcuni giovani musulmani in lotta contro i predicatori del posto considerati troppo lontani dalle richieste della gente e sostiene la necessità della lotta armata. Cinque anni fa il gruppo decide di affiliarsi allo Stato islamico perché il gruppo globale promette finanziamenti, istruttori e anche risonanza sui media. Invece è arrivato un periodo di declino generale.
A marzo i leader centrali nell’ambito di una riorganizzazione hanno deciso di scorporare il gruppo del Mozambico dal cosiddetto Stato islamico dell’Africa centrale – una delle sottodivisione africane – e di dargli di nuovo un nome autonomo: Wilayat Mozambique, che in arabo vuol dire provincia del Mozambico.
All’inizio dell’estate c’è stata una sequenza di rivendicazioni di attacchi, poi una lunga pausa che gli esperti dicono legata a problemi di comunicazione con il dipartimento media centrale. Adesso l’assalto alla missione comboniana, un bersaglio senza difese che avrebbe attirato l’attenzione dei media.
Lo Stato islamico in Mozambico – dove i cristiani sono la maggioranza – è la reincarnazione di un precedente gruppo locale, Ahl al Sunnah wa al Jammah, che riunisce alcuni giovani musulmani in lotta contro i predicatori del posto considerati troppo lontani dalle richieste della gente e sostiene la necessità della lotta armata. Cinque anni fa il gruppo decide di affiliarsi allo Stato islamico perché il gruppo globale promette finanziamenti, istruttori e anche risonanza sui media. Invece è arrivato un periodo di declino generale.
A marzo i leader centrali nell’ambito di una riorganizzazione hanno deciso di scorporare il gruppo del Mozambico dal cosiddetto Stato islamico dell’Africa centrale – una delle sottodivisione africane – e di dargli di nuovo un nome autonomo: Wilayat Mozambique, che in arabo vuol dire provincia del Mozambico.
All’inizio dell’estate c’è stata una sequenza di rivendicazioni di attacchi, poi una lunga pausa che gli esperti dicono legata a problemi di comunicazione con il dipartimento media centrale. Adesso l’assalto alla missione comboniana, un bersaglio senza difese che avrebbe attirato l’attenzione dei media.